Il vaccino contro il Covid-19 sarà davvero la soluzione definitiva? Lo abbiamo chiesto al professor Abrignani

Lo stiamo aspettando per poter finalmente mettere la parola fine a questa pandemia, ma il vaccino ci permetterà davvero di dimenticarci del Coronavirus? Al momento ci sono tre candidati in dirittura di arrivo e da pochi giorni si parla anche di una data ufficiale: gennaio 2021. Ma cosa potrebbe accadere di preciso tra qualche mese?
Giulia Dallagiovanna 19 Novembre 2020
* ultima modifica il 19/11/2020
Intervista al Prof. Sergio Abrignani Professore ordinario di Patologia Generale all'Università degli studi di Milano

"In questo momento è come se fossimo dentro un tunnel. Abbiamo ricevuto un'ottima notizia e vediamo una luce: un vaccino che ponga fine all'epidemia. Ma a marzo non potremo ancora gettare via la mascherina", chiarisce il professor Sergio Abrignani, professore ordinario di Patologia Generale all'Università degli studi di Milano, al quale ci siamo rivolti per rispondere a una domanda fondamentale: il vaccino sarà davvero la soluzione definitiva al Covid-19? E se sì, quando potremo finalmente dimenticarci di misure restrittive e lockdown? "Dovremo convivere ancora un po' con questo virus. Sicuramente, però, lo sconfiggeremo", aggiunge.

Proviamo allora a capire insieme quale sia la situazione in cui ci troviamo oggi. A livello globale il numero dei positivi accertati da quando è iniziata l'epidemia è di oltre 55milioni, e purtroppo le morti ufficiali sono più di un milione e 300mila, alle quali vanno aggiunte tutte quelle che non è stato possibile classificare come decessi per Covid nei mesi in cui gli ospedali erano pieni e un contact tracing capillare era praticamente impossibile. Mascherine, distanziamento sociale e soprattutto chiusure parziali o mirate sono misure sperimentate in quasi tutti i Paesi del mondo.

Fin da subito, però, abbiamo cercato una soluzione, guardando soprattutto in una direzione specifica: il vaccino. Secondo il sito dell'Organizzazione mondiale della sanità, ci sono 11 candidati arrivati alla fase tre della sperimentazione, quella in cui si verificano efficacia e sicurezza su un numero sempre più elevato di volontari. Di tre in particolare si parla sempre più spesso: il farmaco sviluppato da Pfizer in collaborazione con BioN-Tech, quello di AstraZeneca assieme all'Università di Oxford e il prodotto di Moderna con il National Institute of Allergy and Infectious Diseases degli Stati Uniti. Sembrano essere infatti in dirittura di arrivo e da una decina di giorni ci si sbilancia addirittura su una data: gennaio 2021.

"Dovremo capire se il vaccino proteggerà anche dall'infezione o solo dalla malattia"

"È un fatto eccezionale -, ribadisce il professore, – che la sequenza del genoma del virus sia stata distribuita il 7 gennaio 2020 e al 19 novembre stiamo già parlando dell'efficacia di tre candidati. Sono trascorsi solo 10 mesi. Ora però bisognerà capire se proteggano dall'infezione, oltre che dalla malattia". Verificare insomma se il farmaco eviti, oltre che lo sviluppo di una forma grave di Covid-19, anche la replicazione del virus. "Naturalmente, prevenire l'esito mortale è già un ottimo risultato, ma se non si impedisce anche l'infezione si rischia che una persona vaccinata trasmetta il virus a un'altra che non ha ancora ricevuto la somministrazione. E questa potrebbe anche rischiare un ricovero in terapia intensiva – aggiunge. – Non solo, ma andrà individuato il farmaco più semplice da conservare in termini di temperatura (arriveranno anche quelli liofilizzati che potranno essere mantenuti a 4 gradi). Inoltre, dovremo accertarci che la popolazione anziana risponda allo stesso modo rispetto a quella più giovane: sappiamo che proprio gli over65 sono i soggetti che hanno bisogno di maggiore protezione. E infine, quanto tempo duri la copertura vaccinale e quindi ogni quanti mesi o anni dovrà essere ripetuta la somministrazione. Sono tutti dati che raccoglieremo con il tempo, non è possibile rispondere ora".

Anche perché si deve comunque attendere la pubblicazione di studi e dati definitivi sulle riviste scientifiche internazionali, sebbene le notizie diffuse dalle aziende farmaceutiche siano sicuramente da ritenersi affidabili: nessuna di loro rischierebbe di rovinarsi la reputazione con annunci gonfiati da un eccessivo entusiasmo. "Siamo di fronte a un work in progress, un bellissimo work in progess".

Dunque, calma e cautela. La certezza che puoi avere oggi è che arriverà una fine a questa situazione drammatica. Non accadrà però tra un paio di mesi. Una volta che il primo o i primi vaccini verranno approvati e potranno essere utilizzati, servirà del tempo per produrre un numero di dosi adeguato a immunizzare la popolazione non solo italiana, ma di tutto il mondo. O comunque una porzione sufficiente a bloccare la circolazione del Coronavirus. È noto che ci sarà una lista di priorità, ovvero di persone che lo riceveranno per prime: medici e operatori sanitari, forze dell'ordine, anziani e soggetti più a rischio e così via, fino ad arrivare a ciascuno di noi. "Per l'inizio del 2022, potrebbe essere vaccinata la maggior parte della popolazione – afferma Abrignani, – ammesso che tutti accettino di vaccinarsi".

Questo sarà infatti un altro problema da affrontare e il governo dovrà decidere, quando sarà il momento, se imporre l'immunizzazione come obbligatoria oppure limitarsi a raccomandarla, lasciando la libertà di scelta. Insomma la luce c'è, e per fortuna non è nemmeno piccolissima, ma noi siamo ancora metà del tunnel e per adesso tutto quello che possiamo fare è aspettare, con mascherine su naso e bocca e a un metro di distanza l'uno dall'altro.

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