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15 Aprile 2019
15:00

Il film Ohga di Aprile: “Un sogno per domani” e la catena infinita di “passa il favore”

"Un sogno per domani" è un film sulla speranza e sui piccoli gesti. Buone azioni che possono nascere persino da situazioni molto complicate, non per niente è Trevor che ha ideato il meccanismo di "passa il favore": un ragazzino di 12 anni con una madre ex alcolizzata e un padre violento. Insomma, per cambiare il mondo, a volte, bastano davvero partire da sole tre persone.

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Il film Ohga di Aprile: “Un sogno per domani” e la catena infinita di “passa il favore”
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Non serve poi molto per rendere il mondo un posto migliore, nemmeno se sei cresciuto in una situazione tutt'altro che facile. Basta un po' di buona volontà e tre persone giuste a cui indirizzarla. Solo tre. Ma se le moltiplichi per tre e di nuovo per tre, ci vuole poco per arrivino a formare un numero davvero impressionante. Un po' come le catene di Sant'Antonio che arrivano via social network, solo che in questo caso non è sufficiente copiare e incollare il messaggio, sei chiamato a compiere un gesto più concreto.

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Una madre ex alcolizzata, che ora lavora come spogliarellista. Un padre assente e violento. E un insegnante che porta ancora le cicatrici di un trauma che ha subito da piccolo. Il mondo in cui vive Trevor, un ragazzino di 12 anni, non è certo da pubblicità. Ma è proprio in questo buio, che si accenderanno tante piccole lucine. L'idea è semplice: "io faccio un favore a tre persone", spiega il bambino, e questi a loro volta dovranno trovare altri tre destinatari di una buona azione. "Ma deve essere qualcosa di veramente importante", avverte. Così importante che da un sobborgo della periferia di Las Vegas, arriva nelle grandi metropoli degli Stati Unti e l'idea del "passa un favore" diventa un fenomeno nazionale.

Trevor come primo bersaglio sceglie un senzatetto, ma è forse sua madre a prendere la decisione più difficile: riallacciare i rapporti con la propria madre. Non importa però a chi deciderai di dedicare il tuo primo gesto di aiuto, quello che conta è dare il via alla catena e poi il sistema prosegue da solo. Proprio come quando si accende una miccia. Unica avvertenza: in Un sogno per domani non c'è un vero e proprio lieto fine e potrebbe non essere un film indicato per tuo figlio, se troppo piccolo.

Sono Laureata in Lingue e letterature straniere e ho frequentato la Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Mi occupo principalmente di medicina e ricerca, salute, tematiche sociali, ambiente e sostenibilità. Mi piace trovare spazi verdi nelle città e non mi arrendo all’idea che abitare in zone metropolitane significhi per forza maggiore stress, aria inquinata e frutta e verdura senza sapore. Cerco anche, per quanto possibile, di sfatare i falsi miti su cibo e principi nutritivi, perché quelle che ci suggeriscono le mode non sono necessariamente le scelte più salutari che possiamo fare.