James Wakibia: il ragazzo africano che ha dichiarato guerra alla plastica utilizzando i social network

35 anni, la passione per la fotografia e una grande rabbia nei confronti dell’indifferenza. Sono alcune delle caratteristiche di James Wakibia, il ragazzo kenyota che è riuscito, tramite un’accesa campagna di informazione e sensibilizzazione sull’inquinamento da plastica, a convincere il governo del Kenya a bandire i sacchetti di plastica monouso.
Sara Del Dot 12 marzo 2019

Sentiamo sempre tanto parlare di associazioni e organizzazioni non profit che hanno fatto della lotta all’inquinamento alla plastica un vero e proprio obiettivo, un business sociale finalizzato a coinvolgere sempre più persone in tutto il mondo. Ma a fare la loro parte, nell’impari battaglia a questo problema sempre più pervasivo, sono anche singoli individui, che grazie al loro attivismo e al loro buon esempio finiscono spesso col diventare simboli di un grande progetto di un mondo migliore. È quello che è accaduto a James Wakibia, 35enne del Kenya che tutto aveva in mente tranne che sarebbe diventato un attivista per l’ambiente famoso in tutto il mondo.

Nato a Nakuru, in Kenya, James è diventato attivista per rabbia. Una rabbia provocata dall’indifferenza di cittadini e soprattutto istituzioni nei confronti di un problema che stava letteralmente uccidendo i luoghi che amava. Proprio a Nakuru, infatti, c'era una sorta di discarica totalmente abbandonata, su cui il governo del luogo non aveva alcuna intenzione di mettere mano perché, diceva, non aveva a disposizione altri luoghi in cui scaricare quei detriti.

Così, James cominciò ad agire per conto suo, avviando un’autonoma campagna di sensibilizzazione per mostrare a tutti il danno enorme che tutta quella plastica, soprattutto i sacchetti monouso, stava provocando alla loro terra e al mondo. Ha scritto articoli, lanciato petizioni, condiviso immagini e informazioni sui social network. La sua lotta contro la plastica è diventata con il tempo una vera e propria ossessione.

Nel 2015 ha iniziato una campagna social, usando prevalentemente Twitter. L’hashtag di riferimento era #banplasticsKE e puntava alla riduzione dei rifiuti plastici, in particolare borse e sacchetti. La passione di James per la fotografia lo ha aiutato molto nella sua campagna informativa, perché grazie alle immagini era in grado di mostrare ciò che realmente la plastica stava facendo a quei luoghi. La gente non avrebbe potuto voltarsi dall’altra parte.

Nello stesso anno, supportato da un gruppo di attivisti chiamato In The Streets of Nakuru, presentò una petizione affinché venisse dato un freno all’inquinamento da plastica. Le autorità rifiutarono, ma la gente, intanto, iniziava a parlarne. Così, nel 2017, finalmente la svolta. Il governo Kenyota decise di vietare le borse di plastica monouso, imponendosi come apripista di una svolta ecologista africana.

Ma la lotta di James Wakibia non finisce qui. Il giovane kenyota è ormai divenuto un simbolo della lotta contro l’inquinamento, e prosegue la sua opera di informazione e sensibilizzazione tramite social network sia nei confronti di governi e istituzioni, sia verso imprenditori e aziende che si occupano di produzione di materiali. L’obiettivo è quello di muovere il maggior numero di coscienze possibili per diffondere il suo messaggio e garantire un futuro migliore non solo agli abitanti dell’Africa, ma dell’intero Pianeta.

Il suo messaggio? Supportate le iniziative ambientali, salvaguardate la salute della vostra terra e del vostro popolo.