Carla Campanini e la sua lana di pecora Cornigliese: “Lavorare la maglia con le dita è un metodo antistress”

Ha scoperto la lana di pecora Cornigliese e se ne è innamorata. Ha iniziato a lavorarla con le mani, attraverso semplici passaggi di fili e se ne ha l’occasione durante qualche manifestazione sul territorio, insegna questa tecnica anche a bambini e adulti. Non è solo un’attività che gratifica molto, ma è anche un ottimo metodo per allontanare stress e preoccupazioni.
Gaia Cortese 16 giugno 2020

Tra i custodi di Rural, un’associazione parmense che riunisce agricoltori e allevatori impegnati a recuperare e proteggere razze di animali e antiche varietà vegetali abbandonate o quasi estinte, c’è una signora di 65 anni che si diletta con un’attività singolare: lavorare la maglia con le dita.

Carla Campanini, vive a Coenzo di Sorbolo, lavora la lana di pecora Cornigliese, una razza che ha rischiato di estinguersi, ma che oggi viene protetta e promossa sul territorio. La sua passione, che la porta a seguire scrupolosamente la produzione dei suoi manufatti, fino a tingerli con essenze del tutto naturali (alle foglie di gelso al Lambrusco), è anche un ottimo metodo antistress (e uno strumento per aumentare la propria autostima).

Quando ha iniziato a lavorare la maglia con le dita?

Ho iniziato circa otto anni fa, poco dopo aver incontrato e seguito la filiera produttiva di questo filato, che proviene dalla lana di pecora Cornigliese. Quando si ha questo filato tra le mani viene voglia di lavorarlo e di trasformarlo con qualsiasi strumento di tessitura che si abbia a disposizione. Si può usare un telaio, i ferri da maglia o l’uncinetto. Ho avuto modo di imparare la tecnica del telaio seguendo un breve corso con un’amica, ma la maglia ai ferri e l’uncinetto ai miei tempi si imparavano già a scuola, perché tra le varie materie scolastiche si faceva anche Applicazioni Tecniche, che comprendeva il cucito, la maglia e la lavorazione di vari materiali. Era una sorta di introduzione all’artigianato, che ai giorni nostri manca.

Ma lei lavora il filato anche con le mani…

Sì, perché è veramente facile. Si usano esclusivamente le dita e con semplici mosse di passaggi di fili, si ottiene un cordone tubolare. Diversamente, lavorare la maglia ai ferri è più complicato, bisogna conoscere la tecnica. Invece utilizzando solo le mani, appena ho a disposizione un filo, mi faccio qualcosa, e se ne ho l’occasione, lo insegno a tutti, adulti e bambini.

Anche agli uomini?

Certamente, anche se inizialmente sono piuttosto restii. Poi, vedendo il risultato, un cordone tubolare che si può utilizzare in diversi modi, rimangono colpiti da quello che sono riusciti a produrre. Questo tubolare può essere interrotto o proseguito a piacimento, e può dare origine a uno scaldacollo, una corda robusta o una collana, a seconda del filato che si usa.

C'è interesse per questa attività?

Durante le manifestazioni sul territorio lo insegno sul posto. I bambini che ci provano ottengono ottimi risultati; riescono molto bene nelle attività manuali, sono più portati perché sono più liberi con la mente e si prestano a imparare in un batter d’occhio. Gli adulti sono più riluttanti, ma dopo aver imparato questi semplici movimenti con le quattro dita della mano, li vedi veramente soddisfatti.

Sembra che lavorare la maglia con le dita sia un ottimo antidoto antistress…

Lavorare la maglia in questo modo ti tiene impegnato, ma allo stesso tempo ti rilassa anche molto. È un lavoro ripetitivo, ma anche un’attività che non ti obbliga. Basta avere un gomitolo e ti distrai dalle preoccupazioni e dai pensieri. E poi c’è il tatto e il piacere che può darti toccare un materiale naturale. A questo si aggiunge un altro aspetto: la gratificazione di poter costruire qualcosa di tuo. Puoi sviluppare la tua fantasia secondo il tuo gusto personale, non avere condizionamenti di nessun tipo e ottenere il tuo prodotto finale, senza neppure avere bisogno di uno strumento se non le tue mani.

Quanto è importante riuscire a dare spazio alla propria passione come lei ha fatto per i filati naturali?

Non è facile perché oggi, come anche in passato, tutte le attività sono concentrate sul presente e soprattutto sulla necessità di sostentamento della famiglia. Il mio non è un mestiere, ma è una ricerca personale che ho fatto e che poi è stata apprezzata; oltretutto è un'attività davvero di nicchia, che nell'ambito di una filiera produttiva non è così facile mettere in piedi.

Sicuramente dà molta soddisfazione. Basta pensare al lungo lavoro che c'è dietro la colorazione naturale dei filati. Dopo la raccolta delle foglie, per esempio, queste devono essere triturate e poi messe in ammollo. Il giorno dopo si prepara tutto per la stabilizzazione del colore e si passa alla tintura; la lana va passata in una soluzione affinché si aggreghi il colore, poi si procede con il bagno colore, per finire con l'asciugatura.

Indubbiamente è un'occupazione che oltre ad essere una promozione dei prodotti del territorio, fa bene anche alla propria autostima, ma portare qualcun altro a farlo per sé, è un'ulteriore soddisfazione.