Attacco d’ansia: come riconoscerlo e cosa puoi fare

L’attacco d’ansia è il modo colloquiale con cui ci si riferisce per descrivere un episodio d’intensa apprensione e paura. è accompagnato da sintomi fisici e psicologici di attivazione generalizzata tipici della risposta di “attacco e fuga” ed è una delle diverse manifestazioni della categoria più ampia dei Disturbi d’Ansia.
Dott.ssa Roberta Kayed Medico chirurgo
21 maggio 2020 * ultima modifica il 21/05/2020

Con il termine “attacco d’ansia” non ci si riferisce a un’entità clinica, anche se spesso viene usato comunemente per descrivere dei momenti della durata variabile di intensa apprensione e paura verso una situazione ritenuta pericolosa o minacciosa.

Cos’è

Purtroppo l’ansia è una “amica” che molti di noi conoscono. Questa inquilina indesiderata, oltre a compromettere in maniera variabile la nostra vita, è responsabile di una grossa fetta della spesa sanitaria nazionale per quanto riguarda la terapia farmacologica.

Dal punto di vista medico, quando parliamo di ansia ci riferiamo in realtà a una categoria molto ampia, quella dei disturbi d’ansia (redatta dall’American Psychiatric Association con il DSM V, il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali). I disturbi d’ansia, che come puoi leggere sono riportati al plurale, sono:

  • Disturbi da attacchi di panico
  • Fobie specifiche
  • Disturbo d’ansia sociale (fobia sociale)
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzata
  • Disturbo d’ansia da separazione
  • Mutismo selettivo

Tutti i sottogruppi però hanno due caratteristiche comuni:

  • Paura: la risposta emotiva a un pericolo imminente, che può essere reale, cioè oggettivamente presente, o percepito e quindi soggettivo per ognuno di noi.
  • Ansia: è l’anticipazione di una minaccia futura. Vuol dire che chi prova ansia manifesta comportamenti di tensione psicologica e muscolare, vigilanza preparatoria, prudenza e comportamenti di evitamento (ad esempio non partecipare a situazioni che si sanno scatenare l’ansia).

La differenza fra paura e ansia è che la prima è una risposta “sana” a una minaccia vera e imminente ed è l’eredità della nostra storia di animali selvatici e antenati preistorici. Ha quindi una funzione evolutiva di protezione. Se qualcuno vuole accoltellarci, la prima cosa che facciamo è sicuramente provare paura e proprio perché proviamo paura, dopo aver brevemente analizziamo la situazione, possiamo reagire in tre modi:

  • Attacco: aggrediamo il nemico
  • Fuga: optiamo per scappare
  • Freezing: possiamo anche “congelarci” e non riuscire a reagire né in senso di attacco né in senso di fuga. Come alcuni animali si fingono morti quando attaccati, anche noi possiamo “semplicemente” fingerci non reattivi, nell’intento di disincentivare il nemico a continuare (“se mi crede morto forse perde interesse per me”). È quello che succede spesso nei casi di stupro in cui la donna non reagisce, casi che vengono tristemente mal interpretati come un silenzio assenso verso lo stupratore (“allora perché non ha urlato e non si è difesa?”). Il congelamento è perciò una paura paralizzante che mantiene lo scopo ancestrale di sopravvivenza.

Tutta diversa è l’ansia, il comportamento anticipatorio verso un evento futuro e non ancora affrontato (che magari non si presenterà mai): viene perso quindi lo scopo volto alla sopravvivenza dell’individuo.

I vissuti ansiosi possono essere:

  • Costanti: ad esempio nel disturbo d’ansia generalizzata
  • Episodici: in questo caso parliamo di crisi d’ansia acute che insorgono spontaneamente (come nel disturbo da attacchi di panico) oppure scatenati da una situazione particolare (come nel caso delle fobie)

Attacco d’ansia o attacco di panico?

