Rugby per bambini: perché lo sport del terzo tempo fa bene anche ai più piccoli

Il rugby è uno sport che ha molto da insegnare: dall’osservare le regole al gestire nel modo migliore la competitività con gli avversari. L’idea che sia un’attività sportiva non adatta ai bambini è assolutamente errata. Non solo in campo si allenano le proprie capacità motorie, ma si impara una preziosa lezione di vita: il rispetto verso il prossimo.
Gaia Cortese 25 settembre 2020

Tra mischie, prese e spinte, il rugby potrebbe sembrare uno sport poco adatto ai bambini, ma non è affatto così. Questo sport di tradizione anglosassone, ancora poco diffuso in Italia rispetto ad altri Paesi, viene spesso e volentieri associato alla violenza, ma è un preconcetto sbagliato.

Alla base del rugby ci sono una serie di regole che possono contribuire al corretto sviluppo pedagogico e all’educazione del bambino: c’è il gioco di squadra, il rispetto dell’arbitro e degli avversari e il coinvolgimento di tutti i giocatori in campo. E se ancora non ti ho completamente convinto, ho altre ragioni da darti…

Uno sport per tutti

Il rugby è uno sport adatto a tutti, ragazzi, adulti, bambini e bambine. C'è chi inizia addirittura all'età di 2 anni rincorrendo un pallone ovale di spugna colorata. Non occorre infatti che il bambino abbia una struttura fisica robusta o già ben sviluppata, perché per giocare a rugby non sono richieste doti fisiche particolari; è un gioco che riesce a coinvolgere tutti i bambini, oltretutto nel rugby non si parla di agonismo fino ai 12 anni: performance e risultati lasciano il posto a partecipazione e apprendimento.

Sviluppa le capacità motorie

Questa disciplina sportiva, nata in Inghilterra e velocemente diffusasi in ogni parte del mondo, aiuta a sviluppare molteplici capacità motorie: non solo perché sono coinvolte tutte le parti del corpo, ma anche perché offre davvero un’ampia varietà di movimenti che consentono al bambino di sviluppare la coordinazione, la forza e la velocità.

Insegna il rispetto

Il principio alla base del rugby è evitare di far male e di farsi male. È assai improbabile che in campo si verifichino falli o comportamenti sbagliati, perché il rispetto per l’avversario è una delle prime cose che vengono insegnate. Una regola di questo sport è infatti che nessun membro della squadra, fatta eccezione del capitano, può parlare e tanto meno contestare l’arbitro. Se qualcuno lo fa, la squadra viene penalizzata.

Il terzo tempo

Il rispetto verso l’avversario è espresso nel modo migliore in quello che viene chiamato Terzo Tempo della partita. In pratica, nel momento in cui la partita finisce e c'è il fischio dell'arbitro, le due squadre mettono da parte la rivalità e vivono insieme un momento di socialità condivisa, magari ritrovandosi in un pub davanti a un boccale di birra (ma questo non succede con i bambini!).

Non solo per maschietti

Credere che il rugby sia adatto solo ai maschietti è un'altra idea che non ha fondamento. Fino ai 12 anni, bambini e bambine possono giocare tranquillamente insieme, solo intorno ai 14 anni inizia a verificarsi una scarsa adesione delle ragazze dovuta anche al fatto che è difficile raggiungere i numeri per creare una squadra. Le bambine tuttavia sono molto portate per lo sport e si appassionano di più: sarebbe un peccato non dare l'opportunità anche a loro di imparare le basi di una disciplina sportiva che ha così tanti buoni principi da trasmettere.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento il parere di Silvia Vaccarone di Rugbytots Monza: "Una volta i bambini avevano più libertà di fare esperienze motorie autonome in ambienti destrutturati, ma ora le nostre vite frenetiche e molto controllate lasciano meno spazio a queste esperienze autonome. Ecco perché è importante iniziare già da 2 anni ad aiutare i bambini a consolidare i loro schemi motori di base in un ambiente divertente, stimolante e sicuro come quello offerto nei corsi Rugbytots. Sicuro perché non ci sono contrasti o contatti tra bambini, e i materiali utilizzati sono morbidi e colorati e igienizzati prima e dopo ogni lezione.

Inoltre la partecipazione attiva del genitore che sostiene, trasmette entusiasmo e dedica attenzione al proprio bambino pone le basi per una maggiore autostima del bambino, elemento importantissimo per permettergli di affrontare le sfide della vita con serenità e fiducia nei propri mezzi. Alcuni genitori si pongono il problema se sia un’attività adatta a tutti: non ci sono limitazioni, ogni bambino o bambina con le sue specificità è accolta in squadra con attenzione, e il divertimento è assicurato per tutti.

Infine i bambini che dopo aver fatto 2 o 3 anni con Rugbytots passano a una successiva attività sportiva anche diversa dal minirugby, arrivano agli allenatori già più pronti sul profilo della coordinazione e dell’attitudine al rispetto delle regole e dei compagni".