Cinematerapia: il film come strumento di benessere diventa la base per un percorso di crescita personale

Guardare un film è sempre un buon modo per rilassarsi e stare bene con se stessi. Se poi la pellicola scelta ha anche un significato profondo che qualche esperto può aiutarti a capire, il risultato può essere sorprendente. Per questo, la Cinematerapia può rappresentare una buona occasione per intraprendere un percorso di profonda conoscenza di se stessi e consapevolezza della propria visione del mondo.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
9 Aprile 2019

Tutti noi abbiamo in mente quel film che ci ha un po’ cambiato la vita, quello che ogni volta è come se fosse la prima visione, quello per cui non riusciamo proprio a trattenere la lacrimuccia. C’è chi ne ha in mente solo uno, chi invece potrebbe contarne una manciata per ogni periodo importante della sua vita. L’unica certezza è che, anche se magari non capiamo neanche noi il motivo, esiste al mondo almeno una pellicola che in un modo o nell’altro ci ha aiutati a crescere, nel cui protagonista ci siamo immedesimati, i cui dialoghi hanno scatenato in noi riflessioni importanti che ci hanno aiutato a vedere il mondo in modo diverso.

Raccontato così, sembra che il potere del cinema vada un po’ oltre il semplice ruolo di intrattenimento che spesso gli attribuiamo. Quante volte, per rilassarti, ti butti sul divano a guardare il primo film che trovi in televisione? Quante volte, in un momento difficile, hai avuto bisogno di vedere quella pellicola che ti ha sempre tirato su il morale, sin dall’infanzia? Bene, se anche tu credi nel potere del cinema come strumento di benessere e come finestra per una visione differente del mondo, sapere che esiste una disciplina che ne fa uso per aiutare gli altri a trovare nuove chiavi di lettura per affrontare la propria vita e il proprio percorso personale, non potrà che farti piacere.

Si chiama Cinematerapia, è spesso utilizzata da psicologi e terapeuti a supporto delle loro attività ma è anche un marchio registrato dell’Istituto Solaris, una scuola di formazione che si ispira all'“antropologia personalistica esistenziale” del professor Antonio Mercurio, un metodo che ha l’obiettivo di aiutare le persone a diventare “artisti della propria vita”. Il professor Mercurio, già negli anni Sessanta aveva individuato nel cinema uno strumento adatto per portare le persone ad approfondire tematiche esistenziali e spirituali. Così, l’istituto Solaris ha scelto di utilizzare il cinema tra i suoi strumenti di formazione. È Antonella Grassi, counsellor e docente di cinematerapia a raccontarci questa disciplina, da loro utilizzata per accompagnare, attraverso la visione guidata di una pellicola, gli spettatori in un percorso personale di benessere e consapevolezza.

Cos’è la cinematerapia?

La cinematerapia è un'arteterapia che sfrutta la visione di una pellicola rendendola strumento di crescita e benessere. Non si tratta in alcun modo di una disciplina medica né di una psicoterapia, non è in alcun modo assimilabile a una cura, ma si basa su una prospettiva spirituale ed esistenziale. Il suo obiettivo è quello di sviluppare all’interno dell’individuo delle capacità creative attraverso l’uso del cinema, che diventa strumento al servizio della crescita personale e delle trasformazioni interiori finalizzate a migliorare la qualità della vita. Il cinematerapeuta, dal canto suo, ha il compito di accompagnare lo spettatore in questo percorso, prima di tutto elaborando delle chiavi di lettura, ovvero delle interpretazioni dei film che possono discostarsi dalla volontà del regista o dell’autore perché finalizzate a un lavoro di sviluppo dell'autoconoscenza e consapevolezza. Si tratta di un modo diverso, più profondo, di fruire il cinema.

A chi si rivolge questa disciplina?

La cinematerapia si rivolge a tutti: persone singole, gruppi, coppie o team aziendali che intendano fare un percorso di crescita personale e di sviluppo. Noi in particolare applichiamo la cinematerapia nell’ambito di vere e proprie esperienze, come workshop e stage della durata di un weekend in cui il partecipante, sollecitato dalla visione di un film, lavora su determinati temi individuati in precedenza.

Quali sono i temi trattati e come si sceglie il film più adatto a stimolare un percorso?

I temi su cui si lavora sono classici e universali, possono coinvolgere chiunque. Nel nostro caso, sulla base del nostro metodo individuiamo dei film e li proponiamo ai partecipanti accompagnati da interpretazioni simboliche e allegoriche, diamo loro un taglio particolare per accompagnare gli spettatori attraverso dei passaggi, a effettuare delle trasformazioni. Naturalmente ci sono film che si prestano più di altri a lavorare su determinati temi. Un esempio può essere Les Choristes, che è un film che aiuta a lavorare sul principio paterno che ha a che fare sia con il rapporto con le figure di riferimento, quelle paterne appunto, sia in generale con ila componente saggia e progettuale che è presente in ciascuno di noi. Per lavorare sul tema del materno, invece, funziona molto bene Kiricù e la strega Karabà, mentre per affrontare la capacità di accogliere se stessi e accettare la vita c’è Le ali della libertà. Ancora, usiamo spesso Il volo della Fenice per i team aziendali, perché è un film che permette di lavorare sulla costruzione del gruppo. Ovviamente però non ci sono delle ricette “chiavi in mano”, dipende tutto dall’interpretazione e dal tipo di percorso che si vuole fare.

Cosa avviene durante la cinematerapia?

