Per i figli e i nipoti scomparsi durante la dittatura in Argentina: le Madri di Plaza de Mayo

Un gruppo di madri e di nonne che da oltre 40 anni si battono per i loro figli scomparsi durante la dittatura militare in Argentina. Per la memoria, il rispetto, la verità e la giustizia di quelli che per tutti sono i desaparecidos, per loro sono figli sottratti alle loro famiglie.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
6 marzo 2020

Quando si tratta dei propri figli, il coraggio e la forza di una madre non trovano limite. E le madri degli oltre 30mila desaparecidos (uomini e donne considerati dissidenti della dittatura militare) sequestrati ingiustamente e scomparsi nel corso della cosiddetta Guerra Sporca in Argentina, ne sono un esempio lampante. Sono le Madri di Plaza de Mayo e da oltre 40 anni non smettono di lottare chiedendo giustizia per i loro cari.

I desaparecidos

Durante la dittatura militare in Argentina basata sulla soppressione totale del dissenso e sull’instaurazione di un regime di terrore e paura, tra il 1976 e il 1983 decine di migliaia di persone ritenute dissidenti furono sequestrate illegalmente dalle loro abitazioni, spesso durante le ore notturne o in agguati in momenti in cui si trovavano da sole per evitare testimoni. Queste persone, la maggior parte ragazzi anche molto giovani, venivano tenuti prigionieri in centri di detenzione clandestini, torturati per mesi e da diverse fonti interne si scoprì che molti di loro venivano sedati e gettati nel Rìo della Plata o nell’Oceano Atlantico attraverso i cosiddetti voli della morte.

Inoltre, molte donne furono rapite e sequestrate mentre si trovavano incinte (o ingravidate da stupri nei centri di prigionia) e, dopo aver partorito in stato di detenzione, furono uccise e i loro figli affidati illegalmente a famiglie di militari.

Le Madri di Plaza de Mayo

Le atrocità commesse dalla dittatura militare vennero alla luce anche grazie alla lotta delle madri dei giovani desaparecidos, che da un giorno all’altro videro i propri figli trascinati via da casa senza farvi mai più ritorno. Le Madri di Plaza del Mayo non furono (e sono tutt’ora) altro che donne, ma soprattutto madri, che desideravano il ritorno dei propri figli, e quando capirono che non sarebbe mai accaduto, iniziarono a rivendicarne la scomparsa chiedendo giustizia e la punizione dei loro assassini. Il nome “Madres de Plaza de Mayo” deriva dalla piazza di Buenos Aires, Plaza de Mayo appunto, in cui si riunirono per la prima volta il 30 aprile del 1977 per protestare davanti alla Casa Rosada, sede del governo argentino. Quel giorno erano solo in 14. Ma da allora, ogni giovedì assieme ad altre moltissime donne iniziarono a marciare (sì, marciare perché gli assembramenti erano vietati e venivano dispersi dalla polizia) chiedendo giustizia per i loro figli. Il loro simbolo è un fazzoletto bianco annodato alla testa, in origine il primo pannolino di tela dei loro figli neonati.

Nel 1986 il movimento subì una scissione, dividendosi in due associazioni distinte ma animate dallo stesso obiettivo, in seguito alla decisione da parte di un gruppo di Madres di accettare un risarcimento economico per la loro perdita, accettazione dovuta alle condizioni di ristrettezze economiche in cui versavano. Questa scissione portò alla nascita di due movimenti distinti, sempre con gli stessi valori e scopi: Madres de Plaza de Mayo – Linea Fundadora e Asociaciòn Madres de Plaza de Mayo.

A questi si aggiungono le Abuelas de Plaza de Mayo, le nonne, un gruppo di donne che desiderano individuare, recuperare e ricongiungere alle famiglie legittime tutti i circa 500 bambini (oggi adulti) figli di desaparecidas sottratti alle loro madri appena nati e affidati illegalmente a famiglie appartenenti alla dittatura militare secondo una strategia precisa. Presieduto da Estela Barnes de Carlotto, il movimento delle Abuelas ha ottenuto nel 2008 una nomina al Premio Nobel per la Pace.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…