Vandana Shiva, l’attivista indiana che porta avanti la rivoluzione verde in tutto il mondo

Impegnata da sempre per la tutela della diversità biologica e contro gli OGM, l’attivista indiana Vananda Shiva è ormai considerata la leader indiscussa di una rivoluzione in atto per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche per il rispetto dei diritti di intere popolazioni.
Gaia Cortese 16 agosto 2019

Scienziata, scrittrice e attivista politica e ambientalista. Vandana Shiva è la leader indiscussa della rivoluzione verde, non solo in India, ma ormai in tutto il mondo. Vandana Shiva nasce in una città dell’Uttar Pradesh, nell’India del Nord-est. Il padre è guardia forestale, la madre maestra di scuola diventata poi contadina dopo la guerra di partizione tra India e Pakistan ('47-'48). La casa dei genitori è frequentata da intellettuali e seguaci di Gandhi, e per questa ragione fin da piccola, Vandana viene educata alla parità tra i sessi e al rifiuto del sistema delle caste.

Dopo aver terminato gli studi all’estero ed essersi laureata in fisica nucleare, Vandana Shiva torna a casa e rimane sconcertata nel vedere lo stato in cui si trovava l'Himalaya: con il cosiddetto aiuto della Banca Mondiale e la costruzione di una grande diga, una vasta area dell'Himalaya si era trasformata in un groviglio di strade e di slum. Decide così di abbandonare la fisica e di dedicarsi all'ecologia.

Vivere con meno è il nostro risarcimento.

Vandana Shiva

Nel 1982 Vandana crea a Dehra Dun, suo paese nativo, la Fondazione per la scienza, la tecnologia e l’ecologia, un istituto indipendente di ricerca, proprio mentre nella valle si diffonde il Movimento Chipko, costituito da donne che combattono la distruzione delle foreste da cui traggono sostentamento. Vandana Shiva si batte da anni per la tutela della diversità biologica e contro gli OGM; tra le sue battaglie, è questa quella che l’ha fatta conoscere in Europa. Secondo l’attivista indiana lo sfruttamento delle risorse naturali, delle foreste e delle zone coltivate porta inevitabilmente a uno sconvolgimento dell’economia della popolazione rurale indiana.

Donna e natura

Non a caso, l’opera più importante di Vandana Shiva è intitolata Terra madre. Sopravvivere allo sviluppo. In questo libro, l’autrice affronta i vari aspetti della globalizzazione imposta dall'Occidente e propone una diversa visione dello sviluppo in India, nel rispetto delle tradizioni e della figura della donna, la principale parte offesa in questo meccanismo, perché in India nel ceto sociale più povero, le donne sono sempre l’anello più debole. Da qui nasce il forte legame tra la natura e la donna e la conseguente ideologia ecologista e femminista portata avanti da Vandana Shiva. In un altro suo libro, Eco-feminismo scritto con Maria Mies, scrive: "Le donne non riproducono solo se stesse, ma formano un sistema sociale e dalla loro creatività proviene quello che io chiamo eco femminismo. Le donne sono le depositarie di un sapere originario, derivato da secoli di familiarità con la terra, un sapere che la scienza moderna baconiana e maschilista ha condannato a morte".

Il Movimento Navdanya

Nel '91 Vandana Shiva fonda Navdanya (che in hindi significa “nove semi”), il cui nome trae spunto dal rituale diffuso nel sud dell’India di piantare 9 semi in un vaso il primo giorno dell’anno. Dopo 9 giorni le donne si incontrano per confrontare i risultati e osservare quali semi si sono comportati meglio; le donne si organizzano poi per fare in modo che tutte le famiglie possano piantare i migliori semi a disposizione. Questi 9 semi del rituale indiano rappresentano le 9 coltivazioni da cui dipendono la sicurezza e l’autonomia alimentare indiana.

Negli ultimi anni il Movimento Navdanya ha permesso i primi accordi internazionali per la protezione della biodiversità; la difesa dei semi autoctoni dalle multinazionali, che pretendono di controllare le varietà agricole delle comunità locali, è diventato il principale impegno dell'attivista indiana. Oggi il Movimento Navdanya conta circa 70mila membri, soprattutto donne che praticano l’agricoltura organica in 16 stati del Paese, una rete di 65 banche dei semi che conservano circa 6.000 varietà autoctone.