Martin Castrogiovanni, il gigante buono che non ha mai smesso di “buttarsi nella mischia”

Il suo ruolo è quello del pilone. È in prima linea nella mischia, abituato a infilare la testa tra due energumeni che gli oppongono una spinta pari al doppio del suo peso. Allo stesso modo, Martin Castrogiovanni affronta la vita. E neppure la diagnosi di un tumore maligno con una prospettiva di vita di soli 6 mesi riesce a stenderlo a terra.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
4 dicembre 2019

I tre principi del rugby sono: avanzare, sostenere e pressare. L’obiettivo è quello di portare il pallone ovale più avanti possibile verso la meta, ma senza il supporto della squadra non è possibile farlo. Il rugby è l’attività sportiva in cui più emergono valori come il sostegno reciproco, l’amicizia e lo spirito di sacrificio. Così come il rispetto delle regole. In caso di infrazione, un giocatore può essere ammonito e sospeso 10 minuti dal gioco, o addirittura espulso, ma nessun giocatore abbandonerebbe i suoi compagni di squadra in campo.

In questa rubrica però non si raccontano gli sport, ma le storie di atleti che si sono particolarmente distinti per il loro talento naturale, per i sacrifici e i compromessi che hanno dovuto affrontare per inseguire la passione che li lega al proprio sport. E quella di Martin Castrogiovanni è una storia che merita di essere raccontata.

Martin nasce in Argentina da una famiglia che ha le sue origini in Italia. Fin da piccolo gioca nel ruolo di pilone, in prima linea e all’età di vent'anni inizia a giocare in Italia per il suo primo ingaggio professionistico nel Rugby Calvisano.

"Sacrificarsi ogni giorno, rispettare e cercare sempre di aiutare chi sta al nostro fianco, perché è solo così che aiutiamo noi stessi".

Esordisce l’anno successivo, nel 2001, nella Nazionale italiana e nel 2003 prende parte al suo primo Sei Nazioni. Nel 2006, dopo il suo trasferimento in Inghilterra, viene anche nominato il "miglior giocatore dell’anno". L’elenco dei suoi meriti e dei riconoscimenti ricevuti è lungo, ma bisogna arrivare al 2015 per capire di che pasta è fatto questo gigante buono del rugby (avevo omesso di dire che Martin è alto 188 centimetri per un peso di 117 chili).

Nel 2015, mentre si trova in Inghilterra in ritiro con la Nazionale per preparare il Mondiale, Martin accusa un forte dolore alla schiena. Vuole giocare ugualmente, è la sua quarta coppa del mondo, un traguardo importante a cui non vuole rinunciare. Gli viene detto che ha il nervo sciatico infiammato, ma sotto antidolorifico Martin va in campo a disputare la sua partita. Il dolore non gli dà tregua e nel momento in cui Martin vuole vederci più chiaro, arriva la diagnosi che non avrebbe mai voluto ricevere.

Martin ha un neurinoma, un tumore al plesso lombare. Inizialmente i medici gli danno una prospettiva di soli 6 mesi di vita, ma poi dopo un ulteriore controllo in Italia, si viene a scoprire che il tumore non è maligno e non ha avvolto i nervi. Dopo poco più di un mese dall’operazione Martin torna di nuovo in campo a giocare a rugby.

Nel 2016 Martin Castrogiovanni annuncia il suo ritiro, disputando la sua ultima partita con il Club Atlético Estudiantes di Paranà, la squadra con cui aveva iniziato a giocare a rugby. Oggi Martin è un sostenitore dell’Ospedale Pediatrico Meyer, ma lo è stato anche per Telethon, Amref e altre associazioni forse meno conosciute come Olivia, La casa di Andrea e La Tartaruga.

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