Kamala Harris, una donna in prima linea per il clima. Il ritratto green della vicepresidente degli Stati Uniti

Prima donna vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Kamala Harris ha alle spalle un percorso solido e una carriera brillante. Oggi, tra le sue priorità c’è anche la questione climatica.
Sara Del Dot 20 Gennaio 2021

Neoeletta vicepresidente degli Stati Uniti d’America per l’amministrazione Biden, Kamala Harris è un’autentica boccata d’aria fresca per la politica verde americana. Prima vicepresidente donna nella storia del Paese, già senatrice e procuratrice della California con un solido background politico e legale, la voglia di portare un vero cambiamento sia nelle persone che sul Pianeta.

Per gli ambientalisti americani, e per quelli del mondo intero, Kamala Harris incarna la rappresentazione di una politica che corre in direzione ostinata e contraria rispetto alla precedente, anche e soprattutto per quanto riguarda i temi ambientali, che quest’anno più che mai hanno rappresentato e rappresentano una priorità per una larga fetta di cittadini ed elettori.

Chi è Kamala Harris

Kamala nasce a Oakland 56 anni fa, da una mamma scienziata di origini indiane Tamil e padre economista di origini giamaicane. Il percorso di sua madre, ricercatrice e autrice di studi per la cura del cancro al seno e attivista per i diritti umani, atipico per una donna indiana, segna profondamente la strada delle figlie Maya e Kamala, che crescono con la voglia di fare davvero la differenza.

Come racconta nel suo libro, “The Truths we hold”, infatti, dopo il divorzio dei suoi genitori, avvenuto quando Kamala aveva 7 anni, la madre decide che le sue figlie cresceranno come “donne di colore degli Stati Uniti”, fiere della loro identità e delle loro origini, con la possibilità di realizzarsi senza ostacoli né barriere. Infatti Kamala studia alla Howard University e all’Hasting College of the Law di San Francisco. Dopo gli studi ricoprirà il ruolo di procuratore distrettuale alla contea di Alameda, California, poi di procuratrice generale dello Stato della California e successivamente diventerà senatrice della California. Kamala diventerà la prima donna di colore candidata alla presidenza Usa e successivamente la prima donna, donna di colore, indiana americana e asiatica americana a ottenere la vicepresidenza americana.

L’ambiente, da sempre una priorità

Il percorso di giustizia ambientale di Kamala Harris non inizia certo ora. Già 15 anni fa, infatti, mentre ricopriva la carica di procuratore distrettuale, aveva creato un’unità di giustizia ambientale per affrontare esclusivamente i reati di questo genere. La visione estremamente evoluta di Kamala, infatti, l’ha portata a riconoscere i crimini ambientali per quello che sono realmente, ovvero crimini contro le fasce più fragili e meno abbienti della popolazione. Una visione reale che tuttavia le amministrazioni fanno ancora fatica a fare propria.

Ma Kamala Harris ha agito in modo ancora più grande, citando in giudizio nel 2019 alcune compagnie petrolifere che avevano violato la legislazione ambientale e raggiungendo un accordo da 73 milioni di dollari con Volkswagen per lo Stato della California dopo lo scandalo sulle emissioni diesel.

Ha poi collaborato con Alexandria Ocasio-Cortez nell’ideazione del Climate Equity Act, una legge che punta a una più equa gestione delle politiche ambientali anche in relazione al supporto alle comunità e fasce di popolazione più svantaggiate. Ma non solo. Kamala ha firmato e promosso diversi altri atti legislativi a favore del clima e della natura, come anche l’Arctic National Wildlife Refuge Act, il Green New Deal, il Coast Anti-Drilling Act, l’Environmental Justice for All Act, lo Stop Arctic Ocean Drilling Act.

Un futuro verde per l’America

Già durante la campagna per ottenere la nomination democratica, Kamala Harris aveva promosso un piano articolato da 10 trilioni di dollari per per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2045 attraverso una transizione che avrebbe dovuto investire soprattutto i settori di trasporti ed energia.

Una delle prime cose che farà l’amministrazione Biden-Harris sarà rientrare negli accordi di Parigi da cui Trump aveva prelevato gli Stati Uniti, rimettendo il Paese in linea con gli altri nella lotta al climate change, anzi, cercando di renderlo un’eccellenza in questo.

In questo panorama si inserisce anche la lotta alla pratica del fracking. Kamala Harris infatti si è posta dichiaratamente contro questa modalità di estrazione del petrolio (e quindi a favore della sua eliminazione), che implica l’utilizzo della forza idrica per creare fratture in un terreno ed estrarne le risorse. Tuttavia nel corso di un’intervista ha dovuto sottolineare che l’amministrazione Biden-Harris non bannerà questa pratica, fonte di guadagno e lavoro per migliaia di americani, ma si impegnerà a proporre soluzioni alternative che aiutino a ridurre l’utilizzo di fonti fossili mantenendo i posti di lavoro e creando nuove risorse dalle fonti di energia alternativa e pulita. Perché, come ha sottolineato, la temperatura deve essere abbassata e i cittadini americani hanno bisogno di acqua e aria più pulite.