Jessica Lauser, la campionessa di scacchi non vedente

Ha 41 anni e gioca a scacchi da quando ne ha 7, nonostante una retinopatia le abbia resa quasi del tutto cieca fin dalla nascita. Così si è presa una rivincita contro i bulli e contro tutti quelli che le dicevano che non ce l’avrebbe mai fatta.
Giulia Dallagiovanna 23 Giugno 2021

Per giocare a scacchi non servono né muscoli né fiato. Devi essere in grado di mantenere la mente fredda, avere il cervello allenato e guardare bene l'intera scacchiera. O forse no. Nemmeno quest'ultimo punto sembra essere necessario a Jessica Lauser, una campionessa di 41 anni, cieca dalla nascita. La sua è una rivincita contro i bulli che la prendevano in giro a scuola e contro chi le diceva che non avrebbe mai potuto farcela. Grazie alla sua determinazione, la squadra degli Stati Uniti si è classificata decima alle Olimpiadi per le Persone con Disabilità, guadagnando ben 9 insperate posizioni.

Lause è nata prematura di quattro mesi e proprio a causa delle complicazioni durante il parto, è subentrata una retinopatia che le ha ridotto al minimo le capacità visive. Ma gli scacchi sono sempre stati il suo hobby, fin da quando aveva 7 anni, e la disabilità non l'ha fermata.

"Giocare a scacchi è la cosa più vicino che conosco a un'idea di uguaglianzaha raccontato alla CNN. – Quando il gioco comincia, non ha importanza chi tu sia, quali sono le tue condizioni fisiche, da dove vieni o quanti soldi hai. Da entrambi i lati si hanno le stesse armi".

"Gli scacchi sono la cosa più vicina che conosco all'idea di uguaglianza: entrambi i giocatori hanno le stesse armi"

Ma come riesce a portare avanti la partita? A capire quali pedine muovere e dove sono posizionate quelle del suo avversario? Per lei, la scacchiera appare come un qualcosa di confuso e dai confini distorti: è in grado di capire se un quadrante è occupato oppure no, ma non da quale pezzo. Così, ricorre al tatto e se nemmeno questo è sufficiente, esclama ad alta voce: "Identificare", in modo che qualcuno possa dirgli se si tratta di un alfiere o della regina, ad esempio.

E si arriva quindi a ottobre 2020, quando Lauser entra a far parte di un team composto da 5 persone per competere alle Olimpiadi per Persone con Disabilità, che lo scorso inverno si sono tenute online. Era la prima volta che una delegazione degli Stati Uniti prendeva parte a questa gara e il coach aveva già messo in chiaro di non aspettarsi nulla: c'erano squadre ben più preparate e allenate davanti a loro. Sessanta team da 44 Paesi, con Russia e Brasile come favoriti e gli USA solo al 19esimo posto. Con grande sorpresa, Lauser è riuscita a guidare il suo gruppo fino alla top ten, classificandosi proprio decimi.

"Ho letto tante volte e mi è anche stato detto, che se non diventi un maestro entro una certa età, non lo diventerai mai. Ma io non percorro la stessa strada delle altre persone".