Sonita Alizadeh, la rapper e attivista afghana che non ha mai voluto diventare una sposa bambina

Nel mondo ogni giorno oltre 33mila bambine vanno incontro a un matrimonio forzato. Una tradizione tribale che è molto diffusa in Afghanistan, soprattutto dopo la presa del potere da parte dei talebani. A questo, Sonita Alizadeh si è sempre opposta, trovando nella musica la sua libertà.
Gaia Cortese 25 Aprile 2022

Afghanistan 2022. Vent’anni di occupazione occidentale non sono riusciti a cancellare  una tradizione tribale come quella che costringe delle bambine a contrarre matrimonio. Una piaga sociale che ha conseguenze gravissime come l'abbandono scolastico e la mancanza di istruzione, l’isolamento sociale e l'aumento dei casi di violenza domestica, senza contare l'elevato numero di gravidanze precoci che implicano un alto rischio di mortalità sia per le madri che per i loro bambini.

Il prezzo medio per una sposa bambina in Afghanistan è di duemila dollari. Sonita Alizadeh, invece, sarebbe stata venduta per novemila dollari, ma ha avuto la fortuna di poter cambiare il suo destino.

Oggi Sonita ha 25 anni ed è una rapper e attivista afghana. Cresciuta a Heirat, in Afghanistan, durante il primo regime dei talebani, all’eta di dieci anni, Sonita ha rischiato di essere venduta come sposa. La sua famiglia è però fuggita in Iran dove Sonita, non avendo con sé i propri documenti e quindi alcun diritto all’istruzione, passava il tempo lavorando e occupandosi di pulire i bagni pubblici.

In questo periodo Sonita frequenta un’associazione no profit  e ha l’occasione di imparare a scrivere e a leggere e, in particolare, a scrivere canzoni. L’incontro con una giovane regista iraniana permette a Sonita di realizzare dei video musicali che riscuotono un discreto successo, tant’è che la giovane, nel 2014, partecipa ad un concorso americano e scrive una canzone che ha lo scopo di spronare il popolo afghano a votare alle elezioni. La canzone permette a Sonita di vincere un premio di mille dollari, che la ragazza invia alla madre rientrata nel frattempo in Afghanistan.

Non passa molto tempo perché la madre le comunichi tuttavia che anche lei deve rientrare in Afghanistan e sposarsi con un uomo a cui è stata venduta per novemila dollari, soldi che la famiglia utilizzerebbe per il matrimonio del fratello.

In aiuto della ragazza interviene Rokhsareh Ghaemmaghami, la regista del documentario “Sonita”, che paga duemila dollari alla madre, chiedendo sei mesi di tempo prima di procedere con i preparativi del matrimonio forzato.

In questo tempo Sonita scrive “Brides for sale”, una canzone che denuncia apertamente il fenomeno delle spose bambine. Nel video, girato dalla regista iraniana, Sonita è vestita con un abito da sposa, ha il volto coperto di lividi ferite e ha un codice a barre sulla fronte. Le sue sono parole di supplica affinché la  sua famiglia rinunci a venderla al miglior offerente.

Il video non solo diventa popolare tra le donne in Afghanistan, ma attira l’attenzione del gruppo no-profit Strongheart Group, che contatta Sonita per darle l’opportunità di vivere negli Stati Uniti. Sonita riceve una borsa di studio dalla Wasatch Academy e attualmente vive e studia a Washington D.C. dove frequenta l'American University.

Oltre a studiare Sonita scrive ancora canzoni e il documentario a lei dedicato, oltre ad avere ricevuto moltissime recensioni positive, è anche stato presentato in anteprima all'International Documentary Filmfestival Amsterdam nel novembre 2015 e iscritto al Sundance Film Festival dove ha vinto il Gran Premio della Giuria.