Il tumore del colon-retto: l’importanza della prevenzione

Il tumore del colon-retto è il secondo tumore più comune in Europa e una delle cause più frequenti di mortalità. Negli ultimi anni, la sua mortalità è diminuita grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce che hanno consentito di rilevare i tumori in una fase iniziale e permettere alla chirurgia di essere curativa.
Dott.ssa Roberta Kayed Medico chirurgo
6 febbraio 2020 * ultima modifica il 19/03/2020

Il tumore del colon-retto è uno dei tumori più frequenti nei paesi industrializzati e una delle cause più comuni di mortalità. Fortunatamente negli ultimi anni, grazie al miglioramento della prevenzione, diagnosi e terapia, stiamo assistendo a una diminuzione della mortalità e all’aumento della sopravvivenza.

Cos'è

Il tumore del colon-retto colpisce l’ultima parte dell’intestino, il colon e il retto, e rappresenta il tumore più frequente di tutto il tratto gastro-intestinale. Parliamo di una malattia complessa dal punto di vista delle cause, poiché si sviluppa dall’interazione di più fattori (genetici, ambientali, alimentari e infiammatori).

Per quanto riguarda la prevalenza, quello al colon-retto rappresenta il terzo tumore più frequente di tutti e la seconda causa di mortalità per neoplasia in Europa, con una mortalità più alta nei paesi in via di sviluppo. Colpisce in egual misura gli uomini e le donne, mentre alcune etnie sono più suscettibili di altre nello sviluppare la malattia: gli afroamericani e gli ispanici sembrano più a rischio delle popolazioni caucasiche, mentre quelle asiatiche mostrano un rischio molto basso.

Il tumore è solitamente scoperto intorno a 68 anni, anche se recentemente si sta assistendo a un aumento dei casi prima dei 50 anni. Fortunatamente, l’incidenza e la mortalità della malattia stanno diminuendo negli ultimi anni grazie alla diagnosi precoce e la prevenzione dei fattori di rischio.

Le cause

Il tumore del colon-retto è una malattia multifattoriale: vuol dire che non esiste una singola causa implicata, ma diversi i fattori che giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo e decorso.

Questi fattori s’influenzano a vicenda e aumentano il rischio di sviluppare la neoplasia.

  • Fattori genetici: sono comunemente presenti delle alterazioni nell’espressione di alcuni geni, non solo nelle condizioni ereditarie che aumentano il rischio di sviluppare il tumore (come la poliposi adenomatosa familiare) o nel tumore colo-rettale ereditario non poliposico, ma anche nei tumori sporadici, cioè quelli non legati a componenti ereditarie.
  • Fattori alimentari: un’alimentazione ricca in grassi animali (quindi carne e derivati animali) e povera in fibre vegetali (quindi non solo verdura e frutta, ma anche legumi e cereali integrali) è considerata un fattore di rischio per la carcinogenesi, cioè per lo sviluppo del tumore. In particolare, un alto contenuto di frutta, verdura, legumi e cereali integrali sono protettivi per lo sviluppo della malattia.
  • Fattori ambientali: l’obesità, il fumo, l’assunzione elevata di alcol e la sedentarietà sono altri fattori di rischio per lo sviluppo del tumore.
  • Malattie infiammatorie croniche intestinali (Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa): sono correlate a un rischio aumentato di tumore, soprattutto in presenza di una malattia di lunga durata ed estensione.

I sintomi

I sintomi del tumore del colon-retto sono l’espressione della crescita tumorale. Inizialmente, questa può non dare sintomi o dare manifestazioni poco specifiche; nei casi più avanzati può produrre un’ostruzione intestinale e compromettere altri organi (fegato).

  • Sintomi iniziali (aspecifici): fatica, anoressia, perdita di peso.
  • Anemia: a causa della continua ma piccola perdita di sangue (non visibile a occhio nudo) dovuta alle lesioni della mucosa intestinale.
  • Sanguinamento rettale: quando la perdita di sangue è macroscopica, cioè visibile a occhio nudo.
  • Dolore addominale.
  • Cambiamenti delle abitudini intestinali (alvo): diarrea, stitichezza, alternanza.
  • Ostruzione del lume o perforazione della parete intestinale.
  • Sintomi negli stadi avanzati: massa in addome palpabile (se il tumore ha raggiunto dimensioni considerevoli), epatomegalia (aumento delle dimensioni del fegato) e ascite (raccolta di fluido nella cavità peritoneale),  nei casi di tumore con metastasi al fegato.
  • Sintomi terminali: deperimento delle condizioni generali, forte anemia, insufficienza epatica e compromissione degli organi in cui sono presenti metastasi.

Gli stadi

Il periodo di tempo in cui il tumore procede da una lesione precancerosa precoce alla neoplasia vera e propria è circa 10-20 anni. Il sistema di stadiazione TNM è utilizzato per classificare il tumore in stadi secondo 3 variabili:

  1. T: grandezza del tumore (estensione locale attraverso e oltre la parete intestinale).
  2. N: coinvolgimento dei linfonodi.
  3. M: Presenza di metastasi.

