La plastica diventa biocarburante: fusti e imballaggi faranno muovere la tua auto

La plastica viene già riciclata in diversi modi, ma pensare di trasformarla in gasolio, benzina o biocarburante potrebbe davvero essere un’idea rivoluzionaria. Ci hanno pensato un’associazione ambientalista francese e un’azienda di Trento.
Giulia Dallagiovanna 10 Maggio 2019

I rifiuti in plastica che inquinano i mari, che vengono ammassati nelle discariche abusive o che sporcano il parco dove porti a giocare tuo figlio possono trasformarsi in una risorsa. Una di quelle che proprio non ti aspetteresti: carburante per il motore della tua auto. L'associazione ambientalista Earth Wake ha messo a punto un macchinario dove si può inserire l'immondizia e vedersi restituiti gasolio, combustibile dal quale si può ricavare della benzina e il gas con cui si alimenta la macchina stessa.

Si chiama Chrysalis e proprio come una crisalide dà nuova vita a qualcosa che sembrava ormai destinato all'abbandono. E nuova linfa la riceveranno anche i Paesi in via di sviluppo, ai quali l'associazione francese vorrebbe destinare il mezzo. Sono loro, infatti, i primi a dover fare i conti con la sovrapproduzione globale di rifiuti: le correnti dell'oceano portano la plastica fino alle coste degli Stati più poveri e le organizzazioni criminali sversano illegalmente in queste terre l'immondizia dell'occidente.

Immagina quindi cosa accadrebbe se, non solo si potessero liberare dai cumuli di rifiuti che li soffocano, ma addirittura in una risorsa economica. La piena realizzazione di un'economia circolare. Secondo i ricercatori, la macchina ha un rendimento addirittura del 93%: per ogni chilo di plastica si ottengono 750 grammi di gasolio, 180 grammi di benzina e 80 grammi di gas.

Si tratta ancora di un prototipo ma offre già un rendimento del 93%

Ma c'è ancora tanto lavoro da fare. Il prototipo infatti è troppo piccolo e al momento è adatto solo all'uso domestico. Un chilo di rifiuti è infatti ben poca cosa se pensi ai milioni di tonnellate che inquinano il Pianeta. Inoltre, non si tratta ancora di un procedimento a impatto zero, se consideri che ogni trasformazione, prevede uno scarto di 14 grammi di carbone.

La strada però sembra quella giusta. D'altronde, se di tutta quella plastica non possiamo liberarcene, dovremo per forza trovare un modo per riutilizzarla. Ed è proprio lo stesso ragionamento che hanno fatto anche a Trento.

L'azienda Lifenergy Italia, specializzata proprio nel settore dell'economia circolare, ha presentato un progetto di ricerca che vede la collaborazione anche del CINSA (Consorzio interuniversitario nazionale per lo sviluppo delle Scienze ambientali). Lo scopo è la creazione del primo impianto industriale che sia in grado di convertire la plastica poliolefinica, cioè quella più utilizzata per gli imballaggi, in biocarburante.

Insomma, tra le tante notizie dell'aumento dell'inquinamento e delle microplastiche rintracciate ormai in ogni creatura marina, ci sono anche quelle un po' più positive. Storie di persone che hanno provato a guardare ai rifiuti da un'altra prospettiva. Una risorsa, non dal punto di vista del traffico illegale, ma da quello dell'economia circolare.