Bioplastiche: quattro esempi di polimeri sostenibili che vengono dalla natura (e lì ritornano)

Se hai capito in linea teorica in cosa consistano le bioplastiche ma ti piacerebbe poterne vedere qualche esempio, oggi nella rubrica Un mondo di plastica ti propongo quattro differenti tipi di materiali realizzati da biomasse o altri composti organici.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
7 giugno 2019

La scorsa volta ti ho raccontato che cos’è una bioplastica, ovvero l’alternativa sostenibile al polimero che, a causa della sua iper produzione e resistenza al tempo e all’usura, sta lentamente soffocando il Pianeta e danneggiando l’ecosistema in maniera irreparabile. Si tratta di un materiale realizzato con scarti agricoli o altri materiali organici, che presenta caratteristiche simili alla plastica a livello di igiene, trazione e resistenza ma che può essere smaltita attraverso i classici processi di compostaggio. Di conseguenza, è un materiale completamente eco-friendly e che potrebbe facilmente sostituire la plastica nella realizzazione soprattutto dei prodotti monouso come piatti, bicchieri, posate e il packaging alimentare. Se in linea teorica hai capito di cosa stiamo parlando ma vorresti avere le idee un po’ più chiare, ti propongo quattro esempi di bioplastica realizzata con differenti materiali. Tutti organici, tutti assolutamente compostabili.

Sulapac

Nata dall’idea di due giovani chimiche finlandesi, Sulapac è una bioplastica che nasce da scarti di legname uniti ad alcuni additivi naturali. Si tratta di un materiale che della plastica ha tutte le doti, è resistente all’acqua, all’olio e impenetrabile dall’ossigeno, il che la rende particolarmente adatta come valido sostituto di contenitori di cosmetici. Non a caso, dal 2019 Chanel ha deciso di utilizzare proprio il Sulapac per la vendita di alcuni prodotti cosmetici di lusso. Ma il vero valore di Sulapac risiede nella sua velocità di decomposizione. Infatti, questi contenitori durano al massimo tre anni, uno solo se abbandonati in mare e se gettati nel composto si disintegrano completamente entro 21 giorni. Minimo impatto, massimo risultato.

Plastica dalle alghe

Margherita Talep, una designer cilena, ha studiato e realizzato una bioplastica a partire dall'alga Agar-agar che, combinata con acqua e miscelata a temperature elevate, consente di ottenere un materiale ottimo per realizzare packaging alimentare e altri oggetti monouso. Infatti, questo materiale è igienico e resistente e per essere sigillato necessita di appena un po' di calore. Entro due o tre mesi dal suo utilizzo, poi, questo biopolimero è in grado di scomparire per sempre.

Potato Plastic

Una plastica realizzata nel modo più semplice che tu possa immaginare: mescolando amido di patate con della semplicissima acqua. Si tratta di un innovativo materiale assolutamente ecologico, che si presta molto per la realizzazione di prodotti destinati a un singolo utilizzo come piatti, bicchieri e stoviglie dei fast food. Questo soprattutto perché si tratta di un materiale in grado di decomporsi in meno di due mesi.

Ecovative

Un materiale che deriva dall’apparato vegetativo dei funghi e che, proprio come i funghi, è resistente, reattivo e anche auto-rigenerante. Il micelio, così si chiama, viene mescolato con scarti agricoli pastorizzati, di cui si nutre, crescendo e trasformandosi in una massa composita e resistente. Questo materiale completamente naturale diventa quindi diventa quindi materia prima perfetta per la realizzazione di oggetti come pannelli, contenitori, packaging e tessuti, e soprattuto è 100% biodegradabile. Nasce dalla terra e alla terra ritorna, senza controindicazioni.

Questo articolo fa parte della rubrica
Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…