Per Hambach: i guardiani che hanno occupato un bosco millenario per non farlo diventare una miniera

Un bosco che prima era una foresta, un’enorme miniera, una compagnia energetica e un gruppo di persone che ha deciso di bloccare le attività di estrazione della lignite perché è giunto il momento di smettere di utilizzare le fonti fossili per produrre energia.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
13 marzo 2020

Un bosco millenario, che un tempo era un’immensa foresta. Una compagnia energetica che per anni l’ha divorato, deturpandolo con la realizzazione di una miniera che ha trasformato i suoli, gli alberi e i preziosi ecosistemi di cui erano la casa in un enorme cratere di sassi e terra. Oggi di Hambach, la foresta vecchia 12.000 anni, ne rimane appena un decimo. Un ultimo piccolissimo stralcio di sopravvivenza che appena due anni fa ha rischiato di lasciare la Terra per sempre. E che sarebbe stata spazzata via se in sua difesa non fossero accorse alcune persone che hanno deciso di imporsi fisicamente per impedire la scomparsa di questo inestimabile patrimonio.

Una lotta, quella di questi guardiani, che non riguarda soltanto “Hambi”, come la chiamano, ma che rappresenta la necessaria transizione ecologica a cui la Germania da anni promette di andare incontro, dichiarando l’abbandono del carbone ma al tempo stesso consentendo alle grandi compagnie di proseguire con gli scavi minerari per l’estrazione del combustibile fossile.

Non ci hai capito niente? Facciamo un passo indietro.

Come ho già detto, Hambach è una foresta millenaria che si trova in Germania, precisamente tra Colonia e Aquisgrana. Si tratta di un patrimonio naturale antichissimo, ricco di biodiversità, leggende e animali in via d’estinzione di cui rappresenta il legittimo habitat. Chiamata Hambi dai suoi abitanti e da tutti coloro che tengono alla sua sopravvivenza, la sua estensione è diminuita di circa venti volte nel giro di appena quarant’anni. In poche parole, gran parte di Hambach è scomparsa, inghiottita da un enorme buco scavato dalle attività economiche dell’uomo.

In questo caso specifico, il nemico è uno e uno solo: si chiama RWE, Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk, una compagnia elettrica tedesca che si occupa di estrarre lignite, un tipo di carbone estremamente inquinante, dai terreni su cui giace la foresta. Ovviamente distruggendola. Una mossa in reale controtendenza rispetto alle intenzioni del Governo tedesco di abbattere le emissioni riducendo il più possibile l’utilizzo di combustibili fossili e puntando sulle rinnovabili. L’azienda ha ottenuto il permesso di distruggere un milione e 600mila metri quadri di alberi.

Ma a tutto questo c’è chi, molti anni fa, ha deciso di dire “no”. Dal 2012, infatti, la foresta di Hambach è divenuta teatro di incredibili storie di resistenza, i cui protagonisti sono attivisti per l’ambiente che hanno capito che per fermare i colossi energetici e la loro fame di profitto dovevano mettersi in gioco completamente, senza mai abbandonarla. Così, per impedire che la miniera di carbone già presente si ampliasse divorando anche ciò che rimaneva, il popolo della foresta creò la propria comunità. Un vero e proprio villaggio sospeso costruito sugli alberi, case poste più in alto possibile e collegate tra loro attraverso ponti di legno, a sottolineare come quel luogo fosse la loro casa.

In questa lunga storia di resistenza e difesa gli scontri sono stati diversi. Momento fondamentale però è stato l’estate 2018, quando la compagnia ottenne il permesso di espandere la miniera e iniziarono le procedure di sgombero del popolo della foresta. Le autorità arrivarono sotto gli alberi con delle grosse gru e gli scontri furono inevitabili. Durante lo sgombero perse la vita anche un giornalista freelance, Steffen Meyns, in seguito a una caduta da un ponte sospeso. Alcuni attivisti si incatenarono agli alberi per impedire che li sradicassero, altri ancora si “cementificarono” le gambe nel terreno.

In seguito a questi scontri, la storia della lotta del popolo della foresta fece il giro del mondo e decine di migliaia di persone marciarono e presero posizione per salvare Hambach, ma soprattutto per riportare l’attenzione sulle responsabilità del governo tedesco, teoricamente impegnato in quella che veniva definita una transizione energetica ed ecologica, per dire basta all’estrazione del carbone in Germania.

Dopo alcuni mesi, nel novembre dello stesso anno, il tribunale di Muenster sospese il permesso dell’espansione della miniera, salvando temporaneamente la foresta. L’estate successiva, nel 2019, Greta Thunberg ha visitato la miniera di Hambach, definendosi profondamente sconvolta.

La battaglia, però, non è ancora finita. Ed è legata a doppio filo con la rivoluzione energetica che ci porterà all’abbandono del carbone e alla salvezza dell

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…