Abbracciarsi ci fa bene (e soprattutto ci manca): come farlo nonostante la pandemia

Oggi, come ogni 21 gennaio, è la Giornata Mondiale degli abbracci. A causa della pandemia in corso siamo stati costretti a rinunciare ad abbracciarci per troppo tempo, ma un modo per tornare a stringerci tra le braccia c’è, e a sostenerlo è una scienziata americana.
Gaia Cortese 21 Gennaio 2022

Il lockdown, la didattica a distanza, le mascherine obbligatorie, il distanziamento sociale, il vaccino con i richiami, il green pass per poter condurre una vita il più possibile simile a quella che era la normalità. Ma se davvero dovessi rispondere alla domanda su cosa mi abbia messo più a disagio in questa pandemia (anche più dell'eterna disputa tra pro vax e no vax) è la mancanza di abbracci. E la risposta sarebbe la medesima se mi venisse chiesto a quale regola ho trasgredito.

No, i nonni li ho tenuti (a fatica) lontano, dalla primissima volta che ci siamo incontrati dopo il lockdown, con un carico di emozione fortissimo, i sorrisi nascosti dalla mascherina e la consapevolezza di dover rimanere comunque distanti almeno un metro. Ma davanti alla prima quarantena della primogenita per un caso positivo in classe, credo non siano passate 48 ore per cedere (più felice che mai) alla sua richiesta: “Posso abbracciarti lo stesso, mamma?”.

L’abbraccio ha un potere immenso. Impossibile farne a meno. Abbracciarsi è un modo per scambiarsi un’emozione senza parlare. Si tratti di amore, amicizia, affetto o conforto, un abbraccio ti fa stare sempre bene e oltretutto scatena la produzione di ossitocina, il cosiddetto "ormone dell’amore" noto per ridurre lo stress, aumentare l’empatia, rafforzare i legami e favorire l'attaccamento.

Non solo. Secondo uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori della Carnegie Carnegie Mellon University e dell’Università della Virginia, quando neppure si immaginava una pandemia da Covid, un abbraccio può concorrere all’azione di difesa del sistema immunitario dalle infezioni. Quindi se ormai da mesi si parla di rapporto rischio-beneficio dei vaccini, si può pensare che un abbraccio possa essere dato senza che diventi una minaccia per la salute?

Tempo fa il New York Times ha intervistato la Dottoressa Linsey Marr, scienziata della Virginia Tech, approfondendo proprio il tema del rischio di esposizione virale durante un abbraccio. Basandosi su alcuni modelli matematici di uno studio di Hong Kong che mostrano come viaggiano i virus respiratori durante un contatto ravvicinato, la dottoressa ha calcolato che il rischio di esposizione durante un breve abbraccio può essere sorprendentemente basso, e soprattutto c’è modo e modo di farlo.

Innanzitutto è fondamentale indossare la mascherina e poi essere un po' selettivi e abbracciare solo persone conosciute, con cui abbiamo una certa confidenza. Meglio poi farlo all’aperto perché il rischio di contagio si abbassa anche di venti volte rispetto a un ambiente chiuso.

Si dovrebbe poi evitare di toccare il corpo o gli indumenti dell’altra persona con il viso o con la mascherina. L'abbraccio deve essere comunque breve e possibilmente con i volti rivolti in direzione opposta, in modo che il respiro delle due persone non si incroci e non si venga in diretto contatto con le particelle espirate. Gli esperti suggerirebbero anche di trattenere il respiro, cosa che tutto sommato si può fare visto e considerato che l'abbraccio deve essere di breve durata. Infine, dopo l’abbraccio occorre allontanarsi velocemente e distanziarsi di almeno un paio di metri in modo da non respirare troppo vicini. Va da sé che gli abbracci con le persone che presentano sintomi di Covid-19 come tosse o raffreddore gli abbracci vanno assolutamente rinviati a tempi migliori, almeno a tampone negativo.

L'articolo del New York Times fornisce poi specifiche norme da rispettare perché i nonni possano tornare ad abbracciare i nipoti, e viceversa.

Abbracciarsi all’altezza della vita o delle gambe riduce il rischio di esposizione diretta alle goccioline di aerosol perché i volti sono distanti. Certo, il viso o la mascherina indossata del bambino entra in contatto con gli indumenti dell'adulto, un rischio che può essere contenuto cambiandosi di abiti. È poi sempre fondamentale che la persona adulta abbia l'accortezza di distogliere lo sguardo dal bambino per non inalare il suo respiro.

Un'altra strategia vincente per i nonni è quella di abbracciare il bambino di spalle e di baciarlo sul capo, così da esporsi in maniera minima alle goccioline di aerosol del nipote. Ultimo, ma non meno importante, lavatevi sempre le mani, prima e dopo un abbraccio.