La lotta italiana alla plastica monouso: SalvAmare, Plastic Free Challenge e iniziative individuali

Nel giro di pochi anni, l’Italia ha fatto passi da gigante nella lotta alla plastica monouso. Ancora prima della definitiva applicazione della direttiva europea, sono tante le realtà che hanno optato per un’alternativa sostenibile, mettendo al bando piatti, posate e cannucce. Ma l’Italia pensa anche ai suoi mari e a incentivare pratiche corrette nella vita quotidiana dei cittadini.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
10 maggio 2019

L’abbiamo già detto tante volte: per liberarsi dalla plastica, o almeno farla tornare a essere un materiale più utile che dannoso, serve un’azione congiunta messa in pratica sia dai singoli cittadini, che devono ridurne l’acquisto e l’uso smodato soprattutto nella sua forma monouso, sia dalle istituzioni che devono proporre delle alternative e spingere la popolazione ad adottare comportamenti più sostenibili. L’uno non può esistere senza l’altro. Serve consapevolezza, un’informazione continua e corretta, serve la voglia di compiere un piccolo gesto che sommato ad altri può davvero fare la differenza e soprattutto servono iniziative e politiche che possano incentivarlo, questo piccolo gesto.

Pensa solo alla CO2 che deriva dal traffico urbano. Se l’intenzione di un’amministrazione è quella di ridurla in modo consistente, dovrà incentivare l’utilizzo da parte dei cittadini di mezzi pubblici e trasporti non inquinanti come la bicicletta. Questo però può essere fatto soltanto offrendo un servizio di treni, autobus e tram puntuale e ben organizzato, creando nuove piste ciclabili e strade percorribili in modo sicuro, offrendo quindi la possibilità di lasciare a casa l’automobile senza rischiare la vita in mezzo alla strada o arrivare in ritardo perché non si sa quando passa l’autobus. Con la plastica monouso, il discorso potrebbe essere lo stesso. Se i cittadini avranno sempre davanti a sè la possibilità di acquistare al supermercato confezioni da 100 piatti e forchette in plastica monouso per le grigliate o le feste di compleanno, o peggio se verranno loro consegnati questi oggetti direttamente in bar, chioschi e locali, senza potervi rinunciare o chiederli in materiali diversi, saranno pochi e rari i casi in cui diranno un “no” individuale e perentorio orientando la propria scelta altrove (che poi, dove?).

Proprio a questo proposito, per la plastica monouso in generale, si è resa necessaria un’azione di divieto, già sul tavolo con la direttiva Europea, di cui abbiamo già parlato, che entrerà però ufficialmente in vigore a partire dal 2021. In Italia, però, sono già diversi i Comuni che hanno scelto di dire addio alla plastica monouso accogliendo la Plastic free Challenge lanciata dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha chiesto a tutti i Comuni e le Regioni di rinunciare, tramite un’ordinanza, alla plastica monouso principalmente nei luoghi pubblici e negli uffici amministrativi. In pochi mesi, sono già diverse le realtà che hanno abbracciato questa possibilità, emettendo ordinanze in cui si impone la sostituzione degli oggetti monouso con loro corrispettivi in materiale compostabile e biodegradabile. In questo modo, i cittadini non saranno più costretti a scegliere e a cedere, come troppo spesso accade, alla pigrizia e alla comodità del piattino che “tanto poi butto nella plastica e si ricicla”.

Ma non solo. Perché con un la legge SalvAmare, approvata il 4 aprile 2019, anche la raccolta della plastica in mare diventerà un’azione semplice e naturale, che non cambierà le abitudini di coloro che se ne occuperanno ma semplicemente si introdurrà come azione spontanea e, oltretutto, valorizzata. Infatti, i pescatori potranno finalmente recuperare la plastica che dal mare si impiglia nelle loro reti e portarla a terra per destinarla ai centri di smaltimento, invece di ributtarla in acqua come invece erano costretti a fare per legge prima dell’approvazione della legge.

A queste iniziative politiche si affiancano i sempre più numerosi movimenti anti-spreco, come gli zero waster, ovvero le persone che cercano di non produrre rifiuti e che hanno rinunciato per sempre alla plastica nella loro vita quotidiana, ma anche le persone che acquistano oggetti usati senza contribuire a una nuova produzione attraverso giornate dedicate al baratto di beni in buono stato, i gruppi che si dedicano al plogging, lo sport in cui, mentre si corre, si raccolgono anche i rifiuti trovati lungo il percorso per gettarli via. E ancora uffici di aziende e Atenei universitari, che regalano borracce in alluminio per evitare l’acquisto di bottigliette in plastica monouso, e spiagge e stabilimenti balneari che hanno scelto di proteggere i propri ecosistemi.

Ti sembra molto? Ti sembra troppo poco? Una cosa è certa. Qualcosa, anche lentamente, si muove. Ed è un trend che non va assolutamente fermato, né rallentato.

Questo articolo fa parte della rubrica
Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…