L’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone: il luogo dove papa Celestino V trovò solitudine e spiritualità

Il viaggio tra i “Luoghi del Cuore” scelti dal Fai fa tappa in Abruzzo, sulla parete rocciosa del monte Morrone, dove Pietro Angelerio fece costruire un luogo di riflessione e solitudine perfetto per la vita ascetica. Si trovava qui quando i messi papali si inerpicarono per l’impervio percorso fatto di scale per portargli la notizia della sua nomina come capo della Chiesa cattolica nel 1295.
Rubrica a cura di Kevin Ben Alì Zinati
16 ottobre 2020

Come un nido d’aquila, a strapiombo sul mondo e a un passo dal cielo. Isolato lassù, sulla parete rocciosa del monte Morrone da cui il tuo occhio può perdersi tra l’abbazia di Santo Spirito, lo storico campo di prigionia 78 e la Valle Peligna, l’Eremo di Sant'Onofrio al Morrone trova la sua bellezza proprio nella solitudine. In quel senso di isolamento e separazione in grado però di connettere con la parte più profonda di sé che da sempre contraddistingue l’eremo: fin dal 1293, quando Pietro Angelerio trovò qui il giusto rifugio per la sua vita ascetica. Forse il suo nome non ti dice nulla, ma devi sapere che Pietro da Morrone, perché così fu poi soprannominato visto il suo amore per questo luogo, nel 1294 divenne Celestino V, il 192esimo Papa della Chiesa cattolica: la sua misteriosa storia, fatta di leggende e abdicazioni, si è di fatto intrecciata indissolubilmente con quella dell’Eremo.

Storia

Solitudine dicevo all’inizio. Accedere all’Eremo, infatti, non è cosa semplice: devi salire un impervio percorso, fatto di una scalinata scavata nella parete rocciosa. In cima troverai l’oratorio, ricoperto da affreschi eseguiti dal Maestro Gentile da Sulmona, e le due cellette che nel tempo ospitarono il Beato Roberto da Salle e Pietro da Morrone.

Lassù, isolato sul Monte Morrone, sta l’Eremo di Sant’Onofrio . Fonte: parco della Majella.

Il fascino misterioso del Monte Morrone aveva colpito l’animo di Pietro Angelerio già da prima della metà del milleduecento: Pietro aveva trovato riparo in diverse occasioni e qui, nella grotta scavata tra queste rocce, aveva trascorso lunghi e proficui momenti di riflessione e spiritualità. Solo dopo aver lasciato la cura della Congregazione, intorno al 1293, vi fece ritornò e fece costruire le due cellette, una per il soggiorno e l’altra per celebrare la messa. Sul Monte prese forma così un vero e proprio eremo, un luogo perfetto per la vita ascetica e adatto anche ad accogliere i numerosi fedeli della dottrina di Pietro. Egli restò sul Monte Morrone per tredici mesi finché, un giorno, non arrivò la notizia che cambiò per sempre la sua vita.

Al Soglio

Ci sono diverse leggende che narrano della notizia della nomina papale di Pietro. Secondo alcuni, fra Pietro venne raggiunto dalla novella mentre osservava il digiuno penitenziale in onore della Vergine Assunta e di San Pietro: in quel momento Pietro era inginocchiato di fronte a un Crocifisso che, al momento della notizia, fece un cenno con il capo, quasi in segno di approvazione. Fu allora che Pietro accettò il papato pronunciando queste parole: "Do il mio assenso ai voti del Sacro Collegio ed accetto il Sommo pontificato. Mi aiuti il Signore a portarne il gravissimo giogo".

Un altra “leggenda” fa riferimento a Roberto da Salle, un altro ospite dell’Eremo: nella sua opera "De Vita solitaria”, Petrarca racconta che nel momento in cui Pietro stava per lasciare Sant'Onofrio, Roberto da Dalle gli si inginocchiò chiedendo la benedizione di quello che di lì a poco sarebbe diventato ufficialmente il nuovo papa, con il nome di Celestino V.

La storia di Pietro come capo della Chiesa cattolica tuttavia non durò molto: fu il sesto, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI ad abdicare e a rinunciare quindi al ministero. (Dopo di lui ci fu solo Benedetto XVI, come forse ricorderai). Dopo la rinuncia, Pietro torno all’Eremo dove rimase nascosto fino al febbraio del 1295 quando partì verso la Puglia pronto ad imbarcarsi verso la Grecia.

Oggi

Dopo le vicende legate alla vita di San Pietro, l’Eremo sparì quasi totalmente dalle cronache e dalla tradizione. Sappiamo che venne abbandonato nel 1807, in seguito alla soppressione di alcuni ordini religiosi che vi abitavano. Diversi gruppi di eremiti laici e religiosi tornarono ad abitare l’Eremo che per, con l’avanzare della Seconda Guerra mondiale, divenne vittime di diversi danneggiamenti. Grazie ai lavori di restauro, però, l’Eremo non è scomparso, anzi. È ancora lì, in cima al Monte Morrone, con lo stesso affascinante alone di solitudine che da secoli lo contraddistingue.

Questo articolo fa parte della rubrica
Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal altro…