Il riscatto personale di Simone Biles grazie alla ginnastica artistica

È la prima ginnasta degli Stati Uniti a salire quattro volte sul primo gradino del podio in una sola Olimpiade. Una vera campionessa che a solo 22 anni ha riscritto la storia dello sport statunitense e mondiale. Ma la vera vittoria di Simone Biles è quella di aver superato un passato non proprio semplice.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
13 novembre 2019

Una storia di amore per lo sport e soprattutto di riscatto personale. Quella che stai per leggere è la storia a lieto fine di Simone Biles, classe 1997, che a soli 22 anni può ritenersi la ginnasta più medagliata di tutti i tempi. Nella sua carriera sportiva, infatti, Simone ha già vinto 14 medaglie d’oro mondiali, 4 ori olimpici e 25 medaglie totali vinte tra Mondiali e Olimpiadi, conquistando così più titoli mondiali nella storia e superando il record statunitense finora detenuto dalla ginnasta Shannon Miller, con 16 medaglie dal 1991 al 1996.

Per diventare l’unica ginnasta nella storia a vincere 5 titoli mondiali, Simone si è sempre allenata duramente, dedicando alla ginnastica artistica fino a 30 ore a settimana dall'età di 12 anni. E forse è stato proprio lo sport a darle la forza necessaria per superare un'infanzia che per lei non è stata decisamente facile. Nata in una famiglia con difficoltà economiche, Simone è cresciuta con una madre alcolizzata e dipendente dalla droga. A soli 3 anni i servizi sociali affidano lei e i suoi fratelli ai nonni che vivono in Texas, che dopo due anni fanno richiesta di adozione; Simone considera i nonni come i suoi veri genitori e saranno proprio loro ad avvicinarla alla ginnastica artistica e a credere fortemente nelle sue capacità atletiche.

All'età di 6 anni Simone dimostra di avere grande determinazione e soprattutto un enorme talento tanto da venire subito notata dall’ex-ginnasta e allenatrice Aimée Borman. In occasione dei Campionati Nazionali juniores del 2012 Simone arriva prima nel concorso individuale e al volteggio, diventando così campionessa nazionale. A 15 anni entra a far parte della squadra statunitense, e da quel momento in poi inizia a collezionare un successo dietro l’altro: per cominciare, ad Anversa nel 2013 vince il suo primo oro ai Mondiali eseguendo un esercizio a corpo libero costituito da un doppio salto mortale con mezzo avvitamento in aria; questo esercizio, particolarmente complesso per la velocità di esecuzione con cui viene realizzato, sarà nominato “The Biles”.

Non sono il prossimo Usain Bolt, né il prossimo Michael Phelps. Sono la prima Simone Biles.

Simone Biles

L'anno dopo Simone fa il bis a Nanning e nel 2015 il tris a Glasgow. Poi arriva la medaglia a Doha 2018 e l'ultima a Stoccarda nel 2019, conquistata con due evoluzioni che portano il suo nome: “The Biles” e “The Biles II”. Durante le ultime qualificazioni ai Mondiali 2019 di specialità Simone Biles, infatti, esegue al corpo libero un doppio salto con triplo avvitamento, ufficialmente denominato "The Biles II", esercizio che mette in difficoltà i giudici nella determinazione del grado di difficoltà. Il codice dei punteggi 2017-2020 per la ginnastica artistica infatti prevede che per ogni esecuzione di specialità venga assegnato il punteggio secondo una scala di difficoltà che va dalla lettera A (0.10) alla lettera I (0.9). Data la complessità dell’esercizio svolto dalla ginnasta, i giudici sono stati costretti a creare la difficoltà J.

Insomma, questa giovane campionessa ha già fatto la storia. Ha alle spalle un passato difficile, non solo dovuto alle difficoltà familiari, ma anche agli abusi subiti da parte dell'ex-medico della nazionale statunitense di ginnastica Larry Nassar (condannato a 175 anni di carcere per pedopornografia e molestie ai danni di oltre 150 atlete). Nonostante tutto, Simone è andata avanti per la sua strada. Nella sua città, Spring, in Texas, ha fatto costruire un grande palasport, il World Champions Center, dove continua ad allenarsi, nonostante abbia dichiarato che si ritirerà dalle competizioni con i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, dove forse vedremo "The Biles III".

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