Alex Zanardi più forte dopo l’incidente: “È stata la cosa più bella che mi potesse capitare”

Una grande passione per lo sport. E quell’irresistibile desiderio di mettersi alla prova sempre, ancora una volta, sfidando prima di tutto se stesso. Alex Zanardi è uno sportivo con una marcia in più, un eroe dei nostri tempi, perché non solo ha collezionato tanti successi sportivi, ma ha vinto anche tutto dalla vita.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
28 agosto 2019

Oggi Alex Zanardi può dire di essere un ironman perché ha portato a termine la più importante gara al mondo di questa disciplina. Per me è un vero eroe. Gli mancano solo la mascherina e il mantello, per il resto niente. Un uomo per cui "la vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni". Ecco, un uomo che è stato in grado di trovare coraggio, determinazione e motivazioni quando la vita glielo ha richiesto, per me rimane e rimarrà sempre un eroe.

L'incidente

A pochi giri dal termine di una corsa, il 15 settembre 2001 la vita di Alex Zanardi, pilota con un passato in Formula 1 e due titoli mondiali vinti nel ‘97 e nel ‘98 nella Cart, è cambiata radicalmente.

Sono passati pochi giorni dall’attacco alle Torri Gemelle di New York e la gara di formula Cart è diventata inevitabilmente l’American Memorial. La pista invece è quella del circuito tedesco del Lausitzring, dove Zanardi si trova anche a proprio agio: nelle prove libere del giovedì è tra i piloti più veloci, ma siccome le qualifiche del venerdì vengono annullate a causa della pioggia, Zanardi è costretto a partire dalle retrovie poiché la griglia viene formata in base alla posizione nella classifica del campionato.

Nonostante il difficile avvio gara, il pilota bolognese offre in gara una delle sue migliori prestazioni e si ritrova in testa dopo diversi sorpassi. Purtroppo dopo l’ultima sosta ai box, la sua monoposto perde il controllo e viene centrata in pieno lateralmente dalla vettura del pilota canadese Alex Tagliani, a una velocità di 320 km/h.

La Reynard Honda di Zanardi viene spezzata a metà e il pilota perde entrambe le gambe (quella sinistra al di sopra del ginocchio, quella destra appena sotto). Viene portato via in elicottero in fin di vita: è in condizioni gravissime e si tenterà il possibile per salvarlo operandolo in una clinica di Berlino. Alex viene dimesso solo il 31 ottobre 2001, dopo un mese e mezzo di ricovero e ben 14 interventi chirurgici. Non ha più le gambe, ma è vivo.

Una nuova vita

Due anni dopo l’incidente, Alex Zanardi torna su una macchina adattata alle sue protesi per guidare proprio al Lausitzring. Finisce simbolicamente la gara che aveva interrotto nel 2001 percorrendo gli ultimi 13 giri, e va così forte che il suo tempo sul giro gli sarebbe valso il quinto posto sulla griglia di partenza. L'incidente non gli ha tolto la voglia di correre e soprattutto il coraggio.

Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa.

Alex Zanardi

Così, negli anni successivi, Alex non tradisce la sua anima da pilota. Partecipa al Campionato del Mondo per le vetture Turismo promosso dalla FIA e nel 2005 vince sul circuito di Oschersleben con la sua BMW, e diventa il primo atleta disabile ad aggiudicarsi la manifestazione sportiva. Per altre quattro stagioni colleziona un successo dietro l'altro, ma è un incontro fortuito in un autogrill che gli cambia nuovamente la vita. Zanardi s'imbatte in Vittorio Podestà, atleta paralimpico di handbike, ossia una bicicletta per disabili dove le mani spingono i pedali che fanno girare le ruote. Ed è proprio quella bicicletta che vede nell'auto di Podestà che gli accende una nuova passione.

Handbike, amore a prima vista

Nel 2007, dopo sole tre settimane di prove sulla sua nuova handbike, Alex decide di partecipare alla maratona di New York e conquista il quarto posto. Ma è quattro anni dopo, nel 2011, che Zanardi diventa il primo italiano nella storia della New York City Marathon a vincere e a battere il record della categoria handbike: chiude la gara in un'ora, 13 minuti e 58 secondi, quasi quattro minuti in meno del precedente primato datato 2007, dell'americano Alejandro Albor che vinse in un'ora, 17 minuti e 48 secondi.

Nell'estate del 2012 Alex partecipa anche alle Paralimpiadi di Londra vincendo la medaglia d'oro sul circuito di Brands Hatch. Al termine delle Paralimpiadi, viene scelto come portabandiera Azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi. Parteciperà anche alle Paralimpiadi di Rio 2016 distinguendosi nella prova a cronometro e nella staffetta.

Diventare Ironman

Non stupisce che ad Alex bastino maratone e Paralimpiadi e nel 2014 compie un'altra impresa dopo lunghi mesi di allenamento. Alle Hawaii si svolge la più importante gara al mondo di triathlon Ironman, che prevede 3,8 km da percorrere nuoto, 180 km con la handbike e 42 km con la carrozzina olimpica. Portare a termine questa gara è già un grande successo. Alex Zanardi ci riesce in meno di 10 ore.

Non volevo dimostrare niente a nessuno, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio.

Alex Zanardi

Alex pilota, Alex maratoneta, Alex campione di handbike, Alex ironman. Ma soprattutto Alex uomo da prendere come esempio. perché non si è fatto abbattere da quel tragico incidente del 2001 ("Mi sono spezzato, ma non mi piego" avrebbe detto uscito dalla clinica di Berlino dove è stato ricoverato per oltre un mese).

"Io faccio quel che mi compete, seguo la mia strada – ha dichiarato in un'occasione Zanardi -. Se poi qualcuno mi ringrazia perché in un momento difficile della sua vita ha intravisto in me una possibilità di riscatto, alzo il cappello, ci mancherebbe. Però finisce lì".

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Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti altro…