Ken Saro-Wiwa: una vita in difesa del suo popolo e della sua terra dai giganti del petrolio

Qualche giorno fa era l’anniversario della sua morte. Una morte avvenuta sulla base di accuse infondate e di un processo che è stato definito “farsa”. Ken Saro-Wiwa è stato un attivista, scrittore, drammaturgo e uomo politico, che ha sacrificato la propria vita nel nome del suo popolo e del diritto alla sua terra, su cui le multinazionali del petrolio volevano mettere le mani.
Sara Del Dot 20 Novembre 2020

È stato giustiziato, impiccato senza aver avuto un vero processo, con la sola colpa di aver voluto difendere i diritti della sua gente e della sua casa. Ken Saro-Wiwa, nigeriano, era uno scrittore, poeta, drammaturgo, ambientalista, e tutte queste cose insieme e ancora tanto altro. Soprattutto, è stato un uomo che ha sacrificato la propria vita per la difesa del suo popolo e della sua terra dallo sfruttamento e dal sopruso. Una terra, quella Ogoniland sul Delta del Niger, ricchissima di risorse che facevano gola a molti. E diverse compagnie petrolifere tra cui la Shell, volevano metterci sopra le mani.

Nato nel 1941, Ken Saro-Wiwa si occupò per molti anni di letteratura e drammaturgia, ma anche di alcuni programmi televisivi. Parallelamente condusse una vita pubblica molto attiva che lo portò ben presto in contrasto con lo stesso Governo nigeriano. Ciò che lo rese un personaggio “scomodo”, infatti, fu la stesura di pamphlets che denunciavano i soprusi subiti dalla sua terra a causa delle compagnie petrolifere e delle persecuzioni vissute dal suo popolo, il gruppo etnico Ogoni, da parte del Governo e delle stesse multinazionali del petrolio.

A difesa della propria gente, nel 1990 Ken fondò il Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni, caratterizzato da un atteggiamento di non violenza, che balzò agli onori della cronaca in seguito a una manifestazione organizzata cui parteciparono circa 300mila persone che arrivarono a mandare via i lavoratori della Shell impegnati nei cantieri.

Da quel momento, fu guerra aperta. Il governo nigeriano concesse alle multinazionali di occupare i terreni senza dare un corrispettivo alle popolazioni che li abitavano e senza obbligarle a controllare e arginare gli effetti delle loro attività sugli ecosistemi, effetti che danneggiarono irreparabilmente tutti i mezzi di sussistenza della popolazione, come allevamento agricoltura e risorse idriche.

Nel 1994, Ken Saro-Wiwa fu arrestato e condannato a morte assieme ad altri 8 membri del Movimento sulla base di alcune testimonianze poi risultate falsificate. L’esecuzione fu effettuata nel novembre del 1995 al termine di un processo farsa contro cui la società civile e diverse organizzazioni come Amnesty International protestarono fermamente.

Anche la Shell fu considerata colpevole dell’omicidio dell’attivista e dopo essere stata citata in giudizio dal Centre for Constitutional Rights lasciò il territorio dell’Ogoniland ed elargì un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari alla famiglia, dichiarandosi però sempre innocente rispetto all’esecuzione di Ken Saro-Wiwa.

Nel 2019, però, il processo fu ripreso grazie alle mogli di alcuni degli attivisti uccisi, sostenute anche da Amnesty International, postesi come portavoce di una battaglia in cui vogliono provare il coinvolgimento della multinazionale della morte dei loro mariti e degli altri attivisti uccisi, oltre che in altro genere di soprusi perpetrati nella loro terra.