Arteterapia: la comunicazione non verbale per esprimere ciò che hai dentro

Prosegue il nostro viaggio nella conoscenza delle terapie di supporto. Dopo cani, gatti, cavalli, asinelli, canzoni e strumenti musicali, oggi parliamo di una disciplina forse più silenziosa delle altre, che tuttavia consente di esprimersi in centinaia di modi diversi. Sto parlando dell’arte terapia, dove alle parole si sostituiscono colori, forme, volumi e immagini.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
5 Febbraio 2019

Un disegno, un fumetto, una scultura, ma anche un video o un collage. Sono solo alcuni dei manufatti che puoi creare durante un percorso di arte terapia, la disciplina finalizzata ad aprirti la strada verso la conoscenza di te stesso e la consapevolezza del tuo ruolo nel mondo. All’interno di un atelier pieno di oggetti, materiali e possibilità creative, l’arte terapeuta accompagna l’utente in un percorso di comunicazione silenziosa, in cui le parole vengono sostituite da colori, disegni, acquerelli, immagini e forme. Ma come funziona esattamente l’arte terapia? A chi è dedicata, quali sono i reali benefici? E si tratta di una disciplina riconosciuta? Noi di Ohga ce lo siamo fatti spiegare da Liliana Brivio, arte terapeuta presso l’associazione ArteA.

In cosa consiste l’arte terapia?

L’arte terapia è una disciplina che si basa sui materiali , le tecniche e i criteri di decodifica dell’arte grafica, plastica, pittorica e di quelli che noi chiamiamo i “nuovi media” come il collage, i video, la graphic novel. Esistono vari tipi di arte terapia, ciascuno con il proprio modello teorico e metodologico: noi di ArteA seguiamo il modello polisegnico, che è nato in Italia negli anni ’80 e si basa sulla capacità comunicativa delle immagini. L’arte è comunicazione, è dotata di un proprio linguaggio. Linee, forme, colori e volumi si fanno “parola”. L’immagine, che sia un dipinto o una scultura, diventa comunicazione. Quindi, la persona che partecipa a un atelier di arte terapia comunica, e al centro del percorso è proprio il manufatto artistico che viene creato. Questo rappresenta il luogo della relazione, il mediatore tra l’arte terapeuta e l’utente. L’arte terapia si basa sul codice artistico e ne fa il suo linguaggio principale e completo. Ed è ciò che poi viene da noi decodificato, nel senso che nell’organizzare linee, forme, colori e volume, nello strutturare un manufatto di cartapesta o nel modellare una scultura, il paziente organizza dei pensieri e delle idee, comunica i suoi vissuti, le sue riflessioni, le sue relazioni, le sue emozioni che possono essere comprese dall’arte terapeuta in quanto esperto del codice visivo. L’arte terapia permette quindi alla persona di intraprendere un percorso introspettivo oppure un percorso attraverso il quale riflettere sulle sue modalità di interazione con il mondo, gli altri e sul proprio stare nel mondo. La specifica del modello polisegnico è proprio il considerare l’arte come centro del processo, il manufatto artistico come oggetto strutturante di cui è possibile cogliere il meccanismo di funzionamento interno (le sue regole ”grammaticali”) e possibilità di comunicazione ed espressione dell’immaginario del paziente. In più l’arte terapeuta a modello polisegnico fa un grosso lavoro di decodifica.

Come avviene questa decodifica del manufatto artistico?

Come ho già detto, il linguaggio visivo e il manufatto artistico stanno al centro di tutta la terapia, quindi noi arte terapeuti lo analizziamo durante tutto il percorso. Studiamo sia il singolo manufatto sia la serie che il paziente fa, e attraverso questo studio, che viene effettuato dal punto di vista fenomenologico, relazionale e psicologico, riusciamo a comprendere quali sono i bisogni del paziente, i suoi obiettivi e il tipo di percorso che desidera fare.

L’arte è comunicazione, è dotata di un proprio linguaggio. Linee, forme, colori e volumi si fanno parola.

Si tratta di una sorta di analisi logica e grammaticale del prodotto artistico: prendiamo in considerazione l’uso del colore, i volumi, le linee, i materiali che l’utente privilegia, in che modo li organizza e rappresenta. Per noi non esiste un materiale artistico che va bene per tutti, e noi per prima cosa andiamo a ricercare qual è il materiale che può andare bene per una determinata persona, il linguaggio che può utilizzare nel modo migliore. C’è il materiale grafico, che riguarda una dimensione più cognitiva, c’è il colore che invece serve più per esprimere le emozioni, ci sono i materiali plastici come la cartapesta o l’argilla che fanno entrare in gioco la corporeità, o ancora collage, graphic novel e video che veicolano l’immaginario. Il paziente esprime qual è tra queste la sua dimensione prevalente e noi lo accompagniamo in essa.
Dopo un’attenta osservazione di tutti questi fattori, dalla scelta del materiale fino al manufatto concluso, compresa la relazione che intercorre tra l’arte terapeuta e il paziente, facciamo un’analisi degli aspetti psicologici, dei contenuti: colleghiamo le immagini, osserviamo ricorrenze e modificazioni per capire di cosa ci parlano questi prodotti, quali le simbologie personali, quali metafore, per poi accompagnare l’utente in un percorso individualizzato. Il modello polisegnico stabilisce che ciascuno di noi usa il fare artistico per una precisa funzione, che può tracciare un percorso introspettivo o un percorso nel mondo esterno, sulle relazioni. Ad esempio, se un utente desidera compiere un percorso introspettivo facciamo attenzione a come lo fa: usa l’arte per rappresentare traumi, ricordi, per delineare un’autobiografia? Oppure lo fa in una dimensione più emozionale? E se invece vuole fare un percorso più esterno, lo fa in funzione conoscitiva, creando una mappatura del mondo e delle sue relazioni? Cercando di rispondere a tutte queste domande, noi individuiamo i materiali e lo stile dell’utente, capiamo in quale funzione si sta approcciando alla disciplina e lo accompagniamo nel suo percorso, capendo quali materiali, quali tecniche artistiche deve continuare a utilizzare, quali tecniche nuove proporre e così via.

