Spiegare la scienza attraverso i fumetti: l’intervista al matematico Roberto Natalini

Accostare personaggi di fantasia ad argomenti cruciali per il pianeta ma, talvolta, oscuri per molti. Una sfida raccolta da Roberto Natalini, matematico del Cnr, che è ritornato in un universo che lo aveva colpito da sempre. L’obiettivo è stimolare i cittadini del domani a saperne di più tra colori e “balloons”.
Emanuele La Veglia • 28 Luglio 2021

Da piccolo lo affascinavano sia la scienza che i fumetti, oggi è riuscito a mettere insieme entrambi gli interessi. Stiamo parlando di Roberto Natalini, direttore dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo "Mauro Picone" presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche dove svolge il ruolo di dirigente. Sulla sua strada ha incontrato Andrea Plazzi, laureato come lui in matematica, che lavora nell'editoria. Tra loro c'è un grande legame e la volontà di una collana per rendere più comprensibili degli argomenti che possono apparire complessi.

Cosa c'è dietro questa intuizione?

Una passione che ha avuto origine molto tardi, ma in un certo senso presto. Da bambino, mi piaceva ideare giornali, che stampavo a casa mia, oppure, con mio fratello e qualche amico, festival di cinema e spettacoli teatrali. Dopo il liceo, mi sono catapultato nell'università, che mi ha assorbito completamente. A ricondurmi verso la divulgazione, è stata la mia amica d'infanzia Rossella Panarese che spesso veniva a intervistarmi e che purtroppo è scomparsa pochi mesi fa. Grazie a lei e a Pietro Greco, ho deciso di dedicare parte del mio tempo, a qualcosa di nuovo.

Come la realizzazione dei soggetti…

Ho collaborato con Francesco Artibani, noto sceneggiatore della Disney, nel concepire l'idea narrativa alla base di un paio di storie, dove, ad esempio, ho pensato di far tornare Topolino nel passato per sventare il sabotaggio ad uno dei primi computer italiani, installato al Cnr nel 1955. È stata l'occasione per mostrare al grande pubblico in che cosa consiste la mia professione.

Cosa cambia a seconda dell'età dei lettori?

Il linguaggio, le tematiche, ma, in linea di massima, se una storia va bene per un ragazzo, può funzionare ancora meglio con gli adulti. In ogni caso, non credo esista una formula magica. Conta il sapersi immedesimare veramente nelle persone e l'intensità di ciò che si dice ed è quello a fare la differenza.

Qual è la particolarità della sua disciplina?

Il fatto di essere un metodo, un modo di vedere la realtà. Si considera una questione pratica, almeno all'inizio, la si astrae dal contesto circostante e, si usa la potenza dell'astrazione per cercare di risolverlo. A volte passano decenni, durante i quali ci si dimentica magari da dove si è partiti. Tutti i problemi hanno un punto di vista matematico. Le onde elettromagnetiche, che usiamo ascoltando la radio, parlando a telefono o semplicemente guardandoci intorno (la luce stessa ne è composta) sono state teorizzate dalle equazioni dello scozzese James Clerk Maxwell. Così come, negli anni Trenta, le idee di alcuni matematici hanno portato all'attuale rivoluzione informatica.

Come si porta tale conoscenza nel mondo dei fumetti?

Si parla con gli autori, si cerca del materiale biografico e fotografico e si prova a comunicare il senso profondo di certi risultati, convertendo dei concetti in immagini. L'importante è non pretendere di scrivere un saggio scientifico che sarebbe noiosissimo. Le vignette devono essere di intrattenimento, suscitare curiosità e voglia di approfondire. Ovviamente senza sostituirsi allo studio, ma si può riuscire a motivare qualcuno a fare di più e per me conta parecchio.

Foto nel testo di Roberto Natalini