Agli attivisti che, per lottare, hanno perso la loro vita

Da Santiago Maldonato a Homero Goomez, sono centinaia ogni anno gli attivisti per i diritti umani o per l’ambiente che vengono assassinati a causa del loro coraggio e delle loro lotte.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
24 aprile 2020

Nel corso di tutta questa rubrica non ho fatto altro che parlare di lotte. Alcune conosciute da tutti, altre invece passate un po’ più sottotraccia, perché condotte da piccoli gruppi o in posti lontani e sperduti. Tutte, però sono vere. Alcune durano da anni, altre si sono concluse presto, alcune si sono vinte, altre sono ancora in corso. In ogni caso, a leggerle così, a conoscerle, è difficile non simpatizzare con i valori che hanno animato la vita dei loro protagonisti. Difficile non pensare che, al posto delle persone che hanno portato avanti queste battaglie, sicuramente ci si comporterebbe allo stesso modo. Ma la pratica è molto diversa dalla teoria. Per questa ragione ho deciso di dedicare questo ultimo articolo ad alcune persone che, nella storia, per difendere diritti, ambiente, comunità e tutto ciò in cui credevano hanno perso la loro vita. O meglio, sono state uccise. Vittime di chi, queste lotte, le ha volute soffocare. Non riuscendoci.

Secondo il report della ONG Front Line Defenders, solo nel 2019 sono più di 304 gli attivisti e le attiviste per i diritti umani che sono stati uccisi in 31 Paesi del mondo. 304 persone uccise nel corso di un solo anno. Un numero altissimo, che può farci capire come per salvaguardare i diritti, la giustizia sociale, la libertà, ci sia ancora tanto, troppo lavoro da fare. In questo ultimo capitolo della mia rubrica, voglio ricordare alcuni attivisti che nel corso della storia recente hanno perso la vita ma che non sono mai stati dimenticati.

Santiago Maldonado

Santiago Maldonado è stato un giovane attivista, manifestante sostenitore della resistenza della comunità indigena Mapuche, che nel tempo ha visto i propri territori, la propria casa, essere sottratta dal loro controllo perché acquistata direttamente dallo Stato da parte di aziende multinazionali come quella del gruppo Benetton Compañía de Tierras del Sur Argentino, che oggi detiene il possesso legale su quei territori, nonostante come si legge sul sito di Amnesty International, la comunità Mapuche esiste da molto prima della costituzione dello Stato argentino. Il conflitto tra indigeni e Compañía era iniziato nel 2015 quando i Mapuche si ri-stabilizzarono in un territorio che era stato loro usurpato e l’azienda aveva avanzato una denuncia per espropriazione.

Santiago, a soli 28 anni era un attivo partecipante alla causa Mapuche e viveva come loro ospite, battendosi per i diritti di queste comunità e partecipando al loro fianco alle manifestazioni per bloccare le costruzioni di infrastrutture che avrebbero danneggiato il loro territorio, a favore di una ripresa del controllo delle popolazioni indigene sui territori che appartengono a loro di diritto. Il giorno del 1 agosto 2017, durante una manifestazione, un picchetto in cui le forze di sicurezza militare chiamate Gendarmeria nazionale argentina dispersero i manifestanti sparando proiettili di gomma e spingendoli verso il fiume, Santiago scomparve misteriosamente. Il suo cadavere fu ritrovato a ottobre dello stesso anno mentre galleggiava nel fiume Chubut, sollevando diversi dubbi sulle cause della sua morte. Dubbi, purtroppo, ancora rimasti senza soluzione nonostante la costante richiesta della riapertura di un’indagine seria.

Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni, detto Vik, è stato un giovane attivista, scrittore e poeta, che ha perso la vita a Gaza nell’aprile del 2011. Originario di un paese della Brianza, Vittorio a partire dall’età di 20 anni aveva trascorso diverso tempo in vari luoghi del mondo lavorando come cooperante. Schieratosi con la causa palestinese, negli ultimi anni della sua vita visse a Gaza, non con poche difficoltà. Fu espulso e cacciato dalle autorità israeliane diverse volte. Da Gaza, diffondeva informazioni, scritti, poesie sulla situazione che vedeva e viveva in quei luoghi, fornendo da importante voce e collegamento della Striscia con il mondo esterno e con i media internazionali. La sera del 14 aprile 2011 fu rapito da un gruppo terrorista e il suo corpo venne ritrovato senza vita il giorno successivo. Vittorio viene solitamente ricordato con la sua espressione “Restiamo umani”.

Marielle Franco

Marielle Francisco da Silva è stata una sociologa e politica brasiliana, femminista e attivista per i diritti umani, uccisa a soli 38 anni nel marzo 2018. Nata a Rio de Janeiro, in una favela a nord della città, Marielle ha lottato tutta la vita per i diritti delle persone LGBT e per la condizione delle donne, in particolare di colore, nelle favelas brasiliane. Marielle ha svolto un’intensa attività politica, fino a essere eletta nel Consiglio comunale nel 2016, e le sue prese di posizione sono state molto chiare, tra cui la condanna palese degli abusi da parte delle forze di polizia e la militarizzazione delle strade e delle città. Poco prima di essere assassinata, Marielle era stata relatrice per una commissione speciale organizzata dal Consiglio comunale per monitorare la militarizzazione della sicurezza pubblica. Marielle Franco è stata uccisa in una vera e propria esecuzione, un agguato effettuato mentre tornava a casa nel quartiere Estacio di Rio tra il 14 e il 15 marzo 2018, quando un’auto sconosciuta ha affiancato quella in cui si trovava lei e ha aperto il fuoco. Assieme a lei, è morto anche il suo autista Anderson Gomes.

Yehry Rivera

Yehry Rivera, 45 anni, appartenente alla comunità Brörán nella zona del fiume Térraba è stato un attivista indio che da anni si è battuto per la difesa degli ecosistemi naturali in Costa Rica e dei territori appartenenti alle comunità indigene. Una mattina di febbraio 2020, Yehry è stato circondato da un gruppo di persone armate di machete, pietre e bastoni, è stato picchiato e poi finito a colpi di pistola. A poca distanza dal luogo in cui si stava svolgendo quella che è stata una vera e propria esecuzione, si trovava parcheggiata un’auto della polizia, che non ha mosso un dito per aiutare l’attivista. Da anni ormai le popolazioni indigene della zona sono soggette a violenti attacchi e intimidazioni da parte di altri gruppi, e la cosa peggiore è che la maggior parte delle volte questi crimini rimangono impuniti.

Homero Gomez

Il corpo di Homero Gomez, il guardiano delle farfalle messicano, è stato trovato in un pozzo di El Soldado, nel municipio di Ocampo, in Michoacan, Messico dopo due settimane dalla sua scomparsa. Agronomo e difensore dell’ambiente, da anni Homero, che aveva 50 anni al momento della sua morte, lottava per preservare l’ambiente naturale dove milioni di farfalle monarca ogni anno emigrano trasformando quel luogo nel più grande e bel santuario di farfalle al mondo, il Santuario di El Rosario.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…