A chi è rivolta?

L’arte terapia viene utilizzata in tantissimi ambiti. Lavoriamo con disabili, persone con disturbi alimentari, pazienti psichiatrici, malati di Parkinson e Alzheimer, pazienti post comatosi, ludopatici, detenuti e minori. Ma ci sono anche persone dell’area cosiddetta del benessere che intraprendono un percorso di arte terapia per conoscersi meglio. L’arte terapia investe tutti i campi riguardanti la prevenzione, la riabilitazione e la terapia. Naturalmente non sostituiamo nessuna medicina, ma ci mettiamo accanto e ci facciamo carico degli aspetti psicosociali. Infatti l’arte terapeuta fa parte dell’equipe, condivide con essa i percorsi del paziente. Ad esempio, lavorando nell’ambito della disabilità, io portavo quello che osservavo in arte terapia agli altri membri dell’equipe, ad esempio agli educatori, perché ciò poteva essere utile loro per decifrare alcuni comportamenti del paziente e integrare così la progettazione educativa.

Come si articolano le sedute?

Se c’è necessità le sedute possono anche essere individuali, ma solitamente gli atelier sono di gruppo. In ogni caso, il percorso è assolutamente personale, singolare, individuale. Si è al massimo una decina di persone, perché l’arte terapeuta deve seguire tutti, facilitando il percorso individuale di ognuno. Quindi, anche se ti trovi con dieci persone nella stessa stanza non si fanno lavori corali ma ciascuno ha il suo materiale, i suoi obiettivi, la sua dimensione e le sue necessità artistiche.

Noi arte terapeuti non sostituiamo nessuna medicina, ma ci mettiamo accanto e ci facciamo carico degli aspetti psicosociali.

Una caratteristica del modello polisegnico è l’organizzazione del setting, perché l’atelier è l’habitat in cui si fa l’arte terapia. Non c’è un grande tavolo centrale, ma ci sono piccoli tavoli separati. Lo spazio è diviso nei quattro angoli: c’è l’angolo della dimensione cognitiva dove sono situati i materiali secchi, c’è l’angolo del materiale colore per la parte emozionale, l’angolo della scultura e l’angolo dei nuovi media per collage e video. È poi importante sottolineare che l’atelier è un luogo non giudicante, senza voti. Il paziente arriva, comunica attraverso il linguaggio visivo e i suoi lavori vengono conservati in una cartella personale di sua esclusiva proprietà. Il nostro intervento è poco verbale, ma nel procedere del percorso di trattamento evidenziamo tecniche artistiche per accompagnare il paziente nella sua evoluzione.

Quali sono i benefici dell’arte terapia?

L’arte terapia ti dà la possibilità di avere a disposizione un linguaggio alternativo a quello verbale, per chi spesso fa fatica a farsi capire. Così è possibile utilizzare un linguaggio altro per comunicare il proprio mondo interno oppure per fare riflessioni sul proprio stare al mondo. Il manufatto artistico è una pratica strutturante. Nell’ambito della disabilità ad esempio abilita il paziente a unire l’intenzione con la realizzazione, a pianificare un prima e un dopo. L’organizzazione anche interna dell’atelier fa in modo che sia chiaro che lui viene lì per usare quei materiali e il mio ruolo diventa facilitare e accompagnare nel percorso personale. Personalmente ho potuto constatare come alcune persone concepivano diversamente cose che per noi risultano scontate. Ad esempio, ho avuto un’utente disabile grave che realizzava disegni aventi come argomento principale il caffè. In ogni sua rappresentazione visiva erano sempre presenti una o più tazze di caffè che si differenziavano per la tipologia del contenuto (caffè normale con lo zucchero o caffè decaffeinato con il dolcificante) e per l’appartenenza (vicino alla figura umana che rappresentava, ad esempio, lo psicologo o vicino a una figura che rappresentava un compagno disabile). La differenza del contenuto delle tazze era data dal colore utilizzato e dalla specifica scritta con cui l’utente accompagnava spontaneamente il disegno. In pratica, lei rappresentava la differenza tra le persone disabili e le altre cosiddette “normali” riconducendo alla disabilità il dolcificante che solitamente viene dato loro al posto dello zucchero, e associando invece lo zucchero normale alla rappresentazione degli operatori o delle persone diverse da lei. Questa era un’informazione importante per capire il suo modo di decifrare il mondo attorno a sé. Questo è un esempio, semplice, di come il manufatto artistico è davvero uno strumento rivelatore di ciò che sono e di cosa posso pensare del mondo.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…