La combinazione delle entità di queste variabili determina i 4 stadi tumorali, dove il numero sta a indicare la progressione della malattia:

  1. Stadio 0
  2. Stadio I
  3. Stadio II
  4. Stadio III
  5. Stadio IV

Nello stadio 0 il tumore è molto piccolo, non sono coinvolti i linfonodi e sono assenti le metastasi. Negli stadi successivi il tumore infiltra progressivamente le cellule circostanti, raggiunge dimensioni più cospicue (stadi I e II), coinvolge i linfonodi (stadio III) e può dare metastasi a distanza (stadio IV).

Screening e diagnosi

Lo screening del tumore del colon-retto (cioè la ricerca dei pazienti con tumore ancora non diagnosticato) dovrebbe iniziare all’età di 50 anni, in base alla presenza o meno dei fattori di rischio (ad esempio una storia familiare di polipi, tumori o malattia infiammatoria cronica intestinale, sospetto di tumore ereditario).

Gli esami utilizzati per lo screening (ricerca del sangue occulto nelle feci e colonscopia) permettono la diagnosi precoce delle lesioni precancerose (che possono diventare maligne) e dei tumori in fase iniziale.

La precocità della diagnosi è quindi indispensabile, poiché:

  • Identifica il tumore prima che esso abbia dato sintomi.
  • Aumenta in maniera considerevole la probabilità che l’intervento chirurgico sia curativo, cioè che eradichi completamente il tumore.
  • Diminuisce fortemente la probabilità che il tumore diventi invasivo.
  • Diminuisce la mortalità del tumore.

La diagnosi è sospettata dal medico in presenza di:

  • Familiarità positiva per tumore (parenti di primo grado affetti da neoplasia intestinale).
  • Sintomi aspecifici e specifici per tumore (come stanchezza, perdita di peso, anemia, sanguinamento).

Gli esami di laboratorio possono essere di aiuto nella diagnosi e mostrare reperti compatibili con la presenza di un tumore del tratto gastro-intestinale, in particolare:

  • Esami ematochimici con conta piastrinica.
  • Esami della funzionalità del fegato.
  • Antigeni tumorali.

La certezza della diagnosi si ha dopo aver eseguito la colonscopia, l’esame che prevede l’inserimento di una sonda ottica (endoscopio) attraverso il retto che viene fatta risalire lungo il colon, e che permette di:

  • Visualizzare le pareti intestinali per valutarne le anomalie anatomiche.
  • Asportare i polipi sospetti.
  • Prelevare dei campioni di tessuto e analizzarli al microscopio (biopsia) per verificare la presenza di cellule tumorali.

Per la stadiazione tumorale si utilizzano diversi esami strumentali (ecografia,TAC, risonanza magnetica, radiografia, PET).

La cura

L’intervento chirurgico è la cura definitiva per il tumore del colon-retto e consiste nell’asportazione della lesione o del tratto di colon o retto coinvolti.

I tipi di intervento sono:

  • Polipectomia: asportazione del polipo neoplastico.
  • Colectomia destra: nei casi in cui il tumore riguardi la prima parte del colon (colon ascendente, colon trasverso).
  • Colectomia sinistra: nei casi di tumore della seconda parte del colon (colon discendente, colon trasverso).
  • Colectomia sigmoidea: nei casi di tumore dell’ultima parte del colon (sigma e retto).
  • Colectomia totale: nei casi di tumore estesi.

Ci possono essere delle situazioni in cui non è possibile eseguire l’intervento chirurgico (stadio IV); in questi casi si scelgono altri trattamenti con lo scopo di eliminare la massa tumorale (crioterapia, termoablazione, chemioterapia, radioterapia e farmaci biologici).

Il decorso e la guarigione

Il concetto di guarigione in oncologia è piuttosto variabile e dipende dal tipo di tumore e dal suo stadio. Generalmente, si conviene sul fatto che, dopo la diagnosi e in seguito alle terapie, cinque anni in assenza di recidiva tumorale sia un periodo oltre il quale ci si può considerare guariti.

È per questo motivo che le stime della sopravvivenza si concentrano sui primi cinque anni dopo la diagnosi. La percentuale di sopravvivenza e la mortalità sono variabili e dipendono dallo stadio della malattia. Per i tumori localizzati, ad esempio, la sopravvivenza è la più alta (circa 89.3%), scendendo man mano che la malattia si estende, con una media di sopravvivenza di circa 64.4%.

Nonostante queste stime, alcuni studi hanno dimostrato che nei casi avanzati, in seguito a resezione chirurgica delle metastasi, alcuni pazienti riescono a sopravvivere a 10 anni.

Fonti| Brouwer NPM, et al. An overview of 25 years of incidence, treatment and outcome of colorectal cancer patients. Int J Cancer. 2018 Dec,143(11),2758-2766Recio-Boiles A. et al, StatPearls Publishing, 2020 ; Medscape

 

Medico-Chirurgo, specializzanda in Psicoterapia, lavora da diversi anni negli ambulatori di Medicina Generale. Insieme alla pratica clinica quotidiana e alla specializzazione, altro…
Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.