Andare in bici si può a tutte le età: il progetto danese di Ole Kassow per farlo davvero

Da Copenaghen si sta diffondendo un progetto virtuoso per permettere di andare in bicicletta anche a chi non lo può più fare in autonomia. Ad avere l’intuizione per farlo è stato nel 2012 Ole Kassow che, fondando “Copenaghen Cykling uden alder”, ha realizzato il sogno di tanti appassionati delle due ruote.
Gaia Cortese 23 Agosto 2022

Copenaghen è una città costruita per i ciclisti e probabilmente ci sono più biciclette che abitanti. Qui il 49 per cento degli spostamenti casa ufficio avviene in bicicletta, si contano 382 km di piste ciclabili e una famiglia su quattro con almeno due figli possiede un cargo bike.

Forse da questa particolare tipologia di bicicletta, Ole Kassow, nel 2012 ha avuto l’idea di fondare Copenaghen Cykling uden alder (tradotto in italiano “Andare in bici senza età”) invitando le persone che non possono più andare in bici in autonomia a farlo ugualmente. Come? Facendosi trasportare.

Il progetto è molto bello. Kassow è riuscito a mettere insieme due esigenze: da una parte uomini e donne di una certa età che ancora desiderano provare l'emozione di andare in bicicletta e di avvertire quella sensazione quasi magica dell’aria sul viso; dall’altra, uomini e donne più giovani e allenati dal punto di vista atletico, che vogliono praticare attività sportiva mettendosi a disposizione degli altri.

Kassow è riuscito poi a progettare ad hoc un risciò che consente di trasportare dei passeggeri, e il progetto è partito. Oggi sono almeno 52 le città sparse in tutto il mondo che hanno aderito all’iniziativa, di queste ne figurano anche alcune italiane. D’altronde, il nostro Paese non solo è più popoloso se paragonato alla Danimarca, ma è sicuramente uno dei Paesi con l'età media più alta in Europa.

I benefici legati all’iniziativa promossa da Copenaghen Cykling uden alder sono innumerevoli. Le persone anziane tornano a trascorrere più tempo all’aria aperta, invece di rimanere al chiuso in casa o in strutture per anziani. Questo aspetto non può che far bene al loro buonumore e al loro stato di salute.

Dall’altra parte, gli accompagnatori hanno l’opportunità di praticare sport ma, quello che è più importante, hanno l’occasione di fare del bene ad altre persone. E si sa, fare del bene significa farsi del bene come evidenziato in uno studio condotto dalla Dott.ssa Barbara Fredrikson, psicologa dell’Università della Carolina del Nord.

Lo studio, infatti, ha evidenziato come degli 84 volontari tenuti sotto osservazione, le persone più altruiste abbiano dimostrato di avere un sistema immunitario più efficiente del 30 per cento, al contrario di chi era più concentrato sul proprio benessere e che evidenziava geni connessi con diversi tipi di stato infiammatorio più attivi del 20 per cento rispetto alla media, e spesso anche abbinati a forme di deficit nel sistema immunitario.