Un orto in ospedale: al Meyer di Firenze i bambini hanno le mani nella terra tra le piante di stagione

Un orto per dimenticarsi, almeno per un po’ della malattia. Per trascorrere il tempo con i coetanei, per scoprire che frutta e verdura non nascono al supermercato. All’ospedale Meyer di Firenze, i piccoli pazienti possono dedicarsi alla cura delle piantine e portare a casa un ricordo lontano dalla sofferenza della malattia.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
5 Maggio 2021

Un bambino guarito che consegna al medico la piantina che ha coltivato nel corso della sua intera degenza, una mamma che ritorna tra le mura ospedaliere non per questioni di salute ma perché ha fatto del pesto utilizzando il basilico che suo figlio ha portato a casa dopo essersi rimesso dalla malattia.

Sembrano i finali di un film avvincente o di una bella favola, eppure è tutto accaduto all’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove un grande orto giardino apre ai bambini ospiti nel reparto degenze una finestra per scappare dalla malattia almeno per un po’.

Un’area dedicata al verde inserita nel contesto pedagogico ed educativo della ludo-biblio, lo spazio di 400 metri quadri vissuto da educatori e piccoli pazienti per ritrovare la serenità anche nella malattia, reso possibile grazie alle donazioni ricevute dalla Fondazione dell’Ospedale Meyer.

Quella dell’orto giardino è un’iniziativa nata al Meyer nel 2009, allora un unicum nel proprio genere, resa possibile grazie al trasferimento della struttura in una zona più periferica, circondata da un parco.

“Era il primo spazio verde creato all’interno di un ospedale pediatrico, ci racconta Maria Baiada, referente accoglienza interna dei bambini della Fondazione Meyer. “Dopo il trasferimento, la ludo-biblio è stata collocata più vicino alle degenze. Aveva degli spazi esterni molto belli, uno dei quali è stato adibito a orto. Oggi è dotato di una pavimentazione in legno con grandi vasi e cassette porta attrezzi.”

Le attività che vi si svolgono sono di vero e proprio giardinaggio. I bambini, anche in compagnia dei loro genitori, possono piantare semini, far crescere le piantine nei vasi e raccoglierne i frutti, portandoseli a casa assieme agli innegabili benefici.

Prima di fare questa esperienza, molti bambini pensano che la verdura nasca sugli scaffali del supermercato.

“L’attività nell’orto è molto importante perché interviene sulla parte sana del bambino, fa in modo che riesca a emergere senza farsi soffocare dalla malattia. Mentre i bambini lavorano con le mani nella terra, prendendosi cura di un altro essere vivente, indirizzano le loro attenzioni verso ciò che stanno facendo e distolgono la mente dallo stato di malattia. Inoltre il processo di cura della pianta aiuta a far maturare la consapevolezza che il frutto non è ciò che ci troviamo davanti quando andiamo a fare la spesa, ma è qualcosa che ha bisogno del proprio tempo per crescere, proprio come il percorso terapeutico che loro fanno in ospedale. È importante imparare a saper aspettare, che si tratti di un frutto o di una guarigione.”

Nel grande giardino si può trovare e coltivare di tutto. Dagli odori più comuni ai pomodori, melanzane, insalata, fragole, zucche, zucchine, insomma tutto ciò che è di stagione è anche di casa.

E i bambini come reagiscono a tutto questo?

“Loro si divertono tantissimo, in quel momento non pensano alla condizione di ospedalizzazione. Mettere le mani nella terra li riconnette con il loro essere bambini, consente loro di tornare alla vita quotidiana, recuperando un po’ di quella normalità che l’ambiente dell’ospedale fa perdere. Senza contare che è un’ottima occasione per trascorrere del tempo con i loro coetanei. Il beneficio è anche per i familiari, perché anche loro possono partecipare all’attività e isolarsi dalla situazione. I nonni in particolare adorano stare nell’orto con i loro nipoti.”

Un momento terapeutico, quindi, ma anche educativo, che consente ai bambini di portare a casa con sé non soltanto la brutta esperienza della malattia ma anche qualcosa di positivo.

“Prima di fare questa esperienza, molti bambini pensano che la verdura nasca sugli scaffali del supermercato. Qui, iniziano a capire che c’è tutta una cura, un’attenzione importante prima che il cibo arrivi nella loro cucina. Così possono tornare a casa con un ricordo diverso, più bello. Al punto che a volte i bambini stessi chiedono di tornare all’ospedale a recuperare la piantina che avevano seminato. Un bambino che ha voglia di tornare in ospedale ti fa capire che non l’ha vissuto come un ambiente di sofferenza, ma che la percezione è stata completamente diversa.”

A marzo di quest’anno, poi, l’orto giardino è stato completamente rinnovato e gli è stata aggiunta una piccola serra. In questo modo sarà possibile fare attività anche d’inverno, seminando e poi piantando in terra nella bella stagione.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…