Vuoi sapere il giorno preciso del parto? In futuro potrebbe predirlo un semplice esame del sangue

Ricercatori della Stanford University hanno scoperto che l’analisi di alcuni marcatori immunitari e biologici specifici contenuti in un semplice campione ematico possono indicare quanto tempo effettivamente manca alla nascita del tuo neonato.
Kevin Ben Alì Zinati 14 Giugno 2021
* ultima modifica il 16/06/2021

Quando sei incinta e stai per diventare mamma, sapere con precisione la scadenza del termine diventa una questione importante.

Certo, perché così puoi cominciare a fantasticare sul giorno del compleanno del tuo bambino, sul suo segno zodiacale e su chi altro è nato nel suo stesso mese.

Ma prevedere con anticipo la data del parto può servirti per preparare al meglio te e i medici ed evitare sorprese o inconvenienti.

Finora la stima della data di nascita di un neonato viene fatta in base a dei parametri indicativi. Si contano cioè 40 settimane dall’ultima mestruazione e si combina questo dato con i risultati delle ecografie e le dimensioni del feto.

Forse lo sai già: in media le donne partoriscono alla 40esima settimana ma qualunque momento tra la 37esima e la 42esima settimana può comunque essere il momento buono.

In un futuro non troppo lontano, però, le stime potrebbero diventare davvero più precise grazie a un test del sangue: alcuni segnali immunitari e biologici specifici contenuti in un semplice campione sono infatti capaci di indicare quanto tempo effettivamente manca al parto.

L’hanno confermato i ricercatori della Stanford University, descrivendo il nuovo test in un recente articolo su Science Translational Medicine.

Per metterlo a punto hanno seguito 63 donne giunte a un parto naturale negli ultimi 100 giorni della loro gravidanza. Le hanno sottoposte a più prelievi ematici in diversi momenti prima del parto e per ogni campione hanno analizzato 7.142 caratteristiche immunitarie, metaboliche, proteiche e cellulari.

L’idea di partenza dell’indagine era che questi parametri subissero modifiche a ridosso del travaglio e potessero diventare importanti strumenti predittivi.

Ben 58 donne del gruppo hanno partorito a termine mentre le restanti 5 hanno anticipato il parto di qualche giorno. I risultati delle analisi hanno dimostrato che nel loro segue vi era un aumento dei livelli progesterone e cortisolo e in parallelo un calo dei fattori che favoriscono la formazione dei vasi sanguigni.

Segnali, secondo i ricercatori, di un imminente distacco tra placenta e utero. Così come l’aumento delle piastrine, che avrebbe aiutato a prevenire eventuali emorragie durante il parto.

Nel sangue delle mamme sono state poi individuate anche delle molecole immunitarie specifiche nella fase preparatoria al travaglio. Il principale elemento predittivo era una proteina immunitaria regolatrice, IL-1R4, inibitrice di una molecola infiammatoria detta IL-33.

Verso la fine della gravidanza, il materiale placentare e le cellule fetali, infatti, raggiungono il sangue della madre, causando l'infiammazione e una conseguente risposta immunitaria.

L’ipotesi, hanno spiegato, è che il travaglio coincida proprio con la reazione infiammatoria: ciò potrebbe essere il modo in cui il sistema immunitario della madre si "protegge" preparandosi per la fase successiva quando, dopo il parto, iniziano la guarigione e la risoluzione immunitaria.

I ricercatori di Stanford sono convinti che entro i prossimi due o tre anni il test potrà essere aggiornato e perfezionato e messo a disposizione dei medici per prevedere l'inizio del travaglio nelle gravidanze sane.

Fonte | "Integrated trajectories of the maternal metabolome, proteome, and immunome predict labor onset" pubblicata il 5 maggio 2021 sulla rivista Science Tranlational Medicine

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