Billie Jean King e la sua battaglia per il riconoscimento del tennis femminile

Ha combattutto per la parità dei sessi nel mondo del tennis affinché le giocatrici non fossero mai penalizzate. Ha battuto il giocatore numero uno al mondo, in soli tre set. Oggi Billie Jean King può guardare a tutto quello che le tenniste hanno ottenuto con grande soddisfazione, perché in gran parte, è stato merito suo.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
10 luglio 2019

Ho iniziato a giocare a tennis quando avevo sette anni. Erano gli anni segnati dalle sfide tra campioni del calibro di Mats Wilander, Stefan Edberg, Ivan Lendl e John McEnroe. Lo stesso periodo, tuttavia, coincide anche con il ritiro dai tornei di singolare di una grande campionessa, Billie Jean King, motivo per cui ho conosciuto la sua storia solo in età adulta.

Figlia di un vigile del fuoco e di una casalinga, Billie Jean impara a giocare a tennis nei campi pubblici di Long Beach, in California. Il suo esordio nel '61 la vede vincere all'età di 17 anni nel suo primo doppio femminile sui campi in erba di Wimbledon con la partner Karen Hantze Susman. Sempre a Wimbledon, l’anno successivo, Billie Jean batte la numero uno al mondo e prima testa di serie Margaret Court. È insomma una tennista formidabile, tenace e velocissima a rete, ma c’è qualcosa che la irrita nell’ambiente del tennis: le tenniste donne guadagnano troppo poco rispetto ai loro colleghi maschi.

Nel ‘67 Billie Jean critica apertamente la United States Tennis Association (USTA) denunciando quello che lei chiama “Shamateurism” (da "shame" che in inglese significa "vergogna"), ossia un compenso dell'associazione così basso da non permettere alle giocatrici di iscriversi ai tornei. Billie Jean si impegna così in una campagna a favore di vincite in denaro uguali nei tornei maschili e in quelli femminili e nel ‘71 è la prima tennista a guadagnare 100mila dollari grazie alle sue numerose vittorie.

La Battaglia dei sessi

È poi ricordata in particolare per un match storico, chiamato la Battaglia dei sessi, in cui la tennista americana batte in tre set Bobby Riggs davanti a 30mila spettatori allo stadio e più di cinquanta milioni da casa.

Le donne mi ringraziano ancora oggi per aver aumentato la loro autostima.

Billie Jean King

Bobby Riggs non è un atleta qualunque. Negli anni '30 e '40 è tra i migliori tennisti in classifica, sia quella degli amatori sia quella dei professionisti e, a metà degli anni '40, è il miglior giocatore al mondo.

Il match è tuttora considerato un evento molto importante per il riconoscimento dovuto al tennis femminile. Con riferimento a quella partita, la King dichiarò: "Ho pensato che saremmo tornati indietro di cinquant'anni se non avessi vinto quella partita. Avrebbe rovinato il circuito femminile e fatto perdere l'autostima a tutte le donne".

Billie Jean King posa con il Daphne Akhurst Memorial Trophy for Women durante una conferenza stampa prima dell’Australian Open 2018 a Melbourne.

Grazie a Billie Jean King, oggi il tennis è uno dei pochi sport a offrire a uomini e donne lo stesso montepremi, almeno nei tornei più importanti. La campionessa americana ha supportato la nascita del primo torneo femminile a livello professionistico negli anni '70 (Virginia Slims) e non ha mai smesso di promuoverlo. Nel '73 è diventata il primo presidente dell'associazione delle giocatrici (WTA) e l'anno successivo ha fondato la rivista Womensports e avviato la Women's Sports Foundation.

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