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17 Maggio 2024
9:07

Chi ha paura di venerdì 17? Cos’è l’eptacaidecafobia e perché indicherebbe il giorno più sfortunato dell’anno

L'eptacaidecafobia è la fobia del numero 17, che in Italia associamo sempre alla paura della sua combinazione con la giornata di venerdì. Termine di origine greca, sembra legata a tradizioni bibliche, come la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre avvenuta proprio di venerdì, e anche a miti dell'Antica Grecia, come l'avversione di Pitagora per il numero 17, considerato imperfettissimo.

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Chi ha paura di venerdì 17? Cos’è l’eptacaidecafobia e perché indicherebbe il giorno più sfortunato dell’anno
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A volte ti sarai trovato anche tu a sperare che gli astri si allineassero affinché la giornata, l’interrogazione, il colloquio, la gara, l’appuntamento, la visita, la scommessa andassero bene, non è vero?

Allo stesso modo, più volte avrai incrociato le dita, pregato, supplicato l’Universo per l’opposto e perché i suoi elementi non si incastrassero generando una gigantesca somma di sfortuna incastonata in una singola, precisa giornata.

Bene: tutte queste implorazioni questa volta non hanno funzionato perché sì, oggi è il fatidico venerdì 17. Oggi è il giorno in cui la famosa legge di Murphy fa più paura, quello in cui la fortuna si benda per davvero mentre la sua opposta prende la mira. Oggi, per noi italiani, è il giorno più iellato dell’anno, quello da cui guardarsi e contro cui fare scongiuri.

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Dal gatto nero in strada all’ombrello aperto in una stanza chiusa, in Italia da sempre siamo attaccatissimi a cabala e superstizioni, al punto da sviluppare vere e proprie fobie, come l’Eptacaidecafobia.

Termine di natura greco, indica la grande, grandissima paura del numero 17 associata ormai da anni anche alla paura che quel giorno sul calendario corrisponda a un venerdì. Due degli ingredienti più iellati della storia.

L’origine della giornata della iella è legata a diverse credenze. Il venerdì è considerata per tradizione religiosa una giornata negativa: si pensa infatti che Adamo ed Eva, il papà e la mamma dell’Umanità, siano stati cacciati dal paradiso terrestre proprio di venerdì.

Ma non solo. Sempre di venerdì Caino avrebbe compiuto il tragico fratricidio contro Abele, Erode avrebbe ordinato la strage degli innocenti e, dulcis in fundo, in cui sarebbe morto Gesù.

L’alone di sfortuna attorno al numero 17 sembra invece affondare le proprie radici nell’Antica Grecia e nell’avversione del papà della matematica, Pitagora, verso questo numero imperfetto rispetto al 16 e al 18, rappresentazioni invece della perfezione numerica e dei quadrilateri 4×4 e 3×6.

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Secondo altri, invece, il 17 non porterebbe fortuna perché, in numeri romani il XVII è anagrammabile nella forma VIXI, ovvero il passato remoto del verbo vivere che, tradotto può significare “ho vissuto” e quindi “sono morto”. Un presagio non troppo simpatico, insomma.

Nell’Antica Roma, poi, il 17 dicembre e il 17 febbraio erano anche i giorni dedicati rispettivamente ai Saturnalia e Quirinalia, feste in onore degli dei Saturno e Quirino e che il Cristianesimo successivamente demonizzò in quanto feste pagane. Per non parlare dei poco piacevoli riferimenti biblici al 17 del secondo mese, quando si consumò il Diluvio universale.

Insomma, ci sarebbero molte buone ragioni per temere il fatidico venerdì 17: ora bisogna solo capire chi avrà ragione, se la ragione o la superstizione. Oppure le superstizioni di altri paesi, che invece individuano come il "giorno peggiore" nel venerdì 13.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.