Quella che si pratica durante la cinematerapia non è una fruizione passiva, ma è assolutamente attiva. Prima della visione del film, vengono fornite delle chiavi di lettura, finalizzate a guidare i partecipanti attraverso delle riflessioni nel corso della visione. Queste interpretazioni, date dai counsellor, aiutano a tagliare il film in filoni tematici che poi si sviluppano ulteriormente in sotto-temi. Dopo aver visto il film, avvengono vari momenti di scambio corale, in cui le persone possono dire come si sono sentite, che riflessioni ha innescato in loro la visione. Si tratta di momenti in cui si fa sempre riferimento a se stessi, senza criticare gli altri e senza sovrapporsi. Successivamente i partecipanti si suddividono in piccoli gruppi sulla base dei temi individuati, e ciascuno sceglie il gruppo in base all’argomento che preferisce approfondire. A quel punto vengono svolte delle attività di group counselling su ciascun tema. Poi c’è un momento più artistico, di messa in scena dei contenuti elaborati dai gruppi, attraverso esercizi di drammatizzazione non verbale, seguito poi da alcune attività meditative e riflessioni per ragionare sul modo in cui un singolo tema riesce a mettere in campo delle parti rappresentative della propria vita. Tutto questo avviene ovviamente nella completa libertà. Il partecipante viene portato a vivere un’esperienza in qualche modo simile a quella che il tema del film suggerisce, stimolando decisioni di cambiamento e trasformazioni. Al di là della visione del film, nell’arco di un weekend si può fare proprio un piccolo percorso alla ricerca di una nuova soluzione, è possibile intravedere nuove strade che, nella vita di tutti i giorni, ci sembrano bloccate. Anche perché, quando si lavora in gruppi con persone che non si conoscono, si sviluppa l’attitudine a stare con gli altri e relazionarsi in maniera inconsueta, affrontando temi di cui normalmente non si parla in modo approfondito come il perdono o il coraggio di essere se stessi. È un'esperienza molto bella e arricchente.

Quali sono gli effetti della cinematerapia?

Il cinema ha sempre un effetto evocativo. Se ci pensi, infatti, anche una visione “non guidata” di un film suscita delle emozioni, porta alla luce contenuti che normalmente vengono tenuti sotto traccia. È un po’ come i sogni, che fanno emergere le emozioni grezze. La cinematerapia ha il compito di affinare queste emozioni e tradurle in processi complessi che possono stimolare nell’individuo, nella coppia e nel gruppo lo sviluppo di nuove competenze e la capacità di entrare in contatto con le proprie potenzialità inespresse, desideri non ancora portati alla luce, che in qualche modo potrebbero migliorare e innalzare la qualità dell’esperienza di vita. Infatti, dopo i seminari di cinematerapia lo stato d’animo migliora, e si hanno delle intuizioni che potranno essere portate nella vita di tutti i giorni. La cosa importante è che le persone riescano a raccogliere gli stimoli che la vita dà loro e trarli a proprio vantaggio. Si tratta a volte di piccole, minime trasformazioni nel modo di vedere se stessi, di affrontare la vita, di riconoscere il proprio valore. Infatti, molte persone tendono a pensare di non avere un valore in quanto individui, perché viviamo in un modo in cui ci viene costantemente chiesta una performance, siamo sempre sbilanciati sulle aspettative del mondo esterno.

Il film, poi, ti consente di parlare di te anche senza esporti troppo. È molto difficile infatti chiedere a qualcuno cose personali, ad esempio che cosa lo fa stare male. È molto più semplice, d’altro canto, parlare di un film ed esprimersi attraverso un personaggio. Le persone così si sentono meno indifese, più libere. Noi vediamo chiaramente che questo percorso fa bene anche perché abbiamo anche dei metodi per misurare gli stati d’animo dei partecipanti ai seminari. Infatti, somministriamo un questionario anonimo sia all’inizio sia alla fine di ogni seminario, e i risultati sono sempre positivi in termini di serenità, riduzione dell’ansia, fiducia nella vita, speranza, che poi sono proprio le cose che servono a tutti noi nella vita per andare avanti.

Potresti farmi un esempio del percorso che si può compiere attraverso la visione di un film?

Un film su cui ci concentreremo nel seminario previsto per il prossimo aprile sarà “I sogni segreti di Walter Mitty”, con Ben Stiller. In questo film è molto chiaro il percorso che fa il protagonista, che passa dal vivere una vita un po’ nelle retrovie, nell’oscurità, alimentandosi di fantasie assolutamente poco credibili, fino a diventare una persona che riconosce il proprio profondo valore e si riconnette con il proprio progetto originario. Il percorso che si svolge guardando questo film è la partenza da una situazione iniziale di generale malessere, fino ad arrivare alla riscoperta di se stesso, un se stesso che in realtà è sempre stato lì, doveva solo essere ritrovato. Noi stimoliamo i partecipanti a fare lo stesso viaggio che fa Walter, alla ricerca dei propri talenti o anche semplicemente al loro riconoscimento. Spesso infatti le persone hanno dentro di sè talenti a cui non sanno dare valore, un po’ come Walter. Walter Mitty fa un enorme, lungo giro per il mondo per poi ritornare a se stesso, al fatto che la vita (Life) in qualche modo lo desidera, lo richiede, lui è sempre stato amato dalla vita, solo che non lo sapeva. Quando poi alla fine lui si rivede in quella bellissima fotografia, dopo essersi cercato in tutto il mondo, trova qualcosa che aveva già e che non era capace di riconoscere.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…