Abbuffate compulsive? In arrivo una nuova molecola per curare il disturbo

I disordini del comportamento alimentare potrebbero avere una nuova terapia, mirata e studiata ad hoc. È stata individuata una molecola che dovrebbe prevenire e contrastare il desiderio di abbuffarsi. Si tratta dell’oleoiletanolamide.
Valentina Rorato 3 giugno 2020
* ultima modifica il 09/06/2020

Il cibo è spesso la risposta a molte cose, non solo alla fame. Sei stanco, sei stressato o magari semplicemente sei annoiato e quasi, senza esserne consapevole, ti ritrovi davanti alla porta del frigorifero o con un cioccolatino in bocca. È normale ed è una risposta fisiologica a quelle emozioni negative, come la preoccupazione e l’ansia, che non riesci a verbalizzare. Il problema subentra quando questo atteggiamento diventa un comportamento compulsivo, quindi si ripete in continuazione e soprattutto non riesci a fermalo.

Si tratta di un disturbo alimentare, noto come Binge Eating Disorder (BED), ovvero è caratterizzato da abbuffate ricorrenti, esattamente come succede per la bulimia, anche se in questo caso chi ne soffre non si colpevolizza cercando di eliminare il cibo con lassativi o provocandosi il vomito. Ci sono, però, buone notizie, perché è allo studio un farmaco anti-abbuffata. Sarebbe il primo di questo genere e potrebbe aprire le porte a terapie mirate per i disturbi alimentali.

Il Gruppo di Lavoro “Obesità, Sindrome Metabolica e Disordini Alimentari” della Società Italiana di Farmacologia, coordinato da Silvana Gaetani del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza e da Carlo Cifani della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università di Camerino, ha individuato una nuova molecola, l’oleoiletanolamide (OEA).

Che cosa potrebbe fare questa nuova molecola? Il suo ruolo sarà quello di andare a prevenire e contrastare il desiderio di abbuffarsi, stimolando il segnale di sazietà e regolando il metabolismo dei grassi. Un bel passo avanti, come hanno specificato Adele Romano della Sapienza e Maria Vittoria Micioni Di Bonaventura dell’Università di Camerino, entrambe primi co-autrici dello studio: “Sappiamo che l'OEA è in grado di prevenire lo sviluppo di un comportamento alimentare anomalo, di tipo binge, e agisce modulando l'attività di circuiti cerebrali che rispondono alle proprietà piacevoli del cibo e/o all'esposizione a una condizione stressante”.

Dai risultati ottenuti durante i test pare che l'OEA possa essere un alleato per la prevenzione o la cura dei disturbi del comportamento alimentare. Attualmente le terapie per Binge Eating Disorder si basano su psicoterapia e farmacoterapia. E i farmaci utilizzati sono principalmente antidepressivi.

Fonte | “Oleoylethanolamide decreases frustration stress-induced binge-like eating in female rats: a novel potential treatment for binge eating disorder” pubblicato Nature il 30 aprile 2020

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