Stephen Hawking e il suo instancabile ottimismo: “Sono stato fortunato sotto quasi ogni aspetto della vita”

La sua tenacia e volontà non hanno mai permesso alla sua malattia di distrarlo dai suoi studi in cosmologia. Stephen Hawking ha lasciato un grande esempio di forza interiore stupefacente.
Gaia Cortese 12 agosto 2019

Non particolarmente brillante nei suoi primi anni di scuola, anzi piuttosto svogliato e distratto, difficilmente si sarebbe potuto immaginare che Stephen Hawking sarebbe diventato uno dei più autorevoli fisici del mondo. Matematico, astrofisico, cosmologo, divulgatore scientifico, Hawking dedica la sua vita agli studi sulla relatività generale, sui buchi neri e sull'origine dell'universo; ma anche a non farsi abbattere dalla malattia che lo colpisce da giovane: sclerosi amiotrofica laterale (SLA), una patologia che provoca la distruzione delle cellule nervose e che porta, nella maggior parte dei casi, a una morte precoce.

A parte la sfortuna di contrarre la malattia dei motoneuroni, sono stato fortunato sotto quasi ogni altro aspetto.

Stephen Hawking

Forse non tutti sanno che se all’Università di Oxford ci fosse stata la Facoltà di matematica, forse il giovane Hawking non sarebbe diventato un fisico di fama internazionale. Praticamente costretto a ripiegare sulla fisica, per questo motivo, si laurea con lode con una tesi in Scienze Naturali dopo tre anni, per poi trasferirsi a Cambridge dove approfondisce i suoi studi in cosmologia, preferendo quindi le grandi leggi dell'universo (secondo lui "ferme agli anni '30").

La malattia gli viene diagnosticata proprio nel periodo dei suoi studi a Cambridge, quando la difficoltà nell’uso delle mani lo convincono a sottoporsi a esami sempre più specifici; tuttavia, la terribile diagnosi non interferisce con la forte volontà del giovane scienziato che continua a dedicarsi ai propri studi. È poi in questo stesso periodo, per l’esattezza nel ‘62, che Hawking conosce ad una festa di Capodanno la sua futura prima moglie, Jane Wilde, che gli starà accanto per gran parte della sua vita e gli darà tre figli.

Nel corso della sua vita Stephen Hawking non si è mai lasciato distrarre dalla sua malattia. Nel 1979 viene nominato titolare della cattedra di matematica già occupata in passato da Isaac Newton, e, ormai immobilizzato dalla testa ai piedi, insegna ai suoi alunni solo servendosi della voce. Tra il 1965 e il 1970 elabora un modello matematico che dimostra l'evoluzione dell'universo attraverso il Big Bang; negli anni '70 compie importanti studi sui buchi neri, divulgati in seguito attraverso il capolavoro e best-seller (ma di ardua comprensione, malgrado le intenzioni dell'autore) "Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo".

Nel 1986 Hawking viene nominato membro della ristrettissima cerchia della Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2009, invece, è l'ex Presidente Barack Obama a consegnargli la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza degli Stati Uniti d'America.

Mancava solo il Nobel. L'assenza di prove sperimentali per le teorie di Stephen Hawking è forse il motivo della mancata assegnazione del premio Nobel per la fisica allo scienziato britannico. Alcuni esperimenti hanno riprodotto in laboratorio dei sistemi che si comportano in maniera analoga a quella dei buchi neri, dove l'emissione di radiazione è però rappresentata da onde acustiche. Basandosi sui dati raccolti e sulla teoria di Hawking, nel maggio del 2016, Jeff Steinhauer, dell'Istituto israeliano Technion di Haifa, ha dichiarato di aver simulato un buco nero in laboratorio, verificando la teoria dell'evaporazione degli oggetti come descritta dal fisico britannico 42 anni prima. Secondo il Times questa teoria e dimostrazione relativa avrebbe potuto valergli realmente il Nobel.