Mabasta: intervista al movimento contro il bullismo creato da alcuni liceali

Un gruppo di ragazzi del liceo che, invece di trascorrere tutto il pomeriggio davanti ai videogiochi, decide di fondare un movimento per combattere il bullismo nelle scuole. Oggi, nella Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, vi raccontiamo il movimento Mabasta, fondato dai giovani per aiutare i giovani.
Sara Del Dot 7 febbraio 2019

La responsabilità di una risposta tempestiva ed efficace a episodi di bullismo viene quasi sempre attribuita a genitori, insegnanti e a tutte le figure adulte con cui i giovani coinvolti hanno a che fare. Tra i ragazzi, invece, spesso è l’indifferenza ad avere la meglio. La voglia di non avere problemi, di non andare contro “il più forte”, la comodità di non uscire dalla propria confort zone perché “tanto non riguarda me”. Sono reazioni naturali, che tuttavia è importante imparare a sovvertire. Anche quando si è soltanto al liceo. Ed è proprio quello che hanno fatto alcuni studenti della classe IV A dell’Istituto Galileo-Costa di Lecce, che nel 2016, con il supporto del loro docente di informatica, hanno fondato un movimento per aiutare tutti i ragazzi e le ragazze vittime di bullismo e aumentare la consapevolezza e l’informazione su un problema che è ben lontano dall’essere superato. In meno di un mese, il movimento, che hanno chiamato Mabasta (Movimento Anti-Bullismo Animato da STudenti Adolescenti), ha raggiunto oltre 13.000 adesioni sulla pagina Facebook in cui è nato. Oggi, i ragazzi di Mabasta hanno messo in piedi un sito frequentatissimo, fanno visita alle scuole di tutta Italia per importare il loro modello, partecipano a eventi di portata nazionale e, soprattutto, rappresentano un punto di riferimento per tutti i giovani che, presi di mira, maltrattati o isolati, hanno bisogno di sentirsi capiti e meno soli. In occasione della giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, noi di Ohga li abbiamo intervistati.

Come è nato il movimento Mabasta?

Il movimento Mabasta è nato tre anni fa in seguito a un caso di tentato suicidio da parte di una dodicenne di Pordenone perseguitata da alcuni bulli. Non ne potevamo più sentire storie di questo genere e siccome la nostra scuola ci sprona sempre a “fare” e ad “agire”, abbiamo deciso di metterci in gioco e ideare qualcosa di nuovo attraverso cui gli studenti in prima persona potessero impegnarsi concretamente nel contrastare e, possibilmente, prevenire ogni forma di bullismo e cyberbullismo.

Siete stati contattati da tanti ragazzi e ragazze che vi hanno chiesto aiuto?

Più che vere e proprie richieste di aiuto abbiamo ricevuto tanti racconti e storie da parte di giovani dai 10 anni in su, ragazze e ragazzi che avevano bisogno di un orecchio, seppure virtuale, che ascoltasse le loro sofferenze. In ogni caso abbiamo sempre spronato tutti ad aprirsi e raccontare ciò che subivano immediatamente ad adulti, genitori, professori e dirigenti. In qualche caso abbiamo anche ricevuto una piacevolissima mail o messaggio con un chiaro “tutto risolto! Grazie 1000”.

Oltre a dare una mano alle vittime di bullismo, vi capita anche di entrare a contatto con dei bulli? Come funziona in quel caso?

Qualche ex bullo ci ha scritto, persone che oggi hanno 30, 40 o 50 anni e che si sono rese conto di quanto avessero sbagliato allora. In un caso particolare siamo stati contattati da un genitore il cui figlio stava subendo quello che, da giovane, lui stesso aveva invece causato, ed è stato straziante.

Secondo la vostra esperienza quali possono essere i metodi più efficaci per prevenire il fenomeno del bullismo nelle scuole?

Proprio grazie a tutte le visite che abbiamo fatto nelle scuole in tutta Italia e alle migliaia di studenti che abbiamo incontrato, oggi stiamo proponendo quello che abbiamo chiamato il “Modello Mabasta”. Si tratta di una piccola serie di consigli e azioni che ogni classe o scuola d’Italia può adottare. Comprende la presenza di un docente referente in ogni classe, la compilazione di un semplice e divertente questionario (che però si rivela un ottimo strumento di indagine), l’elezione di un Bulliziotto e di una Bulliziotta in ogni classe e l’installazione, in ogni scuola, di una BulliBox, un’urna in cui si possono inserire segnalazioni anche in forma anonima. È tutto riportato sul nostro sito nella sezione “Modello Mabasta”.

Quali sono i vostri progetti futuri, come movimento?

Oltre ad aver fondato un’associazione onlus, ci stiamo adoperando affinché il Movimento possa essere una vera e propria Start-up Sociale, un’impresa atta a creare profitti da destinare alla causa. Ci stiamo augurando che “Mabasta” possa rappresentare per alcuni di noi, una volta diplomati, un vero e proprio lavoro. Sarebbe veramente un sogno poter lavorare in un ambito così importante e sapere che abbiamo creato il nostro futuro impiego mentre eravamo ancora a scuola.