Mobilità sostenibile, oggi condividiamo biciclette e monopattini come prima della pandemia

L’Osservatorio Sharing Mobility ha messo a confronto i servizi di mobilità condivisa pre e post lockdown e i risultati sono stati sorprendenti: nel giro di poco più di un mese il bikesharing ma anche la condivisione di monopattini e auto sono ritornati ai livelli di febbraio. Ciò contribuisce ad evitare assembramenti e potenziali nuovi contagi e anche a rivoluzionare la nostra idea di trasporto verso una modalità più sostenibile e green.
Kevin Ben Alì Zinati 23 giugno 2020

La pandemia di Coronavirus e il lockdown non hanno messo i bastoni fra le ruote alla sharing mobility. Le attività di condivisone di biciclette, monopattini e anche auto nel giro di poco più di un mese è già ritornata ai livelli per emergenza, poi drasticamente tagliati dalle misure di confinamento. Dai dati annunciati durante la nuovissima versione digitale della IV Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility, è emerso che la sharing mobility è come un treno che corre veloce su due binari lunghi e paralleli: proponendosi come alternativa ai trasporti pubblici riduce i rischi di assembramento e di possibili nuovi focolai di Sars-Cov-2 ma allo stesso tempo contribuisce a costruire un’idea di mobilità sempre più sostenibile fatta di meno mezzi sulle strade, meno traffico e dunque meno inquinamento.

Lo scenario

È facile da immaginare: tutti a casa e con tutto fermo, il lockdown si è fatto sentire anche sul mondo della mobilità condivisa dopo le batoste alla sanità, all’economia e all’industria. Se il tasso di mobilità, ovvero la percentuale degli italiani mobili, è passato dall’85% del 2019 al 32% di questi mesi di isolamento, pensa che i servizi di sharing sono crollati circa dell’80%: inevitabile. La fine dell’isolamento e la graduale ripartenza però hanno costretto tutti noi a ripensare la nostra quotidianità, così abbiamo (ri)scoperto il lavoro agile e abbiamo rispolverato biciclette e monopattini per spostamenti in solitaria, privati o condivisi. L’Osservatorio Sharing Mobility, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha voluto allora osservare come andava la ripresa del settore della sharing mobility coinvolgendo nella propria analisi oltre 12mila cittadini di città dove sono presenti servizi di mobilità condivisa (come Roma, Milano, Torino, Bologna, Cagliari e Palermo).

Il primo dato emerso ha dimostrato che il 71% dei rispondenti aveva iniziato a lavorare in smart working. Una scelta che avrebbe ovviamente impattato anche sulla mobilità. Così l’Osservatorio ha preso i numeri della sharing mobility appena pre-Covid (febbraio) e li ha messi a specchio con quelli dell’ultimo mese di maggio e il risultato è stato sorprendentemente felice: il bikesharing e l’utilizzo condiviso dei monopattini ha recuperato quasi 70 punti percentuali riavvicinandosi velocemente ai valori pre-emergenza. Seppur con una velocità un po’ più bassa, anche il carsharing sta tornando ai suoi “vecchi” fasti (con una risalita registrata del 30% circa): le maglie gialle di questa corsa sono state le città di Milano e Palermo.

Sicurezza e orizzonti

Milano e Palermo sono le città dove la sharing mobility si è ripresa più velocemente
L’analisi dell’Osservatorio Sharing Mobility ha messo in evidenza anche che, per gli italiani, mezzi come biciclette e monopattini in sharing sono considerati più sicuri in termini di rischio contagi rispetto a quelli che prevedono un abitacolo e al trasporto pubblico. Come quando guardi l'orizzonte da un binocolo, la notizia positiva che si legge nel report è che gli italiani non sembrano voler mettere in discussione le abitudini nate e consolidate prima della pandemia. E meno male: puoi leggere questi dati come un primo passo, piccolo ma importante, verso un modo di spostare più green e sostenibile, più attento alla tutela dell’ambiente, alla qualità dell’aria, ai tempi e agli spazi e quindi all’uomo stesso.