La giustizia climatica ha un’eroina, e si chiama Mia Mottley

La premier delle Barbados Mia Amor Mottley che cita Bob Marley e Nelson Mandela ha tenuto un illuminante discorso sulla giustizia climatica durante la COP27, mettendo i Paesi più ricchi di fronte alle proprie responsabilità nei confronti delle nazioni più povere, che dopo aver pagato per il benessere occidentale rischiano ora di produrre sempre più rifugiati climatici.
Sara Polotti 11 Novembre 2022

"L'impostazione dei discorsi pronunciati finora da questo palco è chiara. Non serve che io ripeta che abbiamo il potere della scelta. L'hanno già fatto tutti gli speaker prima di me. Non serve che ripeta l'orrore e la devastazione che hanno colpito la Terra nel corso dei dodici mesi che sono passati da quando ci siamo incontrati a Glasgow. Ciò che dobbiamo fare è cercare di capire perché, perché non si stia facendo alcun passo avanti".

Mia Mottley, prima ministra di Barbados, è la figura che negli ultimi giorni sta finalmente facendo parlare di giustizia climatica in termini concreti, semplici e diretti.

Il suo discorso alla COP27 è partito così, sbattendo in faccia agli altri leader la realtà dei fatti e la banalità delle scelte che d'ora in avanti è necessario compiere, senza più "se" e senza più "ma". "Abbiamo la capacità collettiva di trasformare": questo il riassunto del suo pensiero.

Per sottolineare l'importanza della cooperazione tra nazioni Mottley ha portato, proprio in Egitto, una metafora egiziana, dal momento che ad ospitare la ventisettesima Conference of the Parties contro il cambiamento climatico è stata Sharm El Sheikh. "Ci troviamo nella terra che ha costruito le Piramidi, sappiamo cosa fare per rimuovere la schiavitù dalla civiltà, sappiamo come sviluppare un vaccino in due anni quando una pandemia colpisce il mondo. Ma la semplice volontà politica necessaria non solo per venire qui a fare promesse, ma per mantenerle e per fare la differenza nella vita delle persone che dobbiamo servire con responsabilità, quella sembra ancora latitare".

Nata nel 1957 e leader del partito laburista del suo Paese, Mottley è prima ministra dello Stato di Barbados dal 2018 (dopo la rielezione nel 2022) e già nel 2021 partecipò alla COP. Anche a Glasgow il suo intervento non passò inosservato, dal momento che mise davanti agli occhi dei leader mondiali il rischio concreto dell'innalzamento dei mari e le sue reali conseguenze.

Questa volta il suo discorso ha riguardato prima di tutto il ruolo dei Paesi capitalisti nei confronti del cambiamento climatico. Secondo Mottley, prosperità e benessere sono stati possibili solo a discapito dei Paesi più poveri, che ora saranno costretti a pagare nuovamente pegno diventando vittime di un cambiamento climatico di cui non hanno colpa. Gli eventi atmosferici estremi che i paesi meno abbienti stanno subendo in questi anni, ha detto, sono la conseguenza dell'inefficienza delle promesse del primo mondo, dopo che questo ha devastato il clima in seguito alla rivoluzione industriale, non prendendo poi concrete decisioni e fallendo nella risposta al Climate Change.

Mia Mottley ha quindi spiegato l'importanza della Banca Mondiale e degli interventi economici per sostenere questi Paesi e per evitare che il cambiamento climatico produca numeri insostenibili di rifugiati: "Dobbiamo avere un approccio diverso, consentendo ai Paesi colpiti da disastri di accedere a finanziamenti e fondi per la ricostruzione. Se non lo faremo, assisteremo a un incremento dei rifugiati climatici: entro il 2050 potrebbero passare dai 21 milioni odierni a 1 miliardo". E ha tirato in ballo anche le compagnie del settore oli&gas, che secondo lei è impensabile non coinvolgere e non responsabilizzare chiedendo loro di contribuire attivamente ed economicamente alle soluzioni.

Le disuguaglianze climatiche e sociali, quindi, vanno a braccetto, e grazie ai discorsi di Mia Mottley il quadro è sempre più chiaro.