Per essere libere di avere il ciclo: attiviste nel mondo per infrangere il tabù delle mestruazioni e combattere la Period Poverty

In tutto il mondo le mestruazioni sono ancora considerate un tabù. Ci sono paesi in cui sono affrontate con paura, altri in cui sono viste con imbarazzo. Eppure si tratta di un fenomeno naturale, che caratterizza le donne da sempre. Per questo, ci sono persone che da tempo si battono per eliminare questo stigma sociale e consentire a tutte le donne di vivere il momento del ciclo mestruale serenamente.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
20 marzo 2020

In alcuni paesi africani una ragazza su 10 non va a scuola durante i giorni del ciclo e molto spesso finisce con l’abbandonare gli studi molto presto. Questo fenomeno favorisce l’aumento di analfabetizzazione femminile. In Uganda ad esempio il tema delle mestruazioni è un tabù, le madri non ne parlano con le figlie che arrivano al primo ciclo impreparate e confuse. In Nepal le ragazze con le mestruazioni possono essere nascoste e separate dagli uomini fino a 15 giorni, e vengono spesso chiuse in capanne da sole per giorni, secondo un’usanza chiamata chaupadi. Nel corso di uno di questi esili, a gennaio 2019 una ragazza è morta dopo aver acceso un fuoco per scaldarsi. In India più dell’80% delle donne non possono permettersi di acquistare gli assorbenti e utilizzano metodi alternativi come panni, foglie e segatura. In più molte donne si vergognano di stendere i panni macchiati al sole e quindi non li lavano adeguatamente rischiando malattie infettive dovute alla scarsa igiene. Durante le mestruazioni, poi, alle donne indiane non è permesso cucinare. Anche in Bangladesh le ragazze perdono circa 3 giorni di scuola ciascuna al mese a causa della scarsa possibilità di affrontare il periodo mestruale in modo adeguato.

Sono situazioni che potrebbero sembrarti impensabili, lontanissime dal tuo vissuto quotidiano. Eppure pensaci: parli mai del tuo ciclo ad alta voce, anche in presenza di uomini, oppure tendi a sussurrare quando devi chiedere un assorbente a una tua amica o collega? Hai mai nominato la coppetta mestruale davanti a qualcuno che non sa di cosa si tratti? E ti ricordi quando, alle medie, hai avuto il primo ciclo? Ti sei mai vergognata o spaventata pensando alla possibilità che i tuoi vestiti si macchiassero leggermente per un flusso troppo abbondante?

Bene, tutte queste dinamiche che sicuramente tu, donna, ragazza, hai vissuto almeno una volta fanno parte del tabù delle mestruazioni che ancora oggi vige sulle nostre vite. E non solo. In tantissime zone del mondo, sì, anche dei Paesi occidentali, il ciclo mestruale oltre a essere un tabù arriva a precludere la frequenza scolastica a migliaia di ragazze.

In Inghilterra, ad esempio, uno dei paesi più ricchi al mondo, una ragazza su dieci tra i 15 e i 21 anni non va a scuola nel periodo delle mestruazioni perché non ha le risorse economiche per poterle affrontare serenamente. Per darti un numero si parla di 208.000 giovani inglesi.

Questo fenomeno si chiama Period Poverty e consiste nell’impossibilità o difficoltà di alcune donne a procurarsi i prodotti per la propria igiene intima e personale durante i giorni del ciclo, come assorbenti, coppette mestruali e tamponi. Si tratta di una questione viva e attuale anche in Europa, dove in alcuni paesi è stato deciso di combatterla, come ad esempio Inghilterra e Scozia, mentre in altri invece ancora non è concepita (come l’Italia).

Donne contro il tabù

Queste situazioni derivanti da un fenomeno naturale che dovrebbe essere vissuto come normale, comune e affrontato con tranquillità invece che con ansia sociale che lo contraddistingue, hanno però iniziato piano piano a diventare oggetto di interesse e di lotta culturale. Alcune donne e ragazze in tutto il mondo, infatti, supportate anche da associazioni e campagne, da anni combattono per far sì che le mestruazioni non debbano più essere vissute come qualcosa di cui vergognarsi ma anzi come un valore, un avvenimento da conoscere per poter vivere una vita normale in qualsiasi circostanza senza dover rinunciare a niente. Una lotta fatta di parole, azioni di sensibilizzazione, informazione e campagne. E molto, molto, molto lavoro.

Tra queste c’è Sushmita Dev, parlamentare indiana che anni fa ha lanciato l’hashtag #lahukalagaan, ovvero "tassa sul sangue" per protestare contro il fatto che i prodotti per l’igiene delle donne venivano venduti nel Paese a prezzi proibitivi.

C’è Amika George, giovanissima attivista inglese (classe 1999) che alla soglia dei 18 anni ha lanciato la campagna Free Periods per spingere il Governo inglese a fornire prodotti per l’igiene personale alle ragazze che non potevano permetterseli, rinunciando ad andare a scuola nei giorni del ciclo.

C’è Radha Paudel, attivista nepalese che a 9 anni ha tentato il suicidio dopo essere rimasta traumatizzata alla vista della violenza a cui venivano sottoposte le sue sorelle in quel periodo, tra cui l’isolamento chaupadi, e da decenni ormai si batte per far sì che il ciclo venga accettato socialmente e sia visto come un fenomeno naturale.

Come Sushmita, Amika e Radha sono tantissime le donne che cercano di promuovere in tutto il mondo una cultura delle mestruazioni, per fare in modo che le ragazze sappiano cosa accade al loro corpo e che la società accetti questo fenomeno e aiuti le donne a viverlo al meglio offrendo loro tutti i modi per renderlo. Ottenendo anche risultati importanti.

Traguardi necessari

Eppur qualcosa sembra muoversi. In Scozia, per combattere la Period Poverty, il governo ha appena approvato una legge, chiamata Period Products Scotland Bill, che fornisce gratuitamente assorbenti e accessori sanitari per il ciclo a tutte le donne, in farmacia o nelle scuole e in tutti i luoghi di pubblico affollamento. Ancora prima, in Inghilterra gli assorbenti sono stati resi gratuiti nelle scuole proprio per affrontare questo fenomeno e consentire a tutte le ragazze, nessuna esclusa, di frequentare la scuola anche durante il periodo del ciclo. E c’è chi, fa passi più piccoli ma li fa, come il Governo delle Canarie che ha abolito la tassazione sui prodotti per l’igiene intima e la Francia, in cui è stato tagliato dal 20 al 5,5%.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…