C’è un’università immersa nel bosco, dove anziani del luogo insegnano antichi mestieri

Si chiama Libera Università del Bosco ed è nata sul Monte di Brianza, in provincia di Lecco, grazie all’iniziativa della cooperativa sociale Liberi Sogni. Qui, si organizzano attività didattiche per recuperare conoscenza, competenze arcaiche e connessione con se stessi e con la natura.
Sara Del Dot 23 luglio 2020

Nella vita non si smette mai di imparare, lo dicono tutti. Impari a scuola, impari in famiglia, impari nelle amicizie, impari viaggiando. Tuttavia, nel nostro percorso di crescita ci sono cose che tendiamo a dimenticare, forse dandole per scontate. Per questo, è importante che esistano realtà in grado di ricordarcele. Nel cuore dei boschi del Monte di Brianza in provincia di Lecco, ad esempio, è da poco nato un luogo in cui è possibile re-imparare la sola cosa che dovremo già sapere. Essere umani, essere natura, vivere in armonia con il mondo attorno a noi ritrovando noi stessi.

Si chiama Libera Università del Bosco (LUB), ed è una realtà didattica dedicata a chiunque voglia ritrovare un contatto con la natura, dotata di un vero e proprio collegio docenti formato da insegnanti “tradizionali” ma anche e soprattutto da anziani del luogo, portatori di conoscenze e competenze antiche che in questo modo possono trasmettere e conservare nel tempo.

“Si tratta di un progetto della cooperativa sociale Liberi Sogni nato nel 2014”, racconta Adriana Carbonaro, una dei referenti del progetto nonché socia della cooperativa in cui si occupa di progettazione e sviluppo. “Il Comune di Valgreghentino ci aveva assegnato una parte di bosco sul Monte di Brianza. Era uno spazio molto selvaggio, dal momento che l’ultimo taglio degli alberi era avvenuto negli anni ’50. Abbiamo iniziato a ripulirlo, approfittandone per attivare alcuni progetti anche con le scuole. Pian piano abbiamo iniziato a ospitare eventi, orti, campi estivi in tenda… Finché nel 2017 abbiamo pensato di allargare questa progettualità a tutto il Monte, coinvolgendo anche altri due Comuni e vincendo un bando. In questo modo, con la collaborazione di tantissime realtà, abbiamo ripulito e ripristinato questi luoghi abbandonati, che per la maggior parte appartengono a privati che, negli anni, si sono spostati dalla montagna alle città.”

Riqualificazione quindi, ripristino di spazi abbandonati per un fine a lungo termine: dedicarli all’apprendimento e all’acquisizione di competenze per continuare a prendersene cura, in Brianza o altrove.

“Grazie a questo progetto siamo riusciti a mettere in campo azioni di salvaguardia dei boschi e abbiamo costituito un team di docenti, formato da insegnati veri e propri ma anche da anziani del posto, depositari di esperienze e competenze riguardanti il contatto con la natura. L’idea dell’università è infatti nata dal fatto che, lavorando nel bosco accanto a realtà locali, ci siamo accorti che i preziosi saperi custoditi dagli abitanti del luogo potevano andare persi. Così è nata l’offerta formativa, che abbiamo lanciato nel settembre 2019, dedicata a chiunque sia appassionato di natura e voglia saperne di più, ma anche ai ragazzi giovani, ai migranti e alle scuole”.

E come funziona quindi questa università naturale?

“L’università è uno spazio dedicato a tutti, abbiamo creato proposte diversificate a seconda delle fasce d’età. Ad esempio, a fine settembre partirà un corso per ragazzi tra i 15 e i 25 anni, con un’attenzione particolare ai “neet”, i ragazzi che non studiano né lavorano. Nel bosco, insegneremo loro a costruire un muretto, a fare manutenzione di un sentiero o di un torrente. D’estate svolgiamo dei campi estivi in cui si dorme in tenda, si cucina insieme, si raccoglie la legna per il fuoco, si coltiva l’orto…

D’inverno invece abbiamo attivato dei laboratori di cesteria, tenuti sempre da abitanti locali, e anche alcuni incontri con un’ostetrica per conoscere i rimedi naturali per disturbi lievi nei bambini. C’è una proposta anche dedicata proprio ai docenti stessi, chiamata “natura maestra di vita”, che consiste in un ciclo di incontri mensili in cui si apprendono nuove discipline come lo yoga in natura, l’eco-psicologia, tecniche di manutenzione del bosco, e un percorso dedicato esclusivamente ai ragazzi disabili dove si esplora la natura attraverso i sensi.”

E i benefici sono, naturalmente, innegabili.

“Per chi viene dalla città, recarsi in un bosco non è propriamente una consuetudine e già trascorrere una giornata in natura è benefico di per sé. In più, se alla semplice giornata in natura abbini una passeggiata con un anziano esperto conoscitore di erbe spontanee, hai un arricchimento sia psicologico sia di competenze che ti porti a casa e difficilmente dimenticherai”.

Perché l’uomo è natura, e la natura è la casa dell’uomo, solo che spesso ce ne dimentichiamo.

“La frenesia della nostra vita quotidiana non fa che allontanarci da quello che siamo, ovvero natura. Ritornare a contatto con la natura significa riscoprire una parte di sé che abbiamo accantonato, messo da parte. Infatti, una cosa che di solito diciamo a chi viene a trovarci è di cercare la natura anche in città, dove si vive di solito. Ci sono i parchi, ci sono gli spazi verdi, basterebbe anche un semplice vaso di fiori sul balcone per ritrovare anche in ambito urbano ciò che realmente siamo.”