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Maxcel Amo Manu, dall’amputazione alla conquista di 2 ori ai Mondiali paralimpici. “Dedico la vittoria a tutte le persone che soffrono”

Una gamba persa a causa di un incidente in moto e una protesi che gli ha consentito non solo di tornare a camminare ma anche di vincere i mondiali di Parigi. Maxcel Amo Manu ora si dedica solo all’atletica e alla sua famiglia anche perchè “vedere chi mi vuole bene orgoglioso di me mi rende ancora più felice”.
Evelyn Novello 24 Luglio 2023

Un'esperienza intensa quanto inaspettata. Maxcel Amo Manu dopo quasi due anni di allenamenti ha conquistato la medaglia d'oro nei 100 e 200 metri ai Mondiali paralimpici di Parigi, un traguardo che ha premiato i suoi sforzi e resi fieri di lui i familiari e le persone che lo hanno sempre supportato, tra cui i tecnici della Nazionale che hanno sempre creduto in lui. "Non me l'aspettavo – ci ha raccontato Manu – ci ho lavorato molto ma non credevo di arrivare primo, soprattutto perché gareggiavo contro atleti di alto livello". Ora, parlandone, traspare la sua felicità e continua ad allenarsi sognando le prossime Paralimpiadi. Ma, come puoi immaginare, la strada percorsa non è sempre stata in discesa.

L'incidente e la voglia di rialzarsi

Nel 2017 un incidente gli ha portato via l'uso di una gamba e i tre anni successivi sono stati un viavai di medici. "Facevo il magazziniere. Quel giorno di agosto andavo in moto a lavoro – racconta Manu – Ero quasi arrivato, mi mancavano due minuti, dovevo solo girare a destra all'incrocio. Un camion non mi lasciava girare, forse non mi ha visto, sono scivolato sulla ghiaia e il guard rail mi ha tagliato la gamba. Non so come sono riuscito a chiamare i soccorsi e avvisare la mia compagna. Sono rimasto lì a terra per più di un'ora, non arrivava nessuno, è stata lei a sollecitare i medici".

Il periodo successivo l'incidente non è stato moralmente facile. "Per 3 anni ho vissuto tra casa, ospedale e Centro protesi – spiega –  proprio lì ho iniziato a familiarizzare con le protesi e a pensare di poterci anche correre. Appena ho indossato la prima non riuscivo a stare fermo, avevo voglia di saltare, di correre, mi muovevo anche se i medici mi consigliavano di stare più a riposo. Vedendo la mia energia, sono stati loro a suggerirmi l'atletica, non ero convinto all'inizio, dopo poco più di anno dall'incidente ho iniziato. Prima facevo calcio e basket, ma per hobby, adesso è diventato il mio lavoro principale, ci ho creduto nonostante all'inizio fossi abbastanza scarso e ormai faccio atletica da 2 anni e mezzo".

Tra atletica e famiglia

La motivazione di Maxcel Amo Manu deriva in parte dalla sua volontà di rinascita e in parte dal supporto che ha sempre trovato nella sua compagna Serena. "Lei mi ha sempre sostenuto – racconta Manu – come me anche lei era un po' preoccupata all'inizio per tutto quello che mi stava succedendo, tra cui la possibilità di lasciare il lavoro per dedicarmi solo all'atletica. Ma mi è sempre stata accanto, soprattutto nei mesi che ho passato in ospedale. Oggi abbiamo due bambini, un bimbo di 4 anni e una bimba di 2. Sono nati che avevo già la protesi e sanno il motivo, spesso parlando glielo dico e loro si dicono dispiaciuti per il fatto che mi sia fatto male però per loro è la normalità vedere una gamba diversa dall'altra".

Lui, originario del Ghana, è arrivato in Italia quando aveva 11 anni per raggiungere la mamma era viveva già nel Milanese. Vissuto tra Milano e Bologna, aveva studiato per diventare elettricista, salvo poi lavorare come magazziniere. "Anche fare l'atleta di professione non è facile – spiega – avendo un moncone tendo a tagliarmi spesso e sudando vado a sfregiare la ferita. Si formano tagli ma mi devo allenare lo stesso tutti i giorni. Nel frattempo devo anche dedicarmi alla famiglia e curare i bambini ancora piccoli ma so di aver reso la mia famiglia fiera di me e questa è la cosa che conta più di tutte".

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La vittoria a Parigi

La preparazione dei Mondiali ha subito, in particolare, qualche intoppo. "Mi sono preparato solo in mese e mezzo – racconta Manu – Durante gli allenamenti ho avuto un infortunio al moncone che mi ha costretto a stare fermo 1 mese e mezzo perché, provando una nuova protesi, si è aperta la ferita. Anche per questo non pensavo di riuscire a vincere. Poi vabbè, nelle prime gare della mia carriera non ero eccellente, non mi sentivo all'altezza. Nella prima gara sono inciampato e ho rischiato di cadere, pensavo di non saper correre. In realtà i tecnici mi hanno confortato, mi hanno spiegato che è normale e che non essere caduto era già un risultato, non è facile rimanere in piedi dopo uno sbandamento. Già la seconda gara è andata meglio, ma comunque ho imparato che anche un volo fa parte del gioco".

La vittoria di Parigi è stata una pagina emozionante nella carriera di Maxcel Amo Manu ma rimane umile e si gode gli allenamenti. "Anche se ovviamente il sogno è quello delle Paralimpiadi 2024 – ammette – per ora ho reso la mia famiglia orgogliosa e vedere le persone che mi vogliono bene soddisfatte mi rende ancora più felice. Dedico questa vittoria a tutte le persone in difficoltà che combattono i loro demoni, spero che li sconfiggano, se si può".