Il rifugio Fattoria di Minù, dove non esistono animali di serie B

Una cosa è certa. Tutti gli animali che per qualche ragione si trovano a passare per il rifugio La fattoria di Minù, ricevono un amore incondizionato. Perché per Anna Careddu non esistono animali di serie B e tutti vanno trattati con rispetto. La sua fattoria è una realtà su cui scommettere, perché oltre ad offrire protezione agli animali, promuove laboratori di pet therapy per bambini down e affetti da autismo.
Gaia Cortese 7 febbraio 2020

Il maiale Friscarosa ne è (un po’) la mascotte. Ma qui al rifugio La Fattoria di Minù, immersa nella campagna nuorese, tutti gli animali hanno un nome. Per Anna Careddu, infatti, tutti gli animali sono uguali e prendersi cura di loro è per lei la cosa più naturale che ci sia al mondo. Ecco perché Anna non concepisce che alcuni animali possano essere destinati al macello o destinati a riprodursi solo per interessi commerciali. La fattoria di Minù è il posto giusto per capire che non ci sono animali di serie B.

Come racconteresti, a chi non la conosce, la Fattoria di Minù?

Oggi la Fattoria di Minù è un’associazione di promozione sociale che abbiamo costituito per dare un’identità alla nostra realtà e per provare ad accedere ad eventuali bandi e finanziamenti. Lo scopo del progetto è quello di dare l’opportunità a tutti quegli animali, in genere poco considerati, di essere apprezzati al pari degli animali di compagnia. Voglio dire che come non c’è differenza tra un cane o un gatto, anche negli altri animali si possono trovare le stesse emozioni o lo stesso grado di empatia.

Quello che non concepisco, infatti, è come sia considerato un reato penale il maltrattamento a un cane, mentre macellare i maiali in giovane età sia del tutto normale. È tutto sommato una forma di razzismo. E se non si parte dal presupposto che gli animali sono tutti uguali, si continuerà a sbagliare e il rispetto verso le specie meno considerate non si svilupperà mai.

Quale contributo può dare il tuo rifugio per sviluppare questa consapevolezza?

Queste cose le devi vivere: è inutile che te le spiego, devi viverle. Da un po’ di tempo abbiamo apero il rifugio alle visite giornaliere, ma per chi volesse trascorrere con noi un intero weekend, abbiamo messo a disposizione una roulotte, dove si può trascorrere la notte nel bel mezzo della natura e dedicarsi alle attività delle fattoria di giorno. Ti assicuro che trascorrere anche solo un paio di giorni in una fattoria, ti permette di capire tutto il lavoro e la fatica che ci sono nel gestire il rifugio, dal pulire al dare da mangiare agli animali, fino a costruire delle voliere per gli uccelli o fare manutenzione generale.

Qui organizzi anche attività per bambini affetti da autismo.

Faccio laboratori per ragazzi autistici, così come per bambini normodotati. Il fatto è che dobbiamo formare le nuove generazioni perché il mondo possa cambiare. I bambini hanno già una notevole sensibilità, ma noi possiamo fare qualcosa in più per aiutarli a svilupparla maggiormente. C'è anche un’associazione che lavora con i ragazzi down che partecipano ai laboratori del rifugio, ma l’offerta per la partecipazione è sempre libera, perché non voglio strumentalizzare gli animali in nessuno modo.

Anche la tua famiglia condivide la tua passione per gli animali?

Sono sposata e ho due bimbi rispettivamente di 10 e 12 anni. Sono cresciuti con gli animali, ma in questo momento, passando per la fase della preadolescenza, hanno anche altri interessi. La bambina, per esempio, è stata vegetariana per quattro anni; quest’anno è alle medie e ha iniziato a mangiare carne di nuovo. Lo ha fatto, passami il termine, per "stare nel branco", per poter condividere con le amiche qualche uscita da McDonald. Io sono vegana ma non impongo loro di esserlo, e se per esempio vanno dalla nonna, mangiano liberamente carne. Mi basta che comunque, almeno per quattro anni, abbia fatto una scelta diversa nel rispetto degli animali.

E la tua passione per gli animali da dove nasce?

Devo essere nata così! Fin da quando ero piccola, ho sempre recuperato cani e gatti. In realtà provengo da una famiglia con un padre cacciatore e pertanto devo aver visto tante cose che mi hanno permesso di dire: “Io farò diversamente”. È cosi che ha iniziato a radicarsi l’idea. Qualche anno fa avevamo un appartamento in città, a Nuoro, ma avevamo una serie di limitazioni, come certe regole di condominio per esempio, che vietavano ai bambini di giocare in determinati orari e così via. Abbiamo così deciso di trasferirci in campagna e di sicuro adesso loro hanno meno tv o meno social in testa. Volevo per i bambini una vita diversa. Tutto poi è iniziato da unapecorella trovata in un cassonetto dell’immondizia che ho tentato di salvare: da lì è iniziato tutto il resto.

Quali sono le principali difficoltà che incontri nella gestione del rifugio?

Oltre alle spese economiche, ci sono le emergenze degli animali da gestire, le visite e le cure veterinarie di cui possono avere bisogno. Un’altra cosa che mi pesa è che non si riesce a creare una rete di volontari che comprenda la bontà del progetto e contribuisca in base alle proprie possibilità. Quando è andato in onda il servizio delle Iene, non ho ricevuto grande sostegno: questo dimostra, a mio parere, che la mentalità locale è ancora molto chiusa.

Cosa vorresti per la Fattoria di Minù?

Mi servirebbe del terreno in più per dare maggiore spazio agli animali. Attualmente il Rifugio di Minù ospita: tre asinelle, due cavalli, l’ormai famoso maiale Friscarosa e un maiale vietnamita che si chiama Carletto, quattro capre e cinque pecore adulte a cui si aggiungono due agnelli presi lo scorso dicembre. Ci sono poi tanti volatili che mi sono stati lasciati dal gestore di una fattoria che ha chiuso recentemente la sua attività.

C'è anche un riccio che mi hanno portato qualche settimana fa, una cornacchia a cui hanno tagliato le ali con le forbici e un piccione a cui hanno cosparso il dorso con la colla per topi: adesso è in una voliera, cerco di toglierli la colla di tanto in tanto con l’olio, ma so che questi volatili non amano troppo le manovre di contenimento.

Senza contare che ho anche una trentina di gatti, cinque cani e alcune tartarughe. Insomma, mantenerli tutti è già una bella spesa, quindi la mia speranza è riposta anche nelle donazioni, che spero possano aumentare. Dopo il servizio delle Iene siamo passati da mille a 35mila contatti sulla pagina Facebook in una sola ora, ma non abbiamo ricevuto molte donazioni.

Non ho ancora trovato uno sponsor che creda nelle potenzialità del rifugio Se non lo trovo, il progetto è finito. Non abbiamo neppure trovato un’azienda di mangimi che ci sponsorizzi, a cui comunque potremmo restituire una certa visibilità (la pagina Facebook ha più di 25mila follower). Ci tengo a dire che il mio non vuole essere un business. Finché potrò farlo, mi curerò di questi animali. Pensa che al primo contatto con le Iene, avevo addirittura detto di no. Temevo per i miei animali, che mi portassero via tutto. A causa dèi una cultura sbagliata che non li tutela affatto.