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17 Novembre 2021
9:00

Come nasce una biblioteca umana, un luogo speciale dove le persone diventano libri

Ormai esportata in almeno una settantina di Paesi in tutto il mondo, l'iniziativa della Human Library è nata a Copenhagen da un'idea di  Ronni Abergel. L'attivista danese ha creduto in questo progetto di integrazione per abbattere differenze e stereotipi, e ha permesso alle persone più discriminate di raccontare la loro storia e soprattutto di essere ascoltate.

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Come nasce una biblioteca umana, un luogo speciale dove le persone diventano libri
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Abbattere le differenze e gli stereotipi, favorire il dialogo e promuovere la socializzazione. Sono questi gli obiettivi di una biblioteca umana, un luogo speciale in cui le storie non sono raccontate dai libri, ma da persone che raccontano la propria storia. Un luogo dove chi racconta viene ascoltato, un aspetto non così scontato nella società odierna.

L’iniziativa della "Biblioteca Umana" è nata in Danimarca, precisamente a Copenhagen, L’ideatore è Ronni Abergel, attivista non violento, che nel 1988 è anche il cofondatore della Ong Stop The Violence Movement, organizzazione riconosciuta a livello nazionale per lo straordinario lavoro compiuto con i giovani e che sarà, dodici anni dopo, l’embrione della futura Human Library Organization.

Fondata da Ronni e un gruppo di attivisti, la Human Library Organization nasce come spazio sicuro per conoscere l’altro, con l’obiettivo di abbattere le differenze etniche, culturali e religiose e ogni forma di pregiudizio. La “Menneskebiblioteket” si fa quindi conoscere inizialmente con un evento di quattro giorni in cui i lettori hanno a disposizione una cinquantina di storie da ascoltare, e il riscontro generato è sorprendente.

Come funziona

La donna islamica”, “Il nudista”, “Il ragazzo gay”, “Il senzatetto”. Sono solo alcuni dei titoli delle storie della Biblioteca Umana, Dalla scelta della storia si ha modo di iniziare una conversazione di circa 30 minuti con una persona in carne e ossa, disposta a raccontarsi. Perché in una biblioteca umana le persone diventano libri e tra “libro” e “lettore” inevitabilmente si crea una relazione reciproca, un rapporto diretto che lascia spazio a domande e risposte, ma soprattutto ad un’interazione che ha qualcosa di molto speciale.

Nato nel Duemila, il progetto della biblioteca umana è stato esportato in almeno una settantina di Paesi in tutto il mondo: Indonesia, India, Israele, Mongolia, Pakistan, Perù, Sudafrica e Tunisia. Ronni Abergel, infatti, ha esportato questo particolare format aiutando in ogni Paese gli organizzatori locali a presentare questa iniziativa. oltretutto dal 2003 la Human Library ha anche ottenuto il riconoscimento dal Consiglio d’Europa, come prassi per far subentrare la comprensione all’intolleranza.

Biblioteche umane in Italia

Tra i vari Paesi in cui è arrivata la Human Library c’è anche l’Italia. Dal 2015 è attiva la Human Library Toscana, fra le poche ad aver ottenuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale. Sul territorio le biblioteche umane sono comparse anche in altre città come Bergamo, Firenze, Milano, Palermo, Roma, Torino, Treviso e Verona.

E tu vuoi diventare un libro?

Sul sito dell’organizzazione è poi aperta la ricerca di nuove storie.

“Essere un libro nella Biblioteca Umana è più di quanto ti aspetti e qualcosa che non dimenticherai mai – si legge sulla pagina che ospita il modulo per candidarsi all’iniziativa -. È anche un'opportunità per incontrare molte persone diverse da te e tuttavia scoprirai di condividere molto in comune”.

E tu, hai una storia da raccontare?

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.