Tumore del polmone: Osimertinib è il farmaco che ridurrebbe il rischio di recidiva

Lo studio è stato presentato alla conferenza della American Society of Clinical Oncology 2020. Dai risultati, il farmaco Osimertinib si è rivelato efficace nel migliorare la sopravvivenza libera da malattia e nel diminuire il rischio di recidiva nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e positivo alla mutazione EGFR e che erano già stati sottoposti alla chirurgia e alla chemio. Secondo gli autori, lo studio è pronto per cambiare il paradigma clinico per il trattamento di queste malattie.
Kevin Ben Ali Zinati 3 giugno 2020
* ultima modifica il 18/06/2020

Un’importante nuova speranza nel trattamento del tumore al polmone si chiama Osimertinib. È una terapia molecolare che ha dimostrato di poter ridurre dell’80% il rischio di una recidiva o di morte: su un campione di oltre 600 pazienti affetti da un carcinoma polmonare non a piccole cellule e positivo alla mutazione EGFR e che erano già stati sottoposti sia alla chirurgia che alla chemio, il farmaco avrebbe migliorato la sopravvivenza libera da malattia, tanto che il progetto è stato sbloccato in anticipo rispetto ai tempi standard. I risultati dello studio di fase III ADAURA sono stati resi noti durante la conferenza della American Society of Clinical Oncology 2020.

Lo scenario

Il tumore al polmone è la principale causa di decesso per cancro in tutto il mondo, con oltre 1,7 milioni di casi ogni anno. Tradizionalmente, il trattamento primario prevede l’asportazione del tumore, dove possibile mediante intervento chirurgico, e poi la somministrazione della chemioterapia a base di cisplatino adiuvante. Tuttavia, le possibilità di rivedere il tumore o, purtroppo, di morte dopo il trattamento sono molto elevate. In percentuale, si parla del 45% nel caso di un tumore localizzato di livello IB e del 75% nel caso di una massa in forma avanzata in fase III. L’utilizzo dei biomarcatori per individuare e trattare i tumori è diventata una delle vie più battute dalla ricerca negli ultimi anni. Nel caso del carcinoma polmonare, uno dei primi biomarcatori utilizzabili è stata l'alterazione molecolare del gene EGFR: l’Osimertinib è, appunto, un inibitore del recettore del fattore di crescita epidermica di terza generazione (EGFR).

Lo studio

Adaura è uno studio di fase III randomizzato che ha coinvolto gli Stati Uniti, la Cina, la Corea, l’Australia e anche l’Europa. I pazienti inclusi nel progetto presentavano tumori polmonari in stadio IB, II o IIIA con mutazione EGFR confermata: come detto prima, tutti i 682 pazienti si erano già sottoposti ad asportazione chirurgica del cancro e alla chemioterapia postoperatoria. In modo causale e in un rapporto uno a uno, i pazienti hanno ricevuto l’Osimertinib o il placebo e sono stati trattati per 3 anni.

I risultati

I risultati presentati alla conferenza della Asco avrebbero dimostrato che nei pazienti con tumore del polmone in stadio II e IIIA, l’Osimertinib avrebbe migliorato la sopravvivenza libera dalla malattia dell'83% rispetto al placebo e il tasso di sopravvivenza a 2 anni sarebbe stato del 90%, mentre si è fermato solo al 44% con il placebo. Dall’altra parte, nei pazienti con tumore in stadio IB, una forma dunque precedente, il farmaco avrebbe ridotto il rischio di recidiva o morte del 79% rispetto al placebo alzando invece la sopravvivenza del 89% (contro il 53%). Lo studio, per la prima volta, ha dimostrato l’efficacia di aggiungere un agente mirato come Osimertinib ai trattamenti terapeutici standard: all’orizzonte, dunque, ci sarebbe un cambio di pratica clinica per il tumore del polmone, più sicuro ed efficace.

Fonti | "Osimertinib as adjuvant therapy in patients (pts) with stage IB–IIIA EGFR mutation positive (EGFRm) NSCLC after complete tumor resection: ADAURA" pubblicato su Meeting Library Asco il 31 maggio 2020

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