Sul palco di Sanremo con la Sla: il rap di speranza di Paolo Palumbo

22 anni, originario della Sardegna, nel corso della seconda serata del Festival di Sanremo Paolo Palumbo, affetto da Sla, è salito sul palco dell’Ariston e si è esibito con una canzone scritta da lui in cui racconta la propria lotta quotidiana e la speranza che la rende possibile.
Sara Del Dot 6 febbraio 2020

“Nella vita di ognuno di noi c’è un sogno da realizzare
Dicono per ottenere ciò che vuoi devi lottare
Non me la sento proprio di lasciarmi andare
Perché se esiste una speranza io ci voglio provare
Mi chiamo Paolo ho 22 anni e ho la Sla
L’ho scoperto quattro anni fa
Sono la montagna che va da Maometto
pur restando disteso nel letto
per volare mi bastano gli occhi
quelle volte che il mondo sta stretto”

Non era però disteso nel suo letto Paolo Palumbo, 22enne sardo, quando ieri sera ha calcato il palco dell’Ariston, conquistandosi un meritatissimo, lungo applauso e anche qualche lacrima di commozione. Con la sua canzone “Io sono Paolo”, di cui ha scritto parole e musica e che ha interpretato assieme al rapper Kumalimbre, ha conquistato il Festival di Sanremo e non solo per il testo potente del brano che affronta a viso aperto una malattia come la Sclerosi laterale amiotrofica. Paolo, infatti, questa canzone l’ha cantata attraverso un computer, lo stesso computer che rappresenta l’unico modo in cui, da qualche anno, riesce a comunicare con gli altri ciò che pensa e che sente. Un computer su cui Paolo scrive utilizzando gli occhi e che trasforma le sue parole in una voce metallica.

“Piacere sono Paolo
Ho fretta di raccontare
Scusatemi la voce da casello autostradale.
Sognavo di fare lo chef
Ci sono riuscito
Vedermi con la sedia a rotelle
Ti ha infastidito?
Questa malattia fa paura vista da fuori
Ho lottato pure quando ho perso i sapori
Ho guidato un drone nel cielo
Ho parlato al G8
E ora canto a Sanremo”

Paolo scopre di avere la Sla presto, troppo presto, nel 2016. Ha solo 17 anni, e sogna di diventare chef. Ma presto la malattia che l’ha colpito gli impedisce di prendere in mano gli attrezzi della cucina. Ad aiutarlo il fratello Rosario, accanto a lui ai fornelli come sul palco dell’Ariston, che da subito diventa le sue braccia e le sue mani aiutandolo in qualunque cosa. Durante la malattia, che gli impedisce di muoversi sempre di più, Paolo si appassiona alla musica, tanto da presentare il proprio brano al festival di Sanremo, nella sezione giovani. La canzone non passa alle fasi finali, ma Paolo viene invitato comunque a effettuare una performance con la canzone in cui ha raccontato la sua vita, la sua battaglia e la sua speranza.

Dopo la canzone, Paolo ha dedicato al pubblico alcune parole.

"Chiudete gli occhi: provate a immaginare che la vostra quotidianità, anche nei gesti più piccoli, venga improvvisamente stravolta. Immaginate che il corpo che per anni vi ha sostenuti non risponda più ai vostri comandi, e che non possiate più provare il piacere di dissetarvi con un sorso d’acqua, di canticchiare la vostra canzone preferita, o di fare un bel respiro profondo. 

(…)

La mia non è la storia di un ragazzo sfortunato, ma quella di un ragazzo che non si è arreso davanti alle difficoltà e ha imparato a farne un punto d’appoggio su cui costruire qualcosa di nuovo. Quando vi dicono che i vostri sogni non si possono realizzare, continuate dritti per la vostra strada e seguendo il cuore, perché i limiti sono solo dentro di noi. La vita non è una passeggiata e dovremmo fronteggiare le sfide che ci mette davanti con tutto l’entusiasmo possibile."

Parole di un ragazzo che, seppure immobile, è in grado di aprire gli occhi a tutti noi, ponendoci davanti alla domanda:

Avete usato il vostro tempo nel migliore dei modi? Avete detto tutti i “Ti voglio bene” che volevate? Avete cercato di fare il lavoro che sognavate di fare per svegliarvi col sorriso?"