La differenza con l’attacco di panico sta nel fatto che, in questo caso, gli episodi sono molto più intensi:

  • Possono far pensare di stare impazzendo o stare per morire, ed è per questo che a volte si confondono per un infarto
  • Compaiono improvvisamente senza un’apparente causa scatenante
  • Raggiungono il loro picco in breve tempo (di solito 10 minuti) per poi scomparire. Un’eccezione però sono gli attacchi di panico ripetuti

L’ansia invece dura di più, a volte giorni, settimane o anche mesi ma non raggiunge l’intensità dell’attacco di panico vero e proprio. Per questo le due categorie sono diverse fra loro sia quantitativamente sia qualitativamente. Inoltre, chi soffre di disturbi d’ansia può soffrire di attacchi di panico nella sua vita, ma questo non è automatico ovviamente.

Le cause

I disturbi d’ansia non hanno una causa precisa, però esistono dei fattori e delle situazioni che contribuiscono allo sviluppo dei sintomi.

I fattori di rischio sono:

  • Fattori biologici: l’amigdala è il centro di gestione e controllo delle emozioni nel cervello, soprattutto quelle di paura, ed è iperattiva nei casi di ansia. Anche i centri regolatori dello stress sono cronicamente attivati (ipotalamo, ipofisi, surrene, sistema nervoso simpatico).
  • Fattori comportamentali: tendenza all’inibizione, timidezza, pessimismo, paura delle valutazioni negative e a soffermarsi sui sintomi fisici anche lievi.
  • Fattori stressanti e traumi: storia di abusi, lutti, bullismo, maltrattamenti, genitori controllanti e prepotenti, cambiamenti di vita che richiedono nuovi ruoli sociali (promozione sul lavoro, divorzio, separazione, difficoltà economiche).
  • Fattori familiari: alcuni disturbi d’ansia, come le crisi di panico e l’agorafobia, possono svilupparsi più facilmente in diversi membri della stessa famiglia.

I sintomi

 I sintomi principali dell’ansia sono i segnali fisici tipici della reazione di ”attacco e fuga” o “fight or flight in inglese.

La reazione di attacco e fuga consiste nell’attivazione rapida e anticipatoria di tutti i sistemi dell’organismo deputati alla sopravvivenza, proprio perché nei momenti di ansia il cervello “legge” il mondo come un luogo minaccioso.

L’attivazione generalizzata “manca” il bersaglio, cioè lo scopo filogenetico di protezione, perché è una risposta disregolata, disadattativa (non serve ad adattarsi al pericolo) e non funzionale alla sopravvivenza. Il risultato è la compromissione della vita di tutti i giorni a causa della continua allerta e difesa verso gli altri.

In base all’intensità del quadro i sintomi possono essere:

  • Irrequietezza
  • Irritabilità
  • Agitazione
  • Tremori
  • Vertigini, “testa vuota”, sensazione di svenimento
  • Tensione muscolare
  • Sensazione di torpore o formicolio
  • Sudorazione
  • Aumento della frequenza cardiaca
  • Sensazione di mancanza d’aria o soffocamento
  • Dolore o fastidio al petto
  • Nausea o disturbi addominali
  • Facile affaticamento
  • Difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria
  • Insonnia

Le sensazioni fisiche possono essere accompagnate da sintomi psicologici, anche in questo caso d’intensità variabile secondo l’intensità dell’ansia.

  • Paura di perdere il controllo e di non farcela
  • Paura di morire (attacco di panico)
  • Percezione del mondo di se stessi in maniera distorta, sensazione d’irrealtà, di essere distaccati da se stessi, di guardarsi dal di fuori, o di essere spettatori (sintomi dissociativi)

La diagnosi

La diagnosi dei disturbi d’ansia è clinica, cioè si basa sulla raccolta delle informazioni e la storia personale del paziente (eventuali traumi, presenza di familiari con lo stesso problema, tratti comportamentali a rischio). I sintomi e le modalità d’insorgenza degli “attacchi” poi indirizzeranno il medico verso la diagnosi.

Possono essere richiesti degli esami del sangue o altri esami diagnostici per escludere delle malattie che possono dare gli stessi sintomi, ad esempio palpitazioni, sudorazioni, insonnia e allerta generalizzata nell’ipertiroidismo.

La cura

 Molto spesso tutto ciò che al proprio interno contiene la parola “psicologico”, o peggio “psichiatrico” (se chi la pronuncia vuole essere cattivo), provoca una smorfia di orrore in chi ha avuto la sfortuna di assistere a questo ignominioso evento.

