Theresa Kachindamoto, la donna che ha salvato 500 spose bambine dal matrimonio precoce in Malawi

“I bambini devono andare a scuola, perché solo l’istruzione può garantire loro un futuro”. Sono le parole di Theresa Kachindamoto, il capo anziano di una tribù nel distretto di Dedza in Malawi che lotta ogni giorno contro l’usanza di unire in matrimonio bambine e uomini adulti.
Gaia Cortese 8 ottobre 2019

Ha annullato più di 800 matrimoni salvando almeno 500 bambine. Inkosi Theresa Kachindamoto lavorava come segretaria in un college a Zomba, una regione del Malawi. Richiamata dalla famiglia per guidare la sua tribù nel distretto di Dedza, Theresa ha raccontato di esser rimasta turbata al suo arrivo alla vista di tante bambine sposate con uomini adulti. Superato lo shock iniziale, la donna si è subito adoperata per debellare questa piaga così diffusa tra le tribù del suo Paese.

In Malawi il matrimonio civile tra minori è vietato. Ma il fenomeno delle spose bambine purtroppo esiste perché nella maggior parte dei casi viene scelto il rito tradizionale tribale. Theresa Kachindamoto, come capo anziano di una tribù di più di 900mila persone, si è impegnata attivamente per convincere la sua gente ad abbandonare questa pratica e ha ottenuto la soppressione di ben 800 unioni.

La sua lotta contro l'usanza dell’unione matrimoniale tra bambine e uomini adulti non è tuttavia ben vista da capi anziani delle altre tribù e, per questo motivo, è stata anche molto criticata. Sono segnali di una mentalità ancora troppo radicata, ma l’impegno che ci sta mettendo Inkosi Theresa Kachindamoto è un segno di speranza per questa parte di Africa.

I bambini non devono sposarsi prima del tempo, devono andare a scuola. Il loro compito non è fare le faccende domestiche o accudire i figli ma studiare perché solo l’istruzione può garantire loro un futuro.
Inkosi Theresa Kachindamoto

Secondo le stime Unicef, la maggior parte delle spose bambine, circa il 40%, proviene dall’Asia Meridionale, seguita dall’Africa Subsahariana, dove sono oltre 115 milioni, pari al 18% del totale.

In una nota dell’Unicef si legge: “Quando una ragazza è costretta a sposarsi da bambina affronta conseguenze immediate e per tutta la vita. Le sue possibilità di portare a termine il percorso scolastico diminuiscono, aumentano le possibilità di subire violenza a casa, ha maggiori probabilità di diventare madre durante l’adolescenza e le ragazze adolescenti hanno più probabilità di morire per complicazioni durante gravidanza e parto rispetto alle ragazze più grandi. Ci sono anche conseguenze sociali importanti e maggiori rischi di perpetuare il circolo intergenerazionale della povertà”.

Dieci anni fa in Asia, una bambina su due rischiava di sposarsi ancora minorenne.

Oltre al retaggio culturale, un altro fattore che contribuisce a portare avanti la pratica dei matrimoni precoci è la povertà, che spinge i genitori a concedere le proprie bambine in sposa in cambio di denaro. A queste si aggiunge l'errata percezione che in questo modo la bambina sarà "protetta" e la carenza di leggi che proibiscano la pratica.

Sempre secondo l'Unicef, negli ultimi anni le campagne di comunicazione sull’illegalità dei matrimoni precoci, l’aumento del tasso di istruzione per le ragazze e gli investimenti dei governi sulle donne in età adolescenziale hanno determinato un calo nel numero delle spose bambine.

Il problema esiste anche nei Paesi ad alto reddito. Senza allontanarci troppo, nel 2017 nell’Unione Europea solo quattro Paesi non tolleravano alcuna eccezione all’età minima di 18 anni per contrarre matrimonio: secondo quanto riportato dall'Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa in Albania i matrimoni in cui la sposa è minorenne sono il 10%, in Serbia l’8%, in Macedonia il 7% e in Bosnia il 4%.

Fonte | Unicef