Tumore del polmone con alterazione del gene Alk: la nuova speranza contro le metastasi si chiama lorlatinib

Il farmaco, appena approvato in Italia, si è dimostrato in grado di superare la barriera ematoencefalica e far regredire le metastasi cerebrali, una delle più frequenti e complesse conseguenze cui vanno incontro pazienti affetti da un tumore del polmone non a piccole cellule con alterazione Alk in stadio avanzato e con una progressione della malattia dopo una terapia con inibitori della tirosin chinasi di seconda generazione.
Kevin Ben Alì Zinati 4 Dicembre 2021
* ultima modifica il 04/12/2021

C’è una nuova, importante, speranza per i pazienti colpiti dal tumore al polmone. Sì, lui: uno dei tumori più diffusi al mondo e in Italia, dove ne vengono registrati più di 40mila casi ogni anno, e uno dei più “silenziosi” dato che nella maggior parte dei casi non mostra sintomi riconoscibili comportando diagnosi in ritardo.

La novità riguarda in particolare le persone affette da una neoplasia non a piccole cellule con l’alterazione di Alk in stadio avanzato e con una progressione della malattia dopo una terapia con inibitori della tirosin chinasi di seconda generazione.

Il farmaco lorlatinib, approvato in regime di rimborsabilità per il trattamento in monoterapia, si è dimostrato efficace contro il tumore e soprattutto nei confronti delle metastasi cerebrali conseguenti.

L'alterazione a carico del gene Alk, dovuta alla fusione di due frammenti di geni, è presente nel 5-7% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule. Quando presente, essa provoca la produzione di una proteina mutata che promuove la crescita tumorale e la metastatizzazione delle cellule neoplastiche.

Le terapie standard prevedono trattamenti con farmaci inibitori della tirosin chinasi in grado di bloccare l’azione della proteina mutata. C’è però un problema: i pazienti trattati vanno comunque incontro a una progressione della malattia a causa di mutazioni secondarie.

La scienza ha così messo a punto farmaci di seconda generazione per bypassare il problema ma è stato osservato che il tumore, una volta attaccato, si riarrangia facendosi largo nel sistema nervoso centrale per arrivare fino al cervello.

La nuova cura con il lorlatinib è un inibitore della tirosin chinasi di terza generazione ed è costruito appositamente per superare la barriera ematoencefalica e agire sulle metastasi cerebrali facendole regredire.

Fonte | AdnKronos

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