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28 Marzo 2020
9:00

Quelle bare, i nostri morti. Con loro è morto anche il diritto di dirci addio.

Un corteo di camion militari che trasportano le bare dei nostri cari verso un forno crematorio in un'altra regione. Questa immagine rimarrà impressa come il punto più buio della storia recente. Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Non sono solo bare, sono i nostri morti.

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Quelle bare, i nostri morti. Con loro è morto anche il diritto di dirci addio.
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Se ne vanno così. Senza un addio, un saluto, una lacrima. Senza l'affetto di un caro che possa accompagnare il loro ultimo, triste viaggio in questa vita terrena. Non hanno nemmeno il diritto al dolore.

Dentro un camion militare che li porta in un'altra regione per l'addio a questa terra, verso un forno crematorio che chiuderà la loro esistenza. Da soli, uno dietro l'altro. In una lunga e continua fila, come numeri.

Ma non sono numeri.

Nel muto corteo di camion militari che porta via quelle bare, moriamo un po' anche noi

Sono esseri umani che hanno vissuto, amato e sofferto. E poi sono stati portati via da un virus sconosciuto fino a qualche mese fa. Uno dopo l'altro, se ne sono andati in silenzio. E nella morte hanno perso il diritto al commiato e al trapasso. Quel rito che da secoli e secoli rassegna i vivi e congeda i morti.

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Ponte San Pietro (Bergamo) – 35 salme di persone morte a causa del coronavirus in attesa di essere trasferite verso un’altra regione per essere cremate.

E così, nel muto corteo di camion militari che porta via quei feretri, moriamo un po' anche noi. Muore il nostro bisogno di dire addio, di elaborare il lutto e accettare una separazione già di per sé  dolorosa.

Nella litania quotidiana dei numeri che ci accompagna da più di un mese, contiamo oltre 9mila morti. Tutti senza un nome, una storia, un saluto. E così ogni vita umana perde valore e dignità.

Ma è quell'immagine che dobbiamo portarci dentro e da cui, domani, dovremo ripartire. Perché ogni anziano che ci lascia è una perdita per tutti noi e ognuna di quelle bare poteva essere tuo padre, tua madre, tuo fratello. A loro dobbiamo rispetto e onore.

No, non sono numeri. Sono i nostri morti.

Giornalista di professione, curiosa per passione. Amo scoprire cose nuove, andare al di là delle apparenze e conoscere i fatti in ogni loro sfaccettatura. Credo che il dovere di ogni giornalista sia quello di raccontare il mondo in cui viviamo, mettendo in luce diversi punti di vista e permettere così ai suoi lettori di avere un’idea libera e completa sugli argomenti narrati. Una Laurea triennale in Scienze della Comunicazione e una Specialistica in Scienze e Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione nel cassetto, nel 2006 ho frequentato la Scuola di Giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Giornalista professionista dal 2009, lavoro nel mondo dell’informazione digitale da oltre 10 anni. Da sempre interessata ai temi green, all'ambiente e al mondo del benessere e della salute, cerco di migliorare la mia vita grazie a semplici accorgimenti quotidiani. Amo la natura e gli animali, leggo libri e approfondimenti di medicina e wellness, inoltre sono sostenitrice di uno stile di vita sostenibile ed eco-friendly. Credo fermamente che prendendoci cura di noi stessi e dei nostri spazi con impegno, responsabilità e consapevolezza, insieme possiamo lasciare ai nostri figli un mondo migliore.