Parlare di salute mentale riesce sempre a tirar fuori le più incrollabili difese che abitano ognuno di noi: “non ho niente, è solo un po’ di stress, non sono matto, non ho bisogno dello psicologo” sono alcune delle frasi che, chi soffre d’ansia, prima o poi sentirà il dovere di dire per proteggersi dal marchio sociale.

Purtroppo attualmente parlare di salute mentale incute un profondo timore e un rifiuto a priori a causa dello stigma sociale che ancora oggi ruota intorno a questi disturbi.

Se pensiamo però alla definizione di salute dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”, vediamo chiaramente come la malattia mentale abbia lo stesso diritto di essere curata tanto quanto il mal di stomaco, il diabete e l’unghia incarnita.

La cura dei disturbi d’ansia è di tipo psicologico e farmacologico.

  • Farmaci. Quando i sintomi sono invalidanti e non permettono di svolgere le attività quotidiane della vita di tutti i giorni, come andare a lavorare o incontrare gli amici, sono utilizzati farmaci che vanno a riequilibrare i neurotrasmettitori cerebrali (gli inibitori della ricaptazione della serotonina e le benzodiazepine).
  • Psicoterapia. È importante affrontare gli schemi mentali e comportamentali che sono alla base dell’ansia con i professionisti della salute mentale (psicoterapeuti o psichiatri nei casi invalidanti): così come l’ipertensione va curata dal cardiologo, i problemi psicologici o psichiatrici, a seconda della gravità, vanno trattati da loro. I colloqui serviranno per concentrare l’attenzione sul problema, capire il motivo per cui ci si sente minacciati e trovare gli strumenti per affrontare le situazioni un passo alla volta.

Cosa fare e i rimedi

La prima cosa da fare è accettare che esiste un problema, la seconda cosa da fare è non giudicarsi e colpevolizzarsi per avere il problema, la terza cosa da fare è riconoscere anche di avere il diritto di non farcela da solo e di chiedere aiuto per stare meglio. Questo vale sia nel caso in cui vi troviate in prima persona a soffrire d’ansia, sia nel caso in cui sia un vostro caro a soffrirne.

  • Accettare il problema. Far finta che non ci sia nulla vuol dire nascondere un problema che continuerà a esistere e dare segno di sé nonostante i nostri tentativi di nasconderlo.
  • Non darsi la colpa. Un’altra cosa da evitare è pensare che dipenda tutto da una insufficiente forza di volontà o da una presunta pigrizia. Certo, la forza di volontà è indispensabile per il percorso verso la guarigione, ma direste mai a un amico con un attacco di ulcera gastrica che è pigro e che dovrebbe impegnarsi di più per non avere bruciore di stomaco in quel momento? Il giudizio negativo e l’autocolpevolizzazione creano delle aspettative su come dovremmo comportarci o come dovrebbe essere la situazione e questo non fa altro che dare benzina alla macchina dell’ansia.
  • Sviluppare autoconsapevolezza. È poi utile praticare delle attività che aumentano la capacità di rilassamento e consapevolezza. La consapevolezza è molto importante e come un muscolo va allenata in palestra. Allenarsi a restare nel presente “ruba” lo spazio mentale che serve per preoccuparsi di un futuro non ben precisato, in cui esiste un nemico altrettanto non ben precisato che, in particolari circostanze, potrebbe o no farci del male. Ci si rende conto subito di quante energie vengano sprecate in questo modo: più si è incapaci di concentrarsi su ciò che è concreto in questo momento, conoscibile e “maneggiabile” dalle nostre risorse, e più verremo trasportati e sballottolati nelle fantasie di un pericolo futuro. Esistono diverse palestre della consapevolezza: meditazione, mindfullness, yoga e attività fisica. Tutte inoltre stimolano il cervello a rilasciare la serotonina, l’ormone della felicità.
  • Mangiare bene. Livelli troppo alti o troppo bassi di zuccheri contribuiscono ai sintomi, per questo una dieta sana ed equilibrata, evitando cibi processati e zuccherati, caffè, alcol e fumo è necessaria per prevenire gli attacchi.

Fonte| Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, V edizione

Medico-Chirurgo, specializzanda in Psicoterapia, lavora da diversi anni negli ambulatori di Medicina Generale. Insieme alla pratica clinica quotidiana e alla specializzazione, altro…
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