Positiva all’HIV diventa un’imprenditrice di successo: la storia di Rosemary e delle sue collane di perline

Positiva all’HIv, senza lavoro e con quattro figli da mantenere. Quando Rosemary inizia a produrre con altre donne sieropositive gioielli e collane non si immagina che presto diventerà un punto di riferimento, un modello sa seguire per molte altre donne dello slum di Nairobi. Ma, fortunatamente, è proprio quello che succede.
Gaia Cortese 14 Maggio 2021

Nel 2021, essere una donna in Africa significa ancora “discriminazione”. La maggior parte delle donne ha un impiego poco sicuro e mal pagato, con scarse opportunità di avanzamento. Essere una donna in Africa positiva all’HIV, non porta solo con sé discriminazione, ma assoluta povertà e isolamento, perché trovare un lavoro per mantenere i propri figli diventa praticamente impossibile.

Poi ci sono storie con una trama diversa, che riescono a infondere di nuovo fiducia nel prossimo e speranza. La storia di Rosemary è una di queste: una storia di intraprendenza e di riscatto. Rosemary, infatti, è sieropositiva da diversi anni. Non deve fare il conto con la sola difficoltà nell’avere accesso alle cure mediche necessarie, ma anche con la condizione di estrema povertà in cui sono costretti a vivere i suoi quattro figli.

Ogni giorno, nei Paesi dell’Africa sub-sahariana, più di 600 ragazze adolescenti vengono contagiate dall’HIV.

Terres des Hommes

Un giorno Rosemary ha un’idea. Con altre donne sieropositive che vivono le sue stesse difficoltà, decide di iniziare a realizzare dei gioielli e delle collane di perline. Inizialmente è un lavoro artigianale svolto all’interno delle quattro mura domestiche con la speranza di vendere i propri prodotti alla comunità. Purtroppo le cose non vanno subito come Rosemary e le altre donne vorrebbero andasse, perché solo per il fatto di essere sieropositive, i loro gioielli non vengono neppure considerati.

Fortunatamente a un certo punto qualche riscontro comincia ad arrivare e l'attività di Rosemary inizia a prendere piede. Nel giro di pochi anni, non solo Rosemary e le sue colleghe hanno un lavoro che permette loro di sopravvivere, ma l’attività inizia ad espandersi: non solo dalle quattro mura di case ci si deve trasferire in un vero e proprio laboratorio, ma è anche necessario comprare l’attrezzatura e i macchinari adatti per aumentare la produzione. I gioielli creati da Rosemary iniziano così ad essere conosciuti prima in altre comunità e poi anche all'estero.

Oggi Rosemary è diventata un modello da seguire, un’eccellenza dell’imprenditoria femminile, ma soprattutto un esempio di come sia possibile non arrendersi alle avversità.

Rosemary ha anche iniziato a dare vita ad un’attività di divulgazione scientifica e di educazione sessuale rivolta alla comunità dello slum di Korogocho, nella periferia di Nairobi.

È nato così il Tuinuke na Tuendelee Mbele, un gruppo di auto aiuto formato da donne sieropositive che lavora nello slum per sostenere donne, uomini e bambini affetti da HIV, ma anche per fornire alla comunità l’educazione sessuale che il più delle volte scarseggia. Un progetto che parte dall’insegnamento ai bambini di un corretto approccio alla sessualità e alla salute e continua con un programma di mentorship economico e finanziario per donne emarginate o malate, desiderose di cambiare la propria vita.

In questa veste, Rosemary ha iniziato a collaborare con il progetto Alice for Children della onlus Twins International, organizzando corsi di Reproductive Health con i bambini delle scuole dello slum e dei villaggi seguiti dall’associazione.