Quando fare un impianto dentale (e quando no)

Quando manca un dente la bellezza del sorriso è inevitabilmente compromessa. Oltre che una questione estetica, può essere anche un problema funzionale dato che l’assenza di uno o più denti può rendere difficile la fonazione e la masticazione condizionando il linguaggio e l’alimentazione del paziente. Tuttavia è possibile recuperare una dentatura perfetta mettendo un impianto dentale.
Dott. Fabio Cozzolino Specialista in Implantologia e Parodontologia
28 Marzo 2019 * ultima modifica il 09/11/2020

L’impianto dentale è una radice artificiale che viene ancorata all’osso con la funzione di sostegno per la corona che andrà a sostituire il dente mancante. Gli impianti sono realizzati in materiali altamente biocompatibili come il titanio che si integra perfettamente con l’osso evitando il manifestarsi di reazioni da corpo estraneo.

Cos’è l’implantologia dentale

L’implantologia dentale è una branca dell’odontoiatria che mira a sostituire i denti mancanti con gli impianti dentali. Si ricorre a questo tipo di intervento solo quando i denti sono mancanti in arcata per estrazioni o fratture. In presenza di elementi dentali malati (parodontite, carie profonde, pulpite) l’obiettivo primario deve essere quello di preservare i denti naturali e non di procedere alla loro estrazione e successiva sostituzione con un impianto come spesso accade.

Cos’è l’implantologia a carico immediato

L’intervento di implantologia dentale di solito prevede una prima fase in cui viene posizionata la radice in titanio e una seconda a distanza di 6 settimane per l’arcata inferiore e 12 settimane per l’arcata superiore dove l’osso è più morbido in cui viene applicato il carico, cioè il manufatto protesico che di fatto sostituisce il dente visibile.

Gli impianti con una superficie di rivestimento attiva (SLActive) hanno il vantaggio di poter essere caricati nella metà del tempo (3 settimane per l’arcata inferiore e 6 settimane per l’arcata superiore).

In alcuni casi si può ricorrere all’implantologia a carico immediato, in cui è possibile posizionare nella stessa seduta sia l’impianto che il carico. Questo tipo di trattamento è possibile solo quando si riesce a garantire (ad esempio solidarizzando tra loro più impianti) che l’impianto non subisca micromovimenti nelle settimane successive di guarigione. Per questo motivo la percentuale di insuccesso degli impianti a carico immediato è maggiore.

Tuttavia i pazienti che non possono usufruire dell’implantologia a carico immediato non rischiano di rimanere senza denti per tutto il periodo del trattamento, poiché nella maggior parte dei casi viene impiegata una soluzione protesica provvisoria.

L’implantologia computer guidata

L’implantologia computer guidata è un trattamento che prevede l’uso di tecnologie digitali, nello specifico il computer e la Tac. L’utilizzo di queste tecnologie è fondamentale per la perfetta riuscita dell’intervento.

Questa tecnica permette di operare il paziente al computer utilizzando un modello tridimensionale dell’osso e della gengiva che vengono acquisiti attraverso una TAC e una scansione dei tessuti molli. In questo modo avremo una mascherina di trasferimento che permetterà di operare il paziente ed inserire gli impianti senza eseguire tagli e senza applicare punti di sutura.

La minore invasività, la maggiore precisione e prevedibilità dei risultati riducono al minimo il rischio di una perdita dell’impianto dentale.

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Impianto dentale completamente inserito nell’osso mandibolare. Visione occlusale.

Controindicazioni

Fino a qualche tempo fa la scarsa quantità d’osso era un ostacolo all’implantologia dentale e rendeva impossibile l’intervento se prima non si ricorreva a un’operazione di rigenerazione ossea.

Oggi non è più così, perché grazie alle leghe sempre più performanti di Titanio e Zirconia con cui sono costituiti alcuni impianti sono stati realizzati impianti sempre più sottili e corti (fino a 2,9 mm di spessore e 4 mm di lunghezza) che permettono l’inserimento anche in condizioni di scarsità ossea.

In linea generale non ci sono grandi controindicazioni per l’implantologia dentale. Chiunque voglia può in teoria mettere un impianto dentale, tuttavia ci sono casi particolari che richiedono maggiori accortezze e l’adesione a determinati protocolli terapeutici per minimizzare i rischi. In particolare si tratta di pazienti diabetici o con l’osteoporosi.

In ogni caso sarà l’odontoiatra dopo un’attenta valutazione del caso a decidere se mettere un impianto dentale o ricorrere ad alternative.

Impianto dentale su pazienti diabetici

I pazienti diabetici vanno incontro a maggiori rischi, come l’allungamento dei tempi di guarigione e lo sviluppo di infezioni che possono rallentare il processo di osteointegrazione aumentando le probabilità di perdita dell’impianto. Per questo è importante che un paziente diabetico prima di sottoporsi all’intervento mantenga nella norma i suoi indici glicemici tramite dieta o somministrazione di insulina.

In questi casi il protocollo terapeutico prevede:

  • misurazione glicemia per diversi mesi
  • pianificazione della terapia antibiotica
  • programmazione dell’operazione in orari determinati

Impianto dentale su pazienti con osteoporosi

Per i pazienti con l’osteoporosi il rischio viene dall’assunzione di particolari farmaci, i bisfosfonati. Chi assume bisfosfonati da molto tempo infatti potrebbe andare incontro alla necrosi delle ossa mascellari, un processo difficilmente arrestabile. L’odontoiatra deve essere anticipatamente informato della malattia e dei farmaci assunti per mettere in atto il giusto protocollo per questi pazienti.

Rigetto dell’impianto dentale

Una delle più grandi paure di chi si appresta a sottoporsi a implantologia dentale è la possibilità di rigetto dell’impianto. Questa è una paura infondata perché il rigetto dell’impianto dentale non esiste. Le cause che portano all’insuccesso dell’intervento sono altre e nella maggior parte dei casi sono dovute a una insufficiente sterilità del campo operatorio, una inadeguata profilassi antibiotica e antisettica, il surriscaldamento dell’osso, mancanze da parte del paziente che non segue attentamente le indicazioni del proprio dentista.

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Cause della perdita dell’impianto dentale

Una delle principali cause che determinano la caduta di un impianto dentale è la perimplantite, un’infezione batterica che attacca i tessuti in prossimità dell’impianto distruggendoli. I sintomi dell’infezione sono gengive sanguinanti e arrossate e nei casi più gravi può succedere che l’impianto cominci a muoversi.

Quando un impianto si muove è sempre irrimediabilmente perso. Bisogna ovviamente fare attenzione che a muoversi non sia solo la corona (magari perché si è svitata).

Se la perimplantite viene diagnosticata nella sua fase iniziale può essere risolta con una profonda igiene dentale professionale. Se l’infezione interessa l’osso potrebbero essere necessari un intervento di GBR per rigenerare l’osso perso attorno all’impianto oppure la rimozione dell’impianto con contestuale rigenerazione ossea per poter inserire poi un nuovo impianto.

Oltre alla perimplantite possono verificarsi altre condizioni che portano alla necessità di rimozione dell’impianto dentale come il suo mal posizionamento, la rottura dell’impianto o una mancata osteointegrazione.

Prezzi

Sul costo finale di un’operazione di implantologia dentale incidono diversi fattori, solo dopo un’attenta valutazione del caso si può stilare un preventivo che indica l’effettivo prezzo dell’impianto dentale.

In linea generale i costi di un intervento di implantologia con successiva protesizzazione possono oscillare da 1.000 euro a 3.000 euro per un singolo impianto, da 6.000 euro a 30.000 per un intera arcata dentale.

Odontoiatra parodontologo e implantologo, iscritto all’ordine il 23/06/1997 con N° TO 1968. Fondatore di Zerodonto, blog di odontoiatria con cui ha altro…
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