Mariangela, una mamma in quattro ruote: “È mia figlia tutto ciò di cui ho bisogno”

A 14 anni scopre di soffrire di distrofia muscolare e quando ne ha venti deve ricorrere a una sedia a rotelle. Ma Mariangela Esposito, 34 anni di Napoli, non si arrende. E così, mette da parte gli ostacoli e pensa solo a quello che desidera veramente. Oggi è sposata e, soprattutto, mamma di una bambina di 1 anno e mezzo, Sharon, che le ha colorato la vita.
Giulia Dallagiovanna 10 settembre 2019

Una sorpresa. Anzi, di più: qualcosa che supera tutte le aspettative e tutti i desideri che pensavi di avere. Se anche a te nella vita è capitato qualcosa di simile, allora potrai capire meglio la storia di Mariangela Esposito. Trentaquattro anni, napoletana, Mariangela vive da circa 14 anni "in quattro ruote", come lei stessa ci ha raccontato. "Avevo 14 anni quando ho ricevuto la diagnosi di distrofia muscolare. All'età di vent'anni, poi, ho avuto una brutta caduta e mi sono fratturata la tibia. Da quel momento, non ho più camminato e sono dovuta passare alla sedia a rotelle". Eppure da quel giorno a oggi di cose ne sono cambiate parecchie: un incontro causale, forse deciso dal destino, il matrimonio e poi, finalmente, una bambina, Sharon.

Ma partiamo dall'inizio, da quando è arrivata la carrozzina. "Ammetto che non è stato subito facile – ricorda Mariangela – pensavo che la vita mi avesse tolto tutto, che nulla avesse più senso. Ma piano piano ho cercato di andare avanti: in cuor mio sapevo che per me c'era in serbo un disegno più importante, qualcosa di bello che doveva ancora accadere". E infatti, accade. Nel 2009, un'amica la convince a iscriversi a Facebook e dopo qualche mese arriva la richiesta d'amicizia da parte di un ragazzo che lei non conosce. Si chiama Tiago, è originario del Brasile anche se vive da anni a Venezia e ha la stessa età di Mariangela.

In realtà, la richiesta è arrivata per una fortunata coincidenza. "Stava cercando un amico che aveva conosciuto quando lavorava a Brescia e che, per caso, aveva il mio stesso cognome. Così, ha trovato me. Ha visto la mia foto e mi ha aggiunto". Lei accetta, ma non ha nessuna idea di chi sia questo Tiago che, tra l'altro, non ha nemmeno messo la sua vera foto nel profilo. E infatti per una settimana intera tutto tace. Poi è Mariangela a fare il primo passo: "L'ho contattato io e abbiamo iniziato subito a chattare. Siamo andati avanti così per un mese e poi lui ha deciso di venirmi a trovare a Napoli. Il 25 febbraio è il mio compleanno e lui è arrivato il 22, per farmi una sorpresa".

E se stai pensando a quanto possa essere strano incontrare per la prima volta dal vivo una persona quasi sconosciuta, dovrai invece ricrederti. Niente di più sbagliato. "Siamo rimasti insieme 10 giorni, sono sembrati 10 anni. Li abbiamo vissuti davvero intensamente, 24 ore su 24. Non avevo mai fatto un'esperienza del genere, eppure mi sembrava di conoscerlo da sempre". E così, non si lasceranno più. Nel 2011, Tiago si presenta con una fedina e chiede a Mariangela di sposarlo. "Mi ricordo bene quel giorno, il 7 luglio. Faceva caldissimo. Però è stato bellissimo, avevamo organizzato tutto per bene e l'ho vissuto fino in fondo. Eravamo in posto bellissimo: una villa del ‘700 con giardino enorme e le sale affrescate. Ci siamo anche fermati a dormire, nella suite con il letto a baldacchino".

"Ancora una volta, la vita mi aveva messa alla prova e io, ancora una volta, decisi di non dargliela vinta"

Piano piano però si fa strada un desiderio più grande, che fino a quel momento era rimasto più silenzioso: diventare madre. "Prima non ci pensavo più di tanto, mi capitava magari quando vedevo alcuni genitori con i loro figli e avvertivo il famoso istinto materno, ma non posso dire che fosse un vero e proprio sogno. Poi quando ho capito che Tiago era la persona giusta, ho provato davvero quel desiderio". A questo punto iniziano una serie di indagini genetiche per capire quale gene avesse determinato la distrofia di Mariangela e soprattutto se rischiasse di venire trasmessa a un futuro bambino. Nel 2014 arriva la risposta, quella giusta: no. "L'anno successivo scoprii di essere incinta, ma purtroppo la felicità durò poco, poiché dopo qualche settimana persi il bambino. Ancora una volta, la vita mi aveva messa alla prova e io, ancora una volta, decisi di non dargliela vinta".

Mariangela si prende un po' di tempo per sé, per riprendersi dalla brutta notizia. E poi, riprovano. E il 7 luglio del 2017, il quinto anniversario del loro matrimonio, il test di gravidanza è di nuovo positivo. Anche se gli ostacoli non erano ancora finiti: "Nonostante la sedia a rotelle, le difficoltà di un pancione negli ultimi mesi, la fatica che si fa sentire, io ero felicissima. Non mi sono mai pentita di quella scelta, ad ogni ecografia ero sempre più ansiosa di conoscere quella che al quinto mese abbiamo scoperto ufficialmente fosse una bambina. Una gravidanza perfetta, non ero mai stata bene come in quei mesi, a differenza di ciò che si potesse pensare!". Sharon, però, ha fretta di nascere. Così fretta che il 14 febbraio 2018, dopo solo 36 settimane e cinque giorni, Mariangela deve correre in ospedale dove le praticano un cesareo d'urgenza. "Quella notte non c'era la mia ginecologa e non conoscevo nessun dottore al pronto soccorso, perciò mi sono sentita un po' spaesata. All'1:29 di notte, però, la nostra bimba era nata. Pesava poco più di due chili, ma stava bene. Stavamo bene tutt'e due".

Ora, Mariangela, Tiago e la piccola Sharon sono una famiglia normale. L'ultima arrivata si arrampica sulla sedia a rotelle della mamma e si diverte a esser trasportata per tutta la casa. Certo, correre dietro a una bambina di un anno e mezzo e con tanta voglia di scoprire il mondo non è così semplice, ma per quello ci sono sempre Tiago e i genitori di Mariangela che vivono con loro e aiutano la figlia.

"Il desiderio di diventare mamma è stato più forte di ogni paura. Non ho più visto ostacoli, ma solo un unico grande traguardo che mi ha portata dritta a lei, mia figlia, l'essenza della mia vita, il mio arcobaleno, il mio miracolo. Non desidero un paio di gambe nuove, non mi serve guarire dalla mia malattia: è mia figlia tutto ciò di cui ho bisogno. Mi completa e con lei sono rinata. Ora ho capito che quel disegno che il futuro mi aveva riservato aveva il viso di mia figlia, era lei quel qualcosa di bello che dopo anni sarebbe piombato nella mia vita, e l'avrebbe colorata".