Scrivere la storia dell’atletica italiana in 10 minuti: l’oro di Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi

Nella giornata di ieri, nello stadio olimpico di Tokyo, due atleti italiani hanno scritto la storia dello sport italiano in pochi minuti. Marcell Jacobs è il primo sprinter a vincere l’oro nei 100 metri e Gianmarco Tamberi ha conquistato l’oro pari merito con il suo amico e rivale di sempre, Barshim.
Gaia Cortese 2 Agosto 2021

È successo tutto in appena 10 minuti. Quando lo sport italiano iniziava a soffrire la mancanza di medaglie d’oro, Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs hanno scritto la storia salendo sul primo gradino del podio.

Dopo essere stato il primo italiano a entrare in una finale delle Olimpiadi, Lamont Marcell Jacobs è stato anche il primo sprinter italiano a vincere la medaglia d’oro nei 100 metri piani con il tempo di 9″94. Prima di lui, c’era riuscita solo Sara Simeoni, oro a Mosca ’80.

Chi è Marcell Jacobs

Nato a El Paso, in Texas, il 26 settembre 1994, Marcell Jacobs è tornato a vivere in Italia, a Desenzano sul Garda, dopo la separazione dei genitori (padre marine americano e madre italiana). Durante la sua infanzia, Marcell si dedica prima al basket e poi al calcio, poi a 10 anni si dà alla velocità e comincia ad allenarsi con il mito di Pietro Mennea in testa. Un infortunio nel 2017 al quadricipite femorale della gamba sinistra gli nega tuttavia la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Rio e lo costringe a una lunga pausa convincendolo a puntare sulla velocità pura.

Per centrare il sogno di una medaglia olimpica, Marcell ha lavorato duramente, concentrandosi anche sull’ipervelocità. Un articolo sulla Gazzetta racconta di come l'atleta si sia allenato correndo con il cosiddetto scudo aerodinamico, dietro ad auto che, trainando una sorta di barriera su ruote, avanzano annullando la resistenza dell’aria e a ritmi definiti.

Allenato da Paolo Camossi e dalla mental coach Nicoletta Romanazzi, Jacobs ha lavorato molto anche sul suo stato mentale, acquisendo maggiore sicurezza in se stesso: mentre infatti prima affrontava le competizioni con molta più ansia, con il tempo è riuscito a sbloccarsi e ad arrivare alla gara con la testa giusta. Merito anche del grosso lavoro che ha affrontato per tornare ad avere rapporti distesi con il proprio padre, un passo fondamentale per instaurare anche un buon rapporto anche con i suoi rispettivi tre figli: Jeremy, 7 anni, nato da una precedente relazione, Anthony e Meghan, figli della sua attuale compagna Nicole.

Ina una giornata che è stata storica per lo sport italiano, ad aspettarlo al traguardo c’era un grandissimo altro atleta: Gianmarco Tamberi, detto Gimbo, che pochi minuti prima aveva appena conquistato una medaglia d'oro nel salto in alto. Ieri, nello stadio olimpico di Tokyo, Tamberi ha infatti condotto un'altra gara perfetta, tirando fuori il meglio di sé e tornando a saltare 2.37 (una misura che non gli riusciva dal 2016).

Chi è Gianmarco Tamberi

Nato il 1 giugno 1992 ad Ancona, Tamberi ha iniziato a saltare a 12 anni, anche se la sua grande passione era il basket. Tuttavia, complice il padre (due volte primatista italiano e atleta alle Olimpiadi di Mosca ’80 nella specialità del salto in alto) e un talento innato, all’età di 16 anni Gianmarco sceglie il salto e, quattro anni dopo, si piazza quinto agli Europei di Helsinki, guadagnandosi il pass per i Giochi di Londra.

Proprio come è accaduto a Jacobs, anche l'atleta anconese nel 2016 aveva dovuto rinunciare al suo sogno olimpico, a causa di un infortunio alla caviglia proprio un mese prima della partenza per Rio. Un incidente di percorso che tuttavia non gli ha impedito di tornare a credere nei suoi sogni e di centrare, questa volta, l'obiettivo. Ieri, dopo il salto a 2.37, a disputarsi la gara erano rimasti solo Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim, da sempre grandi rivali e grandi amici.

"Nessuno di noi due voleva togliere all’altro la gioia della vittoria"

Gianmarco Tamberi

Uno dopo l'altro, entrambi hanno fallito l'ultimo salto a 2.39. Il giudice di gara ha dovuto quindi chiedere loro cosa preferissero fare: andare allo spareggio proseguendo con un salto aggiuntivo per determinare il vincitore o prendere l'oro a pari merito. I due atleti non hanno avuto alcun dubbio e hanno deciso di salire sul podio insieme:

"Non esiste altra persona con cui avrei voluto condividere pedana e medaglia se non Barshim – dichiarerà poi Gianmarco Tamberi –. Ha avuto il mio stesso infortunio, sa cosa ho passato e io so cosa ha passato lui. Ora siamo qui, a goderci la stessa medaglia". 

Lo spirito dei veri campi0ni si vede sempre, nelle sconfitte come nelle